Pedofilia, cardinale Pell in carcere: revocata la libertà su cauzione

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George Pell (Getty Images)

L'ex tesoriere del Vaticano è stato dichiarato colpevole di abusi sessuali commessi negli anni '90 su due coristi di 13 anni, a Melbourne. Sentenza prevista il 13 marzo. Gisotti, protavoce della S. Sede: "Parte iter del processo canonico"

George Pell resta in carcere. È stata revocata la libertà su cauzione al cardinale dichiarato colpevole da una giuria di abusi sessuali su due coristi di 13 anni, quando era arcivescovo di Melbourne verso la fine degli anni '90. Lo ha stabilito la County Court di Melbourne, a conclusione di un'udienza pre-sentenza di condanna. Da stanotte Pell, 77 anni, sarà detenuto nella Assessment Prison della città australiana, in attesa della sentenza che è prevista per il 13 marzo. Intanto, il direttore "ad interim" della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha confermato che Pell non è più "il prefetto della Segreteria per l'Economia" del Vaticano. E ha spiegato che dopo la sentenza di condanna di primo grado, la congregazione per la Dottrina della fede si occuperà del caso "nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica".

La condanna di Pell in Australia per pedofilia

Durante l'udienza a Melbourne è stato confermato che i cinque reati di cui il cardinale è stato dichiarato colpevole comportano un condanna massima di 10 anni ciascuno. A Pell era stata accordata la libertà su cauzione, dopo la sua incriminazione lo scorso dicembre, perché richiedeva un intervento chirurgico alle ginocchia. L'alto prelato, ex tesoriere del Vaticano, era stato giudicato colpevole a fine del 2018, ma il tribunale aveva vietato fino al 26 febbraio ai media di pubblicare l'esito della sentenza. 

Padre di una vittima fa causa per risarcimento

Intanto, sulla vicenda, emerge anche che il padre di uno dei due coristi aggrediti sessualmente nel 1996 dal cardinale sta intentando una causa di risarcimento sia contro il prelato che contro la Chiesa cattolica, dopo la morte del figlio per overdose di eroina, nel 2014. Lo studio legale che lo rappresenta riferisce che il padre della vittima, che non può essere identificato per legge, ha deciso di farsi avanti dopo il verdetto di colpevolezza. Sostiene che il figlio abbia sofferto di stress post-traumatico a causa degli abusi subiti. Morto a 31 anni, non aveva mai parlato con i genitori degli abusi, ma il padre ritiene che sia stato per questo che il giovane si è affidato alla droga. Anche la seconda vittima - che a sua volta non può essere identificata - ha parlato delle aggressioni sessuali: in un comunicato diffuso attraverso il suo legale l'uomo ha detto di aver sofferto "vergogna, solitudine, depressione e conflitti interni".

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