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Khashoggi, ex bodyguard del principe saudita tra i sospetti

5' di lettura

Il WP ha pubblicato un pezzo del reporter saudita scomparso il 2 ottobre nel consolato del Regno a Istanbul e che, secondo l’intelligence turca, è stato ucciso. Polemiche sui 100 milioni versati da Riad agli Usa. Muore in un incidente uno dei presunti assassini

"Quello di cui ha bisogno maggiormente il mondo arabo è la libertà di espressione". Si intitola così l’ultimo articolo scritto da Jamal Khashoggi e pubblicato oggi dal Washington Post, a oltre due settimane dalla scomparsa del giornalista dissidente saudita che, secondo l'intelligence turca, è stato ucciso e fatto a pezzi nel consolato del Regno a Istanbul (LE TAPPE DEL CASO). Intanto, proseguono le indagini sulla sua scomparsa e vengono estese le ricerche dei suoi resti, mentre i media turchi rivelano altri dettagli sugli uomini sospettati dell'omicidio. Continuano anche le defezioni al vertice economico saudita, il cosiddetto "Davos del deserto": rinuncerà alla partecipazione anche il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin.

L’articolo di Khashoggi

Nell'articolo del Wp, Khashoggi spiega che il mondo arabo ha bisogno di "una versione moderna dei vecchi media transnazionali così che i suoi cittadini possano essere informati degli eventi globali". E ricordando il ruolo svolto durante la Guerra Fredda da Radio Free Europe, il giornalista saudita scrive che "il mondo arabo sta facendo i conti con una propria versione della cortina di ferro, imposta non da agenti esterni ma da forze interne in lotta per il potere".

“Questo è il suo ultimo pezzo”

L’articolo pubblicato dal Washington Post è introdotto da Karen Attiah, caporedattore del servizio degli editoriali, che racconta di aver ricevuto il pezzo il giorno dopo della scomparsa del giornalista: "Il Post ha ritardato la pubblicazione dell'articolo nella speranza che Jamal tornasse da noi per prepararlo insieme per la stampa - ha scritto Attiah - ma ora ho accettato l'idea che questo non accadrà”. “Questo è il suo ultimo pezzo", dice il caporedattore, sottolineando l'impegno e la passione di Jamal per la libertà nel mondo arabo "per la quale ha dato la vita" e ringraziandolo “per aver scelto il Post come sua ultima casa giornalistica un anno fa e averci dato la possibilità di lavorare insieme".

Il caso dei 100 milioni di dollari versati agli Usa

Intanto il Washington Post solleva anche dei dubbi su un altro aspetto del caso Khashoggi. Gli Usa hanno ricevuto un pagamento di 100 milioni di dollari dall'Arabia saudita martedì, lo stesso giorno in cui il segretario di stato Mike Pompeo è arrivato a Riad per discutere la scomparsa del giornalista. Il dipartimento di Stato ha confermato al quotidiano la transazione economica, affermando però che non c’è nessun legame tra il pagamento e il viaggio di Pompeo. Se è vero che Riad, lo scorso agosto, si era pubblicamente impegnata a pagare per sostenere lo sforzo di stabilizzazione Usa nel nordest della Siria, la scelta di tempo, secondo il Wp, suscita dubbi su una potenziale tangente mentre l'Arabia saudita cerca di gestire gli effetti delle accuse che ad uccidere Khashoggi siano stati agenti sauditi.

Media turchi: due uomini del commando identificati

I media turchi, nel frattempo, continuano a rilasciare rivelazioni circa il caso Khashoggi. Secondo il quotidiano filo-governativo Yeni Safak, il luogotenente dell'aviazione saudita Mashal Saad al-Bostani, tra i 15 membri del commando giunto a Istanbul il giorno della scomparsa di Khashoggi, è rimasto ucciso in un "incidente d'auto sospetto" in Arabia Saudita, organizzato, si sospetta, per "metterlo a tacere". Il quotidiano Sabah ha invece diffuso le immagini di un altro saudita, un esperto agente dei servizi segreti, Maher Abdulaziz M. Mutreb, uomo di fiducia ed ex guardia del corpo del principe Mohammed Bin Salman e già in servizio presso l'ambasciata dell'Arabia Saudita di Londra. L'uomo è sospettato di aver fatto parte del commando perché, giunto a Istanbul all'alba del 2 ottobre, è andato al consolato, poi alla residenza del console e infine ha fatto rientro a Riad nel pomeriggio con un volo privato.

Le indagini sulla scomparsa

Proseguono anche le indagini sulla scomparsa di Khashoggi. Gli investigatori turchi hanno esteso le ricerche del giornalista alla Foresta di Belgrado, un bosco alla periferia europea di Istanbul, e a una fattoria nella vicina provincia di Yalova, dove potrebbero essere stati occultati i resti del suo corpo. Lo scrive il quotidiano Yeni Safak. Nella notte, invece, investigatori turchi e sauditi hanno ispezionato per circa 9 ore la residenza del console di Riad a Istanbul, compiendo poi una nuova perquisizione anche nella vicina sede del consolato. Lo riferisce l'agenzia Anadolu, che riporta le parole del ministro della Giustizia turco Abdullah Gul: "La Turchia gestisce questo caso con molta prudenza - ha detto - La procura generale farà tutto ciò che è necessario nell'ambito del diritto e della legalità internazionale".

Le defezioni al summit a Riad: dalla Francia agli Usa

Riad intanto deve affrontare sempre più defezioni al vertice economico "Davos del deserto". Dopo quella della direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, oggi è arrivata anche quella del ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, che ha spiegato che "non ci sono le condizioni" per "recarsi a Riad". "Il presidente della Repubblica l'ha detto chiaramente - ha sottolineato - i fatti sono gravissimi". A poche ore di distanza, una decisione simile è stata presa dal segretario al Tesoro americano. Mnuchin ha annunciato la sua scelta su Twitter, dopo l'incontro con il presidente Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo.

Data ultima modifica 18 ottobre 2018 ore 18:15

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