Venezuela, 13 morti per il blackout. Guaidò in piazza: "Maduro responsabile della crisi"

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Ancora ignote le cause dello stop all'elettricità. L’esecutivo: ci sono gli Usa dietro il cyber attacco, ristabilito il servizio elettrico nel 70% del Paese. In migliaia in piazza con il leader dell’opposizione, che invita all'unità. Protestano anche i filogovernativi

Nelle ultime 36 ore, almeno 13 persone sono morte a causa del vasto blackout che ha colpito gran parte del Venezuela ed è proseguito in diverse zone del Paese. Lo ha denunciato su Twitter Julio Castro, un medico specialista locale. Nel tardo pomeriggio (ora italiana), il presidente dell'Assemblea Costituente, Diosdado Cabello, ha annunciato che è stato ristabilito “il servizio elettrico nel 70% del Paese". Netblocks, associazione che si dedica a monitorare l'accesso alla rete Internet a livello globale, ha fatto sapere su Twitter che alle 16.40 (ora italiana) di sabato il secondo blackout che ha colpito il sistema elettrico in Venezuela ha lasciato il 96% del Paese scollegato da Internet. Intanto la protesta guidata dal leader dell'opposizione, Juan Guaidò, è tornata in piazza a Caracas, così come i sostenitori del presidente, Nicolas Maduro, anche loro scesi per le strade in sostegno del governo chavista e per denunciare "il sabotaggio" americano della rete elettrica.

Le vittime

Le vittime, ricoverate negli ospedali del Paese, sono morte perché non hanno potuto ricevere le cure a causa dell'interruzione dei generatori di corrente. Il dottor Castro, alle 11.30 (le 16.30 in Italia), ha scritto che nell'Ospedale Manuel Nunez Tovar di Maturin, capitale dello Stato - "senza luce e senza generatore elettrico" - sono morti nove pazienti ricoverati nel servizio di emergenza, due in ostetricia, uno in traumatologia e uno in terapia intensiva neonatale. Un'altra persona è invece deceduta nell'ospedale centrale di Maracay, a ovest di Caracas.

La manifestazione pro Guaidó

Migliaia di persone vestite di bianco si sono radunate per la manifestazione guidata dal leader dell'opposizione Guaidó (CHI È), a Caracas. Il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell'esecutivo ha parlato alla folla con un megafono, in piedi su un'automobile, dopo che la polizia ha fatto smontare la tribuna che era stata eretta per il suo comizio sulla Avenida Victoria. Guaidò ha chiamato i suoi simpatizzanti all'unità e alla mobilitazione di piazza "per denunciare chi resta il vero responsabile della crisi della luce, della benzina, dell'acqua, degli ospedali e che ha nome e cognome: Nicolas Maduro!". "Cercheranno di spaventarci, ma avranno una sorpresa: non riusciranno a contenere un popolo determinato a porre fine all'usurpazione", aveva avvertito Guaidò già in mattinata, su Twitter, dopo che nella notte i parlamentari dell'opposizione hanno denunciato l'arresto di tre dei loro sostenitori che stavano allestendo il palco. Durante la mobilitazione, qualche tensione si è registrata per la presenza di unità antisommossa della polizia venezuelana che hanno tentato di impedire la concentrazione dei manifestanti sulla Avenida Victoria, dove sono arrivati i cortei convocati di Guaidò: le forze dell'ordine si sono poi ritirate senza incidenti, lasciando lo spazio libero per la protesta.

Maduro: brutali aggressioni degli Usa contro la Patria

Nelle stesse ore, migliaia di sostenitori del regime, vestiti di rosso, hanno manifestato il proprio sostegno a Nicolas Maduro nella Marcia Antimperialista Bolivariana (CHI È). È stato proprio il presidente a chiedere una contromanifestazione che si svolgesse lo stesso giorno e nello stesso momento in cui è stata convocata quella dell'opposizione, oltre che nell'anniversario dell'imposizione, da parte dell'allora presidente americano Barack Obama, delle prime sanzioni contro alti dirigenti venezuelani. "Oggi, quando l'impero Usa, disperato, per mettere le mani sulle nostre risorse naturali intensifica le sue brutali aggressioni contro la Patria, ci fermiamo decisi per difendere la nostra terra e gridare con forza: Yankee Go Home!", ha scritto Maduro su Twitter. Il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, ha detto ai cronisti che "questo che vediamo è un popolo che resiste, e per questo sappiamo che supererà tutte le difficoltà". Cabello, numero due del partito di governo, a margine della Marcia Antimperialista, parlando di Guaidò ha dichiarato che "l'usurpazione che sta tentando sulla presidenza non ha avuto e non avrà successo" e che "vuole costantemente fare del danno al nostro popolo, chiedendo sanzioni, chiedendo il blocco, chiedendo che gli taglino la luce al popolo, agli ospedali, alle cliniche, a quelli che sono malati". Infine, il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, ha definito l'interruzione di corrente elettrica un’"aggressione deliberata" degli Stati Uniti e ha annunciato uno "schieramento" dell'esercito, senza fornire ulteriori dettagli. L'esecutivo di Caracas ha inoltre annunciato che fornirà all'Onu "prove" della responsabilità di Washington nel gigantesco blackout.

Governo: blackout viene da cyber-attacco degli Usa

Nel mirino del ministro della Comunicazione del Venezuela, Jorge Rodriguez, è finito invece il senatore repubblicano Marco Rubio, accusato di aver organizzato un cyber attacco contro la centrale idroelettrica di Guri, nello Stato di Bolivar, che è stato la causa del blackout che ha paralizzato gran parte del Paese. In dichiarazioni diffuse dalla tv pubblica, Rodriguez ha detto che poco dopo l'attacco contro il controllo automatico della centrale, i messaggi pubblicati da Rubio su Twitter indicano che era al corrente della situazione. "Come ha saputo Marco Rubio che i generatori di supporto non avevano funzionato? In quel momento non lo sapeva nessuno", ha sottolineato il ministro, che ha citato anche tweet del segretario di Stato Mike Pompeo e di Juan Guaidó pubblicati nelle ultime ore, sostenendo che dimostrano che anche loro sono implicati in quello che ha definito "l'aggressione più brutale alla quale è stato sottoposto il popolo venezuelano negli ultimi 200 anni".

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