Terremoto Indonesia, quasi duemila morti. Ancora migliaia di dispersi

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Le autorità temono che il numero delle vittime possa essere molto più alto. L'11 ottobre si fermeranno le operazioni di ricerca. A Palu, la città più colpita, intanto riaprono le scuole

Sono 1.944 le vittime del terremoto e del successivo tsunami che hanno colpito l'isola di Sulawesi, in Indonesia. Un bilancio che potrebbe aggravarsi ulteriormente: le persone che mancano all'appello sarebbero infatti ancora migliaia.

Dispersi, ricerche verso stop

A fornire il nuovo numero dei morti per il sisma e lo tsunami dello scorso 28 settembre sono le autorità locali, le stesse che lunedì 8 ottobre indicano in circa cinquemila il possibile ammontare totale delle vittime, calcolando anche i dispersi. Le operazioni di ricerca nella città di Palu e dintorni – completamente rasi al suolo – continuano ma, a dieci giorni dalla catastrofe, le possibilità di trovare dei sopravvissuti sono praticamente nulle. Tanto che l’agenzia che gestisce le catastrofi – come scrive il quotidiano "Le Monde" – ha fatto sapere che le ricerche si concluderanno l'11 ottobre, data nella quale i dispersi entreranno nel computo dei morti presunti. Il governo prevede inoltre di creare dei luoghi di sepoltura collettiva a Petobo et Balaroa, due località vicine a Palu.

Gli aiuti umanitari  

Secondo le stime, sarebbero circa 200mila gli abitanti che hanno urgente bisogno di aiuto in tutta la regione, in cui mancano cibo e acqua potabile, e molti di questi sono rimasti senza nulla. La Croce Rossa internazionale stima di aver curato nelle proprie strutture oltre 1.800 persone a Sulawesi, una delle cinque isole maggiori dell'Indonesia. La corsa agli aiuti umanitari – che ha coinvolto anche Papa Francesco – è gestita da Ong ed esercito, che si trovano alle prese con ostacoli logistici, in particolare nelle zone più remote dell'isola dove l'entità dei danni resta ancora sconosciuta.

Scuole riaperte a Palu

Intanto – riporta Reuters – lunedì a Palu sono state riaperte le scuole dove i ragazzi, richiamati in classe attraverso messaggi su Facebook o Whatsapp, sperano di riabbracciare i loro amici. Uno dei presidi ha raccontato all'agenzia di stampa internazionale che le autorità hanno chiesto ai professori di raccogliere informazioni riguardo al numero degli studenti presenti. "Non vogliamo però forzarli a venire a scuola – ha spiegato – perché molti di loro sono ancora traumatizzati". In tutta la città, nove gli istituti scolastici andati distrutti; tra le vittime e i dispersi anche molti studenti e insegnanti.  

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