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Attentato Nuova Zelanda, il 14enne, l'insegnante e il rifugiato: chi sono le 50 vittime

I titoli di Sky Tg24 delle 18 del 16/03

6' di lettura

Non tutti i corpi e i dispersi sono stati ancora identificati. Tra i morti accertati ci sono persone provenienti da diversi Paesi: alcuni erano rifugiati in Nuova Zelanda, convinti di aver trovato “un paradiso sicuro”

Cinquanta famiglie piangono oggi la scomparsa di un loro caro, morto per mano di Brenton Tarrant, il suprematista bianco di 28 anni che ha compiuto la strage nelle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda (CHI È - IL RACCONTO DI UN TESTIMONE - LE FOTO). Da ieri, le autorità lavorano senza sosta per stabilire l’identità di tutte le 50 vittime, provenienti da diversi Paesi del mondo (tra cui Giordania, India, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, Fiji, Somalia e Arabia Saudita). Come racconta la Bbc, alcuni di loro erano rifugiati, convinti di aver trovato finalmente la sicurezza in Nuova Zelanda. Ecco alcuni chi sono alcune delle persone morte o tuttora disperse (GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI).

Daoud Nadi, l’ingegnere che amava la sua comunità

La prima salma a essere identificata ufficialmente è stata quella di Daoud Nadi. Nato in Afghanistan 71 anni fa, l’ingegner Nadi si era trasferito in Nuova Zelanda con la sua famiglia nel 1980 per fuggire dall’invasione sovietica. Amava le auto vintage e da quando era andato in pensione era diventato un punto di riferimento per la sua comunità, guidando un'associazione afghana locale e supportando gruppi di migranti e richiedenti asilo. Da quanto ricostruito, Nadi ha fatto scudo con il proprio corpo ad altre persone durante l’attacco nella moschea. Il figlio Omar ha detto alla Nbs News: “Sia che tu fossi un palestinese, un iracheno, un siriano, lui sarebbe stato sempre il primo a offrirti la sua mano”.

Sayyad Milne, il ragazzino che sognava il calcio

Sayyad Milne aveva 14 anni e da grande voleva diventare un calciatore. Ieri era alla moschea di Al Noor con sua mamma. Il padre ha raccontato ai media neozelandesi: “Non mi è ancora stato detto ufficialmente che mio figlio è tra le vittime, ma lo so perché lo hanno visto”. A vederlo a terra, anche la sorellastra Brydie Henry. Il padre ha poi raccontato che al momento della nascita, il figlio aveva rischiato di non farcela: “Lui è il bambino che ho quasi perso" al momento del parto "un coraggioso piccolo soldato. È così difficile sapere che è stato ucciso da qualcuno che non ha cuore niente e nessuno. Ora so dov’è. È in pace”.

Naeem Rashid, l’insegnante coraggioso

Naeem Rashid era originario di Abbottabad, in Pakistan. Era un insegnante. Nel video ripreso dall’attentatore di Christchurch durante il massacro, si vede Rashid mentre è sul punto di affrontare il killer. Nell’assalto è stato ferito gravemente: è morto poi all’ospedale. Suo fratello, Khurshid Alam, ha raccontato che “fin da quando era piccolo diceva che bisognerebbe passare la vita ad aiutare gli altri, così quando muori le persone sono orgogliose di te. Lui l’ha fatto”.

Talha, il figlio che doveva sposarsi presto

L’attentatore si è portato via, oltre alla vita del signor Rashid, anche quella del suo figlio maggiore. Talha aveva 11 anni quando la sua famiglia si è trasferita in Nuova Zelanda e da poco aveva trovato un nuovo lavoro e sperava di riuscire a sposarsi presto. “Alcuni giorni fa Naeem mi ha detto che volevano tornare in Pakistan per celebrare le nozze di Talha. Ora invece dobbiamo riportare le salme di padre e figlio”, ha raccontato uno zio che vive a Lahore. Un altro figlio del signor Rashid è in ospedale, ferito durante l’attentato.

Hosne Ara, la moglie che voleva salvare il marito

Diplomatici del Bangladesh hanno fatto sapere che tre loro connazionali sono stati uccisi dal killer. Tra questi c’è Hosne Ara, 42 anni. La donna si trovava nella sezione femminile della moschea di Al Noor durante l’attacco, mentre il marito Farid Uddin, in sedia a rotelle, era in quella maschile. “Quando ha sentito il rumore degli spari è corsa a cercare il marito ma è stata colpita a morte”, ha raccontato il nipote al giornale del Bagladesh New Age. Il marito della donna, stando alle ricostruzioni, sarebbe invece sopravvissuto.

Khaled Mustafa, il rifugiato siriano

Il Gruppo “Solidarietà siriana – Nuova Zelanda” ha fatto sapere alla stampa che Khaled Mustafa è tra le 49 vittime. L’uomo era un rifugiato fuggito dalla guerra in Siria: era scappato con la famiglia in Nuova Zelanda nel 2018 e considerava il Paese “un paradiso sicuro”. Uno dei suoi figli adolescenti, ancora non identificato, sarebbe tuttora disperso. Un altro figlio è stato invece gravemente ferito e operato d’urgenza.

Mucad Ibrahim, il bambino disperso

Il suo nome non è ancora nella lista ufficiale delle vittime ma la famiglia non lo vede dal momento della sparatoria. Mucad Ibrahim ha tre anni e i suoi parenti non sono riusciti a trovarlo in nessun ospedale. Il fratello, Abdi Ibrahim, ha detto alla stampa locale che la famiglia pensa che Mucad sia morto. La polizia al momento ha confermato che almeno un bambino è stato ucciso e molti sono tra i feriti. Nessuno di loro però è stato ancora identificato. La Cashmere High School di Christchurch ha fatto sapere che due suoi studenti e un diplomato sono dispersi. Un altro studente risulta in ospedale.

Amjad Hamid, il dottore padre di famiglia

Il dottor Amjad Hamid, 57 anni, non è stato più visto dal momento dell’attacco alla moschea in cui andava a pregare ogni venerdì. La sua famiglia ha detto ai media neozelandesi di aver controllato negli ospedali e in ogni altro posto, ma di non averlo trovato. “È terribile. Speravamo in un futuro migliore per noi e per i bambini che volevamo avere”, ha detto la moglie Hahan al New Zealand Herald. La coppia si è trasferita in Nuova Zelanda 23 anni fa e ha due figli. Il dottor Hamid si era specializzato in malattie cardiorespiratorie per il Canterbury District Health Board. “Questo doveva essere un Paese sicuro. La Nuova Zelanda sta cambiando per sempre”, ha detto il figlio, Husam Hamid.

Hussain al-Umari, il figlio “gentile” che era atteso per cena

Ogni venerdì, Hussain al-Umari, 35 anni, andava a pregare in moschea e poi a cena dai suoi genitori. Giovedì è stata l’ultima volta in cui li ha sentiti ed era felice perché aveva appena comprato un’auto nuova. I genitori, Janna Ezat and Hazim al-Umari, non lo sentono da quando è avvenuto l’attacco. Si sono trasferiti in Nuova Zelanda dagli Emirati Arabi negli anni ’90 e hanno detto a un quotidiano neozelandese che il figlio era un “ragazzo gentile, sempre pronto ad aiutare gli altri”.

Muhammad Abdul Hamid, un indonesiano tra le vittime

Muhammad Abdul Hamid è il primo indonesiano la cui morte è stata confermata dalle autorità. Altri 7 suoi connazionali erano nelle due moschee. Secondo quanto riferito dall’ambasciatore Tantowi Yahya, cinque avrebbero fatto sapere di stare bene.

Un afghano e quattro uomini pakistani

L’associazione afghana della Nuova Zelanda ha fatto sapere che la morte di un secondo loro connazionale è stata confermata. Al momento non si conoscono il nome e l’età di questa persona. Il ministero degli Esteri pakistano ha confermato la morte di quattro uomini: Sohail Shahid, Syed Jahandad Ali, Syed Areeb Ahmed and Mahboob Haroon. Altre tre risultano tuttora scomparsi e non sono stati identificati, secondo quanto riferito dal portavoce Mohammad Faisal.

Data ultima modifica 16 marzo 2019 ore 21:56

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