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Bolivia al voto, Morales è in vantaggio ma evoca il golpe: "Se vinco, pronti i militari"

4' di lettura

Il presidente in carica è in corsa per il quarto mandato consecutivo. Durante la campagna elettorale ha sostenuto che la destra starebbe organizzando un colpo di Stato nel caso in cui l'ex sindacalista si aggiudichi di nuovo le elezioni

Domenica 20 ottobre la Bolivia torna al voto per eleggere il presidente e rinnovare il Parlamento. In un clima di forte contestazione, il capo dello Stato in carica, Evo Morales, cerca la rielezione per quello che sarebbe il quarto mandato consecutivo. Il primo presidente indigeno del continente guida la Bolivia dal gennaio del 2006 ma quest'anno per la prima volta, nonostante sia dato in vantaggio sugli avversari, potrebbe non riuscire a guadagnarsi la rielezione al primo turno. Il principale sfidante è l'ex presidente Carlos Mesa (2003-2005), il leader del partito di destra Comunidad Ciudadana (CC), che ha più volte definito la candidatura di Morales incostituzionale e illegittima. Dal canto suo, il massimo dirigente di Movimiento Al Socialismo (MAS) ha rispedito al mittente le accuse ed ha messo in guardia sulla possibilità di un golpe organizzato dalla destra per destituirlo in caso di ennesima vittoria alle elezioni.

Morales in vantaggio ma per la prima volta potrebbe andare al ballottaggio

Gran parte dei sondaggi danno l'ex sindacalista Morales in vantaggio ma con un margine insufficiente per vincere le elezioni al primo turno. Per evitare il ballottaggio, che in caso si terrebbe il 15 dicembre, il presidente in carica dovrebbe ottenere il 50% più uno dei voti, od almeno il 40% con un vantaggio di dieci punti sul secondo classificato. Al momento però le rilevazioni attestano le preferenze di Morales tra il 38 e il 40% e quelle di Mesa tra il 22 e il 28,4%. Il tasso di indecisi si aggira intorno al 10% e la situazione sembra molto variabile anche per quanto riguarda l'elezione dei parlamentari. Non è chiaro infatti se Morales riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta, condizione che nei mandati precedenti è stata fondamentale per approvare i provvedimenti proposti dal suo governo.

Tra i diritti umani il potersi ricandidare

Le opposizioni sostengono che la candidatura di Morales sia incostituzionale e illegittima perché nel febbraio 2016 un referendum ha rigettato l'ipotesi di una sua possibile ricandidatura. Responso che però è stato ribaltato dal Tribunale supremo elettorale boliviano che ha fatto decadere l'impedimento. Secondo i togati, infatti, la possibilità di ricandidarsi alla guida del Paese rientra tra i diritti umani inalienabili.

I sospetti sul colpo di Stato

A pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale il presidente in carica ha liquidato le accuse come faziose e infondate e ha rivelato che è in possesso delle prove di un tentativo di golpe. Secondo Morales alcuni membri dei comitati civici di Santa Cruz, La Paz e Cochabamba avrebbero tenuto riunioni con militari di alto rango per orchestrare un colpo di Stato da mettere in atto nel caso di una sua rielezione. In un'intervista televisiva, il presidente in carica ha anche aggiunto che secondo le informazioni in suo possesso questo gruppo progetterebbe addirittura di incendiare la 'Casa Grande del Pueblo', la residenza presidenziale.

Forti contestazioni

In diversi comizi Morales, nonostante possa ancora contare su larga parte della popolazione rurale e più povera, è stato fortemente contestato. Per calmare le fasce di elettorato più insoddisfatte il presidente ha garantito che il processo di rinnovamento del Paese è tutt'altro che finito e che per rendere la Bolivia lo Stato più avanzato del Sud America sarà decisivo il prossimo quinquennio. Di contro, Carlos Mesa ha chiuso la sua campagna dichiarando: "Diciamo al candidato illegale che non abbiamo paura di lui e che il 20 ottobre se ne andrà" perché i boliviani sanno che questo voto "non rappresenta una semplice elezione ma che ci stiamo giocando il futuro della nostra amata Bolivia".

Gli altri contendenti

Oltre a Morales e Mesa ci sono altri 7 candidati alle presidenziali. I più accreditati sono il senatore di destra Oscar Ortiz dell'Alleanza Bolivia Dice No (BDN), e l'ultraconservatore del Partito Democratico Cristiano, Leopoldo Chi Hyun Chung, pastore evangelico di origine coreana, naturalizzato boliviano. Entrambi però sono dati sotto al 10%.

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