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Venezuela, Maduro non cede: "Guaidó un agente dei gringos Usa"

4' di lettura

Continuano gli scontri nel Paese sudamericano. Il presidente autoproclamato: "Non spegnere fiamma della speranza". La Spagna: "Elezioni subito o lo riconosciamo". La replica di Maduro: "Madrid insolente". Preoccupazione dell'Onu: serve inchiesta indipendente

Il Venezuela è nel caos dopo l'autoproclamazione di Juan Guaidò, sostenuto dagli Usa. Il presidente dell'assemblea nazionale, in un messaggio, invita i venezuelani ad "avere fiducia nella nostra azione" e a "non permettere che si spenga la fiamma della speranza". Ma avverte: non intende partecipare a "dialoghi inutili e dilatori". Maduro però non cede, caccia gli americani dal Paese e chiama in piazza i suoi sostenitori. E attacca l'avversario: "È un agente dei gringos" americani. Gli Usa chiedono per domani un Consiglio di Sicurezza. Mentre l'Ue sta lavorando per preparare una 'dichiarazione comune' con cui chiedere la convocazione rapida di elezioni nel Paese. La Spagna, inoltre, fa sapere che riconoscerà Guaidò se Maduro non consentirà al più presto elezioni che rispettino standard democratici. A stretto giro la replica del diretto interessato, che ha definito "insolenti" le parole del ministro degli Esteri spagnolo. “Se la Spagna e il suo ambasciatore vogliono lasciare il Venezuela, che se ne vadano oggi stesso: ci sono molti voli da Caracas a Madrid”, ha tuonato Maduro. Il bilancio degli scontri, intanto, è di almeno 26 vittime e di quasi 300 feriti.

L'appello di Guaidò

Guaidò ha offerto un'amnistia a chiunque voglia tornare all'ordine, compreso lo stesso Maduro. E ha poi spiegato di essere disposto a negoziare solo alcuni punti: la "fine dell'usurpazione", cioè della presidenza di Maduro, e la creazioni di un governo di transizione che porti al più presto ad elezioni con garanzie democratiche. Guaidò, che su Twitter aggiorna costantemente gli endorsement di leader e ministri di altri Paesi, tra cui il retweet delle parole di Matteo Salvini, ha inoltre chiesto ai suoi sostenitori: "Non abbandonatemi perché io darò la mia vita se possibile per la libertà del mio amato Venezuela. Non temo il carcere perché di fatto già sono stato catturato, già siamo tutti ostaggi di un governo assassino e indolente che non è disposto a mettere la vita del popolo prima dei propri interessi".

Onu: "Porre fine al disastro"

Sul caos in Venezuela, interviene poi l'alto commissario dell'Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, che ha chiesto un'inchiesta indipendente sul presunto uso eccessivo di forza da parte della polizia durante le proteste. "Sono estremamente preoccupata per il fatto che la situazione in Venezuela possa rapidamente sfuggire al controllo con conseguenze catastrofiche", ha detto. "Più di 3 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese, e molti altri milioni vivono in condizioni miserabili", ha aggiunto.

Sostegno a Guaidó senza maggioranza

Per Guaidò però è arrivata una battuta d'arresto. La mozione per riconoscerlo quale presidente incaricato del Venezuela non è riuscita ad ottenere ieri a Washington una maggioranza, di valore unicamente politico, tra i Paesi membri dell'Osa, durante una agitata sessione del consiglio permanente, in presenza del Segretario di Stato americano Mike Pompeo. "Riconosciamo ed esprimiamo il nostro pieno appoggio al presidente dell'Assemblea nazionale, Juan Guaidó, che ha assunto il ruolo di presidente incaricato, conforme alle norme costituzionali e di fronte alla illegittimità del regime di Nicolás Maduro", è quanto si legge nel documento firmato dai delegati di Argentina, Bahamas, Canada, Brasile, Cile, Costa Rica, Ecuador, Colombia, Stati Uniti, Honduras, Guatemala, Haití, Panamá, Paraguay, Perú e República Dominicana.

Usa ritirano diplomatici

Gli Stati Uniti intanto hanno ritirato alcuni diplomatici per motivi di sicurezza ma l'ambasciata americana resta aperta. "Seguiamo molto da vicino la situazione del Venezuela, vediamo cosa succederà", ha detto il presidente Donald Trump parlando della situazione a Caracas con i giornalisti alla Casa Bianca. Maduro ha dato ai diplomatici americani tempo fino a domenica per lasciare il Paese.

Germania valuta riconoscimento Guaidò

Il governo tedesco invece "sta valutando" di riconoscere Guaidò come capo di Stato del Venezuela. Lo ha detto il portavoce di Angela Merkel. "Il Venezuela ha bisogno di nuove elezioni libere", ha continuato Seibert e "Maduro non può pretendere di essere il presidente dal momento che le ultime elezioni non hanno soddisfatto gli standard democratici".

Di Battista: "Putin fondamentale per la pace"

Sul caos in Venezuela prende posizione anche Alessandro Di Battista con un post su Facebook. "Comunque la pensiate su Putin - scrive l'esponente del M5s - dovreste riconoscere che per la pace a livello mondiale una Russia forte politicamente è fondamentale".  Per Di Battista "senza Putin già ci sarebbe stato un intervento armato Usa, che non escludo purtroppo ancora del tutto" e "l'Italia ha il dovere di scongiurare qualsiasi ipotesi di intervento armato in Venezuela".

Data ultima modifica 25 gennaio 2019 ore 20:33

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