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Italiano scomparso in Burkina Faso, il padre: "Probabilmente è stato rapito"

3' di lettura

Secondo il papà di Luca Tacchetto, sparito insieme all’amica canadese Edith Blais, il figlio sarebbe stato sequestrato “per fini politici o economici” e non per motivi terroristici. “Necessario mantenere il massimo riserbo”, hanno fatto sapere dal ministero degli Esteri

"La cosa più probabile è che sia stato rapito per fini politici o economici”. È questa l’ipotesi formulata, in un’intervista al Mattino di Padova, da Nunzio Tacchetto (L'INTERVISTA A SKY TG24), il padre di Luca, l'architetto 30enne di Vigonza scomparso lo scorso 15 dicembre in Burkina Faso insieme all'amica canadese Edith Blais. Intanto, fonti del ministero degli Esteri fanno sapere che l’Unità di crisi della Farnesina sta seguendo il caso con la massima attenzione e che al momento "è necessario mantenere il massimo riserbo", mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona a scopo di terrorismo. 

Il padre: non è stato rapito dai terroristi

"O è stato rapito o inghiottito da un gorgo dove non si trova più niente", ha continuato il padre di Luca, aggiungendo però che secondo lui il figlio è stato rapito ma “non da jihadisti, da gente che fa terrorismo". "In questi casi prima o dopo - ha sostenuto Tacchetto - se lasciamo indagare chi di mestiere fa questo e lo fa bene, troveremo la soluzione". Il padre di Luca ha poi ripetuto che l'ultimo contatto con il figlio risale "alle 23.57 del 15 dicembre, quando ha spedito l'ultimo messaggio. Poi sono risultati entrambi spenti, sia quello di mio figlio che quello di Edith: Il telefono di Luca si è rotto in Mali e lì ne ha acquistato uno nuovo, funzionava bene perché ci ha messo la sua scheda". Edith, invece, "non ha mai avuto il cellulare, però quando sono partiti Luca gliene ha regalato uno. Ma dall'Africa ci si collega solo con il wifi".

I ministri canadesi incontrano la mamma e la sorella di Edith

Il caso ovviamente ha toccato anche il Canada e, dopo che ieri il primo ministro Justin Trudeau ha detto che, secondo alcune informazioni, Edith “è viva”, oggi i ministri degli Esteri e dello Sviluppo internazionale hanno incontrato la madre e la sorella della ragazza. Sui dettagli dell'incontro è stato mantenuto il massimo riserbo, ma Trudeau ha ribadito che la diplomazia canadese è impegnata ad avere più informazioni possibili: "Il governo del Canada prende molto sul serio la responsabilità di tenere i canadesi al sicuro, ovunque essi siano". Il ministro dello Sviluppo, Marie-Claude Bibeau, si è detta commossa dopo la conversazione con la madre della giovane: "È stato incontro tra mamme. Abbiamo parlato molto di Edith. La madre e la sorella sono due persone straordinarie, molto forti e sono state rassicurate dal fatto che il nostro governo stia facendo quello che deve in circostanze come questa".

Data ultima modifica 19 gennaio 2019 ore 14:26

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