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Regno Unito, la storia della donna che non riconosce i volti nemmeno quelli dei suo cari

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 7 marzo

3' di lettura

La 51enne gallese Boo James è affetta da una forma molto aggressiva di prosopagnosia: coglie gli elementi della faccia ma non riesce a comporli in un viso. Anche i suoi cari le sembrano quindi estranei

Una volta Boo James era sull'autobus ed è stata salutata da un'estranea. Quella sconosciuta non si era sbagliata: era sua madre. Boo è una 51enne di Loughor, in Galles, che soffre di una particolare disfunzione cognitiva chiamata prosopagnosia. È una "cecità dei volti", che non permette di riconoscere il viso delle persone, neppure quello di familiari, amici. E neppure il proprio se immortalato in vecchie foto. A raccontare la storia di Boo è stata la Bbc.

Cos'è la prosopagnosia

"Riesco a vedere le parti compongono la faccia - spiega la donna - vedo che c'è un naso, che ci sono occhi, bocca e orecchie. Ma è molto difficile per il mio cervello tenerli tutti insieme e restituire l'immagine di un volto". La prosopagnosia è un deficit percettivo e non ottico: ne esistono vari sottotipi e può variare l'intensità della disfunzione, che non consente di percepire un volto in maniera unitaria e quindi di fissarlo nella memoria. Boo James lavora da casa come scrittrice e dice che la condizione ha avuto un impatto sulla sua carriera. Tuttavia, crede di aver sviluppato tattiche e tecniche che le permettono spesso di capire chi ha difronte. Ad esempio, si concentra su dettagli che, presi singolarmente, riesce a identificare: acconciature, gioielli, modo di vestire, voce, sagome. Un aiuto arriva dal compagno Dewi, descritto come "un gentile e paziente cane guida": prova a dirle con discrezione se sta parlando con persone che conosce e le spiega anche la trama dei film, perché senza la capacità di identificare i volti dei personaggi, è impossibile seguire la storia.

I "trucchi" di Boo

Le tattiche messe a punto da Boo non risolvono certo il problema: "Può essere estenuante fisicamente ed emotivamente trascorrere una giornata in pubblico chiedendosi continuamente se avresti dovuto parlare con qualcuno", sottolinea la donna alla Bbc. Per la maggior parte della sua vita, non è stata a conoscenza della patologia. E questo, prima della diagnosi, l'ha spesso spinta a colpevolizzarsi, accrescendo il suo disagio sociale. Fino a che Boo James non ha visto un programma in televisione, in cui l'Università di Swansea stava cercando volontari per uno studio sulla prosopagnosia. La condizione di Boo è molto severa, ma si stima che una persona su cinquanta abbia un deficit percettivo di questo tipo, anche se di solito molto più blando rispetto a quello accusato dalla donna.

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