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Caos Venezuela, scontri e vittime. Maduro: pagliacci, non me ne vado

5' di lettura

Tensione nel Paese dopo che il leader dell’opposizione Juan Guaidò si è autoproclamato presidente. Un “colpo di stato” secondo Maduro. La comunità internazionale è divisa, Moavero: “Lavoriamo con Ue”. Usa chiedono riunione Consiglio di Sicurezza Onu. Almeno 26 morti

Il bilancio degli scontri in Venezuela, tra i sostenitori di Nicolas Maduro e l’autoproclamato nuovo presidente Juan Guaidò, è di almeno 26 morti e 278 feriti. Da ieri, quando il leader dell’opposizione ha preso la decisione definita “un colpo di stato” da Maduro, il Paese è nel caos e la comunità internazionale guarda con apprensione alla situazione. Nel Paese dei due Presidenti infatti regna l'incertezza e, soprattutto, lo spettro della repressione e di una dolorosa guerra civile. "Non rinuncerò mai", ha tuonato Maduro dando dei "pagliacci" agli oppositori del governo parallelo guidato da Guaidò. Parlando alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, il presidente ha ribadito che "i diplomatici americani devono lasciare il Venezuela entro domenica", passate cioè le 72 ore concesse agli Usa "quando ho deciso di rompere le relazioni diplomatiche". Ovviamente, ha chiarito, "stiamo ritirando i nostri diplomatici in Usa che torneranno a casa sabato". Gli Stati Uniti, che hanno subito riconosciuto il nuovo presidente, hanno chiesto ufficialmente una riunione a porte aperte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sabato alle 9 locali (le 15 italiane). 

I fronti interni

Maduro, quindi, ha chiamato alla mobilitazione i propri sostenitori, a partire dall’esercito. Ma non è chiaro come reagirà quest’ultimo nelle prossime ore: divisioni interne sono già sorte nel corso degli ultimi avvenimenti. Il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) venezuelano ha invece ribadito di riconoscere Maduro come unico presidente e ha chiesto all'Assemblea nazionale, controllata dall'opposizione, di porre fine al suo atteggiamento di "mancanza di rispetto" della Costituzione. Il Paese sta subendo "un colpo di Stato con l'intervento straniero", ha detto il presidente della Corte, Maikel Moreno, durante la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, alla quale ha partecipato anche Maduro. A favore del presidente si sono schierate anche la Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) e l'Assemblea nazionale costituente (Anc).

Gli scontri

Nel Paese sono scesi in piazza sia partiti e movimenti di opposizione, che hanno invaso le strade venezuelane, sia - in modo minore ma non meno agguerrito - il popolo chavista, che si è schierato attorno al palazzo di Miraflores per difendere la legittimità di Maduro. Per 48 ore la piazza è stata la vera protagonista del confronto, come dimostrano gli scontri che hanno causato negli ultimi giorni la morte di almeno 26 persone (secondo un nuovo bilancio pubblicato dall'Osservatorio di Conflitti, una Ong locale) e il ferimento di quasi 300.

Gli Stati americani

Anche gli Usa hanno preso posizione. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha detto oggi davanti all'Organizzazione degli Stati americani (Osa) che "il tempo del dialogo è finito: il governo di Maduro è illegittimo e tutti gli Stati membri dell'Osa devono riconoscere la legittimità del presidente del Venezuela ad interim, Juan Guaidó". Allo stesso tempo a Washington il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, ha chiarito che "il Venezuela è nel nostro emisfero" e che gli Usa sono concentrati nel sottrarre a Maduro le fonti di ricavo (ovvero il petrolio) per destinare gli introiti ad un governo legittimo. Dall’altra parte, alcuni Paesi, con Messico e Uruguay in testa, promuovono la necessità di un dialogo politico, sostenuta anche dal segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. Città del Messico e Montevideo chiedono "un nuovo processo negoziale inclusivo e credibile, con pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani". Maduro ha fatto sapere in giornata di essere disponibile a prendere la strada del dialogo. E sul presidente Usa ha aggiunto: "Donald Trump e la sua follia vogliono imporre un presidente fantoccio. Ora decidono il presidente a Washington?".

Ue in bilico

Mentre gli Stati si dividono tra sostenitori di Maduro (tra cui Russia e Cina) e di Guaidò (Usa e molti latinoamericani), l'Ue resta prudente sulla situazione e non si schiera né con il sostegno di Trump a Guaidò, tantomeno con il fronte dei Paesi che sostengono il chavismo. E per ora si limita a chiedere elezioni democratiche dando il suo appoggio al leader dell'Assemblea nazionale e guida dell'opposizione, senza però riconoscerlo ufficialmente. Parigi, invece, fa un passo in avanti: "Dopo l'elezione illegittima di Nicolás Maduro nel maggio 2018, l'Europa sostiene il ripristino della democrazia. Acclamate il coraggio di centinaia di migliaia di venezuelani che marciano per la loro libertà", ha twittato il presidente Emmanuel Macron. Una presa di posizione che, in Italia, ha scatenato immediata la reazione dei Cinque Stelle che accusano il capo dell'Eliseo di "ignorare il principio di non ingerenza", come stigmatizzato dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Roma è allineata all'Ue nell'approccio prudente. Con il premier Giuseppe Conte ed il ministro degli Esteri Moavero Milanesi che si dicono preoccupati dell'escalation della violenza e auspicano il ripristino della democrazia. "Vicini al popolo venezuelano e alla collettività italiana" nel Paese sudamericano, sottolineano insieme al ministro Trenta. Matteo Salvini invece, a differenza dei Cinque Stelle, auspica la caduta di Maduro quanto prima.  

Data ultima modifica 24 gennaio 2019 ore 21:45

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