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Hong Kong, perché milioni di cittadini protestano contro il governo e contro la Cina

4' di lettura

Dalla manifestazione del 9 giugno contro il disegno di legge sull'estradizione forzata alla rivolta del 12 giugno, fino ad arrivare all'invasione del parlamento dell'1 luglio e all'annuncio della governatrice Lam che la norma "è morta". Tutte le tappe delle proteste

L'annuncio della governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, che la legge sulle estradizioni "è morta" e la protesta del primo luglio, in occasione dell’anniversario della consegna del territorio alla Cina dopo 156 anni di colonia sotto l’impero Britannico, sono solo gli ultimi capitoli di una protesta scoppiata il 9 giugno. Un’enorme manifestazione di massa che ricorda quella del Movimento degli ombrelli del 2014, ma che si è già candidata a essere ricordata per la violenza degli scontri di piazza che si è registrata in più occasioni.

Il disegno di legge sull’estradizione forzata

La prima scintilla è stata un progetto di legge sull'estradizione forzata. Proposto dalla leader Carrie Lam, a capo dell’esecutivo di Hong Kong, avrebbe consentito al governo di estradare chi fosse sospettato di crimini gravi, con l’obiettivo dichiarato di evitare che la città diventasse la destinazione di decine di potenziali criminali in fuga dal proprio Paese. Il precedente risale all’anno scorso, quando non fu possibile estradare a Taiwan un diciannovenne accusato di aver ucciso una ragazza durante una vacanza a Taipei. Ma per l’opposizione questa legge rischiava di poter essere utilizzata soprattutto per fini politici nei confronti dei dissidenti, con richieste di estradizione che potevano arrivare direttamente dalla Cina, a cui Carrie Lam è ritenuta troppo vicina. Così è scoppiata la protesta.

Il primo atto, il 9 giugno

Il 9 giugno i cittadini di Hong Kong sono scesi in massa nelle vie della città per manifestare contro il disegno di legge sull'estradizione forzata. Se la polizia ha detto che i manifestanti non erano più di 240mila, gli organizzatori hanno parlato di un milione di cittadini, praticamente un settimo della popolazione, ovvero una delle più grandi proteste della storia della città dai tempi delle manifestazioni successive alle repressioni in piazza Tienanmen del 1989.

La manifestazione diventa rivolta

Nei giorni successivi la protesta è proseguita finché il 12 giugno, giorno in cui si sarebbe dovuto discutere del disegno di legge, migliaia di persone si sono radunate intorno al Parlamento di Hong Kong tentando anche di forzarne l’entrata. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni, idranti e spray al peperoncino. Dopo poco, gli scontri hanno preso una piega piuttosto violenta, con l’utilizzo di proiettili di gomma da parte della polizia e di bottiglie incendiarie da parte dei manifestanti. Più di 20 persone sono rimaste ferite e il capo della polizia, Lo Wai-chung, ha fatto sapere che gli scontri sono stati riclassificati come "rivolta": una classificazione per cui tutte le persone arrestate rischiano fino a 10 anni di carcere. Ma alla fine il Consiglio legislativo ha deciso di sospendere "a data da destinarsi" il dibattito sul disegno di legge.

Le proteste continuano anche dopo la sospensione del disegno di legge

La marcia indietro di Carrie Lam sulla legge tuttavia non ha fermato le manifestazioni, che sono continuate già il giorno successivo. Jimmy Sham, uno dei leader del Civil Human Rights Front (Chrf), ha preteso le scuse della governatrice per l'uso della forza annunciando proteste a oltranza fino al ritiro definitivo del provvedimento. Un ritiro mai avvenuto nonostante quelle che erano state le parole della leader di Hong Kong: "Il governo ascolterà, con mentalità aperta, le opinioni sulla legge". Le manifestazioni hanno portato in piazza quasi 2 milioni di partecipanti e gli scontri non sono cessati.

L’anniversario della fine della colonia britannica

L’1 luglio, in occasione del ventiduesimo anniversario dalla riconsegna a Pechino della città, per oltre un secolo e mezzo in mani britanniche, i cittadini di Hong Kong hanno invaso nuovamente le piazze. Tra gli scontri, un gruppo di manifestanti è riuscito addirittura a fare irruzione nel Parlamento, rompendo le finestre dell'edificio con un carrello metallico. Mentre nelle strade della città circa un milione e mezzo di persone hanno marciato chiedendo ancora una volta il ritiro definitivo di un disegno di legge che minaccia i diritti civili dei cittadini e mette di nuovo in pericolo l’indipendenza di Hong Kong.

L'annuncio di Carrie Lam: "La legge è morta"

Il 9 luglio la governatrice Lam ha annunciato che la legge sulle estradizioni "è morta" e ha parlato di "fallimento totale". Tuttavia non ne ha confermato il ritiro definitivo come chiesto dai manifestanti, che hanno quindi ribadito che le proteste di piazza continueranno fino al ritiro formale.

Data ultima modifica 09 luglio 2019 ore 09:02

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