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Khashoggi, media turchi: è stato torturato e fatto a pezzi ancora vivo

4' di lettura

Secondo il quotidiano Yeni Safak, una registrazione fornisce la prova dell’uccisione. Trump: chiesti a Turchia audio e video “se esistono”. Wp e Nyt: sono coinvolte persone vicine al principe Salman. Tv di Stato turca smentisce rimozione del console saudita a Istanbul 

Il giornalista saudita Jamal Khashoggi sarebbe stato torturato e fatto a pezzi dentro il consolato saudita a Istanbul, mentre era ancora vivo (TUTTE LE TAPPE DEL CASO). E per ucciderlo sarebbero stati necessari 7 minuti. Lo rivelano il quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak e il Middle East Eye che citano una presunta registrazione audio di quei momenti. La registrazione accerterebbe anche la presenza sul luogo del console Mohammed al-Otaibi, ripartito poi il 16 ottobre per Riad. "Fatelo fuori di qui, mi metterete nei guai", avrebbe detto al-Otaibii. Il giornalista dissidente sarebbe quindi stato portato dall'ufficio del console in uno studio vicino. Il presidente Usa Donald Trump ha detto che gli Usa hanno richiesto alla Turchia audio e video in questione, "se esistono", e ha difeso l'Arabia Saudita definendola "un alleato importante".

Fatto a pezzi e torturato ancora vivo

A fare a pezzi il corpo di Khashoggi, secondo i media turchi che citano fonti investigative, è stato un dottore a capo dell'unità forense arrivata da Riad. Come ha scritto anche il Wall street journal, durante l'operazione il medico avrebbe messo delle cuffie per ascoltare musica, invitando i presenti a fare altrettanto. Secondo il Washington Post, giornale col quale Khashoggi collaborava, sarebbero 11 i sauditi legati ai servizi di sicurezza di Riad che avrebbero fatto parte della squadra di 15 persone sospettate di aver ucciso Jamal Khashoggi. Tra le figure di spicco Khalid Aedh Aloitaibi, identificato come membro della guardia reale saudita e fotografato in varie occasioni accanto al principe ereditario Mohammed bin Salman durante le sue visite in Usa. In giornata, intanto, si era diffusa la notizia che il console saudita a Istanbul fosse stato rimosso dall'incarico ma la tv di Stato di Ankara, Trt, ha spiegato che si trattava di una fake news. Nei confronti del diplomatico è stata comunque aperta un'inchiesta. 

I sospettati vicini al principe Salman. Trump lo difende

Sono diverse le ricostruzioni emerse nelle ultime ore su quanto accaduto al reporter del quale non si hanno più notizie dal 2 ottobre. Secondo quanto scrive il New York Times, sono almeno cinque le persone sospettate dalle autorità turche di essere coinvolte nel caso. Quattro di queste, nello specifico, sarebbero collegate al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Uno degli identificati, inoltre, è descritto come un frequente accompagnatore del principe, visto con lui a Parigi e Madrid, oltre che negli Usa. Altri tre sospettati sarebbero invece collegati alla scorta che si occupa della sicurezza del principe. Un altro sospettato indicato dal Nyt, inoltre, è proprio un medico legale che ricopre incarichi di alto livello nell'amministrazione saudita, al servizio del ministero degli Interni. Una figura - scrive il Nyt - che può prendere ordini solo dai vertici della monarchia. Su questo tema è intervenuto anche Trump: in un’intervista all’Associated Press, critica le voci di condanna contro la monarchia saudita: "Ci siamo di nuovo, sei colpevole finché non viene provato che sei innocente", dice paragonando il caso del principe a quello del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh.

Perquisizione in residenza console

Proseguono anche le investigazioni. Nel pomeriggio la polizia turca è arrivata nella residenza del console saudita a Istanbul per effettuare un'ispezione. Nell'edificio era già entrata la squadra di inquirenti sauditi che segue l'inchiesta per conto di Riad. La perquisizione della residenza era stata annunciata per ieri sera, ma poi bloccata da Riad per la presenza nell'edificio di familiari del console Mohammed al-Otaibi.

Ministri esteri G7: trovare responsabili. Lagarde diserta Davos

Sul caso, intanto, si registrano nuove reazioni internazionali. Si muovono i ministri degli esteri del G7 che, in una dichiarazione congiunta, si dicono "turbati" per la vicenda del giornalista: "Coloro che sono responsabili della sua scomparsa dovranno renderne conto", affermano appellandosi anche alla collaborazione tra le autorità turche e saudite. Mentre la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha fatto sapere che diserterà la 'Davos del deserto', la conferenza patrocinata dal principe Salman per attrarre investimenti nel Paese. La rinuncia di Lagarde arriva dopo quella di diversi giganti di finanza e media legate proprio al caso del giornalista scomparso.

Data ultima modifica 17 ottobre 2018 ore 18:03

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