Malesia, il rapporto su volo MH370 non esclude il ruolo di “terzi”

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Presentate le conclusioni sull'indagine internazionale condotta sulla strage dell'8 marzo 2014 nella quale persero la vita 239 persone. Per gli investigatori l'unico dato certo è che prima della scomparsa sul velivolo siano stati impostati i comandi manuali

Non è ancora possibile determinare le cause che hanno portato alla scomparsa dell'aereo Malaysia Airlines l'8 marzo 2014 con 239 persone a bordo, ma la "possibilità di un intervento da parte di terzi non può essere esclusa". È quanto dichiarato da Kok Soo Chon, responsabile dell'inchiesta internazionale sull'incidente del Boeing MH370 in rotta verso Pechino da Kuala Lumpur.

Disattivato l'autopilota

Le conclusioni del rapporto, presentate il 30 luglio, hanno confermato la versione del governo malese secondo la quale l'aereo sarebbe stato deliberatamente deviato ed avrebbe proseguito il volo per sette ore verso la parte meridionale dell'Oceano Indiano dopo avere interrotto le comunicazioni. Inutili le ricerche, che sono state interrotte con un nulla di fatto a fine maggio scorso. Secondo questo nuovo rapporto il mistero sulle dinamiche che hanno portato al disastro si sarebbe infittito ulteriormente ne corso degli anni a causa delle carenze nella sua gestione da parte del governo malese. Durante la conferenza stampa, Chon ha sostenuto che tutte le prove sull'indagine portano a una conclusione incontrovertibile: ovvero quella secondo cui, pochi minuti prima del disastro, i controlli dell'aeromobile sono stati impostati sulla modalità manuale. Sarebbe questa l'unica certezza che ha preceduto lo schianto del volo nelle acque dell'Oceano Indiano. "L'autopilota deve essere stato disattivato", ha detto Chon descrivendo la prima svolta registrata dai radar civili e militari dopo che l'aereo ha deviato dalla sua rotta originaria. I controlli, ha aggiunto l'inquirente, devono "essere stati impostati sulla modalità manuale. Abbiamo effettuato sette simulazioni di volo – ha precisato Chon - tre in alta e quattro a bassa velocità e abbiamo scoperto che la svolta è stata effettivamente effettuata con il manuale, non con il pilota automatico”. Ciò che resta impossibile da stabilire, secondo Chon, è se le due successive manovre, effettuate a sud di Penang e a nord di Mekar, siano state eseguite sotto controllo manuale o con l'autopilota inserito. Tutto il resto degli ultimi minuti del volo rimarrebbero avvolti nel mistero.

Aereo in ottimo stato

Tra le varie verifiche dal team d'indagine ci sono state anche quelle sullo stato di salute del pilota del volo che, secondo quanto reso noto, pare non abbiano rivelato alcun elemento di stranezza. "Le comunicazioni radio e telefoniche condotte dal pilota e dal primo ufficiale con i controllori hanno mostrato che non c'erano stati di ansia o stress”, ha aggiunto Chon. Tutto in regola anche per quanto riguarda lo stato dell'aereo che, è stato precisato “era in ottimo stato. Non sono stati registrati malfunzionamenti o difetti dell'aeromobile, nessuno dei quali avrebbe potuto contribuire alla scomparsa”. Nessuna prova lampante, infine, è stata scoperta sul registratore di dati del volo e altri dispositivi di schedatura presenti a bordo dell'aereo e che avrebbero potuto indicare il motivo per cui il volo si è schiantato nell'Oceano.“In conclusione – ha detto Chon - la squadra non è in grado di determinare la vera causa della scomparsa dell'MH-370”.

Nessuna ombra sul pilota

Una delle ipotesi impossibili da confermare è anche quella secondo cui l'areo potrebbe essere stato dirottato da una terza persona. "Non possiamo stabilire – ha detto Chon - se l'aeromobile sia stato pilotato da un altro pilota. Non possiamo nemmeno escludere la possibilità che ci siano interferenze illecite da parte di terzi”. Il responsabile ha chiarito che sulla base delle registrazioni militari, non c'è alcuna prova di un rapido cambiamento di altitudine e velocità che possa far pensare che l'MH-370 stesse deliberatamente eludendo i radar. Un esame accurato è stato svolto anche sulla figura del pilota, Zaharie Ahmad Sha, le cui condizioni di salute non avrebbero evidenziato dubbi. “Non aveva problemi di con amici o familiari – ha precisato Chon – e non ha mostrato segni di isolamento sociale, negligenza personale, nessun abuso di alcool o droghe, nessun cambiamento di abitudine o interesse, nessuno stato di stress o ansia è stato rilevato nelle registrazioni audio e nessun segno di significativi cambiamenti comportamentali come osservato nei filmati delle telecamere a circuito chiuso”. Le competenze del primo ufficiale sono risultate fuori da ogni sospetto: “era un pilota molto competente, quasi impeccabile nei registri, capace di gestire molto bene lo stress del lavoro". Stesso discorso per il co-pilota Fariq Abdul Hamidnon. Il presunto segnale attivato dal cellulare di Hamidon dopo che l'aeromobile era stato deviato è stato considerato troppo frammentato per essere identificato in modo affidabile.

Le altre analisi e il mistero irrisolto

Ulteriori approfondimenti d'indagine sono stati svolti sulle condizioni dell'aereo al momento del volo, sui detriti della fusoliera recuperati in mare e di parti del carico. In quest'ultimo caso è stato confermato che l'aereo trasportasse batterie al litio, ma che il carico era stato classificato come materiale non pericoloso. Kok Soo Chon si è detto convinto che la relazione non sia definitiva, affermando che senza il recupero dei corpi delle vittime e senza la maggior parte del relitto, è impossibile definire il rapporto come finale. L'investigatore ha inoltre precisato che “non possiamo escludere la possibilità di una terza persona o di terze parti per interferenza illecita". Alla domanda se sia realistico pensare che le famiglie possano mai ottenere risposte conclusive, il dirigente ha replicato: “La risposta può essere risolutiva solo se il relitto viene trovato. Per quanto riguarda il nostro team, il nostro lavoro è finito, abbiamo rilasciato il rapporto".

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