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Siria, Usa e Ue valutano sanzioni a Turchia. Erdogan minaccia Europa: vi mandiamo profughi

7' di lettura

Segnalati civili uccisi su entrambi i fronti. Onu: almeno 100mila persone in fuga. Evacuato un campo profughi. Trump: "Se Ankara non rispetta regole sarà colpita". Tusk: "Non accetteremo che rifugiati siano usati per ricattarci". Preoccupazione per foreign fighters

Gli Stati Uniti valutano l’imposizione di sanzioni alla Turchia per l’operazione militare avviata da Ankara contro le milizie curde nel nord-est della Siria. Cresce di ora in ora il numero dei morti, mentre secondo l'Onu, in Siria, dall'inizio dell'offensiva turca, ci sono almeno 100mila sfollati. L'offensiva turca, secondo il vicepresidente Fuat Oktay, è penetrata in territorio siriano fino a 8 km dal lato di Tal Abyd e 4 km dal lato di Ras al Ayn, le due località di frontiera da cui è partita mercoledì l'incursione di Ankara. Secondo quanto riporta Sky News Arabia, l'amministrazione curda del Nord della Siria ha evacuato un campo profughi che ospitava oltre 7mila persone in seguito a un bombardamento da parte delle forze aeree turche. Intanto, almeno 5 miliziani dell'Isis sono fuggiti a seguito dei raid compiuti nelle scorse ore dall'aviazione turca contro una prigione di jihadisti sorvegliata dai curdi nella zona di Qamishli.

Vittime su entrambi i fronti

L'ultima giornata di attacchi, secondo le Ong locali, ha causato oggi almeno 7 vittime civili tra i curdi. Il ministero della Difesa turca afferma che è salito a 342 il numero dei "terroristi neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o catturati) a 48 ore dall'inizio dell'operazione militare. Ankara con il termine "terroristi" indica i miliziani curdi dell'Ypg/Ypj (PERCHÈ LA TURCHIA ATTACCA LA SIRIA - CHI SONO I CURDI). Sull'altro fronte, anche la Turchia denuncia vittime tra i civili: sono almeno 9 i morti a seguito di attacchi con razzi o colpi di mortaio lanciati verso le località di frontiera dalle zone sotto il controllo curdo nel nord-est della Siria, secondo quanto riferito da Anadolu. Tra le vittime ci sono 4 adolescenti e un bimbo rifugiato siriano di 9 mesi.

Le possibili sanzioni

A minacciare le misure è stato prima lo stesso presidente Donald Trump, che ha affermato su Twitter: “Se non agirà secondo le regole la Turchia sarà colpita molto duramente finanziariamente e con delle sanzioni”. Ma si muove anche il fronte repubblicano al Congresso, con la deputata Liz Cheney pronta a presentare una legge che impone sanzioni alla Turchia per l'attacco alle milizie curde. (PERCHÈ TRUMP ABBANDONA I CURDI E LE POSSIBILI CONSEGUENZE) E la possibilità di imporre sanzioni alla Turchia è anche sul tavolo dell'Ue: se ne discuterà "al Consiglio europeo della settimana prossima", ha detto la viceministra per gli Affari europei francese, Amelie de Montchalin. "Non accetteremo che i rifugiati siano usati come arma per ricattarci", ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. E una fonte Ue qualificata afferma: "C'è seria preoccupazione" per i foreign fighters. Dall'Italia il premier Giuseppe Conte ha dichiarato: "L'Ue non può accettare questo ricatto dalla Turchia" su un'accoglienza, quella dei profughi siriani, "finanziata ampiamente dall'Europa. L'iniziativa militare deve cessare immediatamente e l'Ue e tutta la comunità internazionale dovrà parlare con una sola voce". Anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio dice: "Credo che l'azione turca sia inaccettabile perché unilaterale. Sono contento che anche gli Usa chiedano alla Turchia di fermarsi, per me l'Europa deve reagire con una sola voce".

In Turchia fermi e indagati per “propaganda terroristica”

In queste ore le autorità turche hanno arrestato 121 persone con l'accusa di "propaganda terroristica" per i loro messaggi critici sui social media verso l'operazione militare di Ankara contro i curdi. Il ministro dell'Interno turco Suleyman Soylu ha aggiunto che sono "quasi 500" le persone complessivamente sotto inchiesta.

Trump: "Potremmo mediare un accordo tra Turchia e curdi"

La dichiarazione di Trump sulle sanzioni non è stato il suo unico messaggio sui social: turchi e curdi "si sono combattuti l'un l'altro per 200 anni - scrive il tycoon sempre su Twitter - ora abbiamo una di tre scelte: inviare migliaia di soldati e vincere militarmente, colpire la Turchia molto duramente con le sanzioni oppure mediare un accordo tra Turchia e curdi!". Il segretario di Stato Mike Pompeo intanto ha difeso Trump, sostenendo che l'amministrazione americana "non ha mai dato il via libera" all'offensiva turca in Siria e che il presidente aveva parlato a Erdogan solo di un ritiro delle truppe americane. Con la decisione a sorpresa di inizio ottobre di ritirare i propri soldati, Trump - da sempre ostile alla presenza militare statunitense in Siria - ha però di fatto accelerato l'avvio dell'offensiva di Ankara nelle zone curde. La decisione è stata considerata un tradimento" dai curdi e un errore strategico sia  dall'opposizione democratica che dai Repubblicani. Trump si è fin da subito difeso sostenendo che "gli Stati Uniti non appoggiano l'attacco turco in Siria".

Erdogan minaccia l'Ue: "Vi invieremo 3,6 milioni di migranti"

Intanto sul fronte diplomatico, i Paesi europei devono fare i conti con le minacce del presidente turco Recep Erdogan: "Se tentate di presentare la nostra operazione come una invasione, apriremo le porte e vi invieremo 3,6 milioni di migranti". Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio le ha definite inaccettabili, convocando a Roma l'ambasciatore di Ankara. E il premier Conte afferma con forza: "L'opzione militare non è il modo per risolvere i problemi, lo abbiamo visto anche in Libia. E' lo stesso schema: c'è qualcuno che pensa di poter risolvere i problemi di stabilizzazione con l'opzione militare che è il fallimento più totale di qualsiasi stabilizzazione. Non la possiamo assolutamente accettare". In giornata Erdogan ha alzato ancora i toni con la Ue: "Quelli che evitano persino di rimpatriare i propri cittadini che sono terroristi foreign fighter di Daesh (Isis) non hanno il diritto di dare lezioni alla Turchia sulla lotta" all'Isis.

Tusk: "Non accetteremo che i rifugiati siano usati per ricattarci"

Anche la riposta dell'Ue non si è fatta attendere. La Turchia deve capire che "non accetteremo che i rifugiati siano usati come arma per ricattarci", quindi "considero le minacce del presidente Erdogan completamente fuori posto", ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. L'operazione unilaterale della Turchia "si deve fermare", ha aggiunto, e la situazione va risolta "attraverso canali politici e diplomatici". La minaccia del presidente turco Recep Tayyip Erdogan all'Europa sui migranti è "totalmente inaccettabile", e "reagiremo con forza", ha ribadito anche una fonte Ue altamente qualificata, che ha ricordato come l'Unione abbia "apprezzato la gestione responsabile dei migranti" da parte di Ankara e di aver versato il 97% dei 6 miliardi dell'accordo Ue-Turchia. Ma - ha affermato la stessa fonte - la Turchia non può usare i migranti "per condizionare l'Unione".

L’ambasciatore turco a Roma: Non siamo contro i curdi ma contro i terroristi

Nel frattempo l'ambasciatore turco in Italia, Murat Salim Esenli, ha attaccato l’Ue: "Purtroppo l'Unione europea sta saltando sul carrozzone dell'anti-Turchia". "I turchi non sono contro i curdi - ha aggiunto l’ambasciatore - La Turchia è contro le organizzazioni terroristiche. In questa operazione noi non stiamo prendendo di mira i curdi, noi prendiamo mira l'organizzazione terroristica dell'Ypg Pyd", sigle che rispettivamente indicano le milizie curde dell'Unità di protezione popolare e il Partito dell'Unione Democratica curdo. In merito alle accuse di attacchi ai civili, Esenli ha voluto sottolineare che le azioni militari turche sono "chirurgiche", e che "le foto diffuse nei media" sugli attacchi "sono costruite per accusare la Turchia di violazioni dei diritti umani".

Data ultima modifica 11 ottobre 2019 ore 19:14

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