Aborto e migranti, Papa Francesco: proteggere i "non nati" e i poveri

Foto d'archivio: GettyImages
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Durante l'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita della Fondazione Gravissimum Educationis, il Pontefice ha toccato i temi dell’aborto, dell’immigrazione e della globalizzazione, mettendo in guardia sulla "cultura dello scarto"

"Quando consegniamo i bambini alla privazione, i poveri alla fame, i perseguitati alla guerra, i vecchi all'abbandono, non facciamo noi stessi il lavoro sporco della morte?", queste le parole di Papa Francesco nell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita della Fondazione Gravissimum Educationis. "Escludendo l'altro dal nostro orizzonte, la vita si ripiega su di sé e diventa bene di consumo", ha detto il Papa che nel corso dell’incontro ha toccato i temi dell’aborto, dell’immigrazione e della globalizzazione.

La cultura dello scarto

Papa Francesco ha definito una "cultura dello scarto", che si esprime nell'aborto e nell'eutanasia e nell’ingiustizia sociale: "La difesa dell'innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l'amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra – ha continuato Papa Francesco - è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell'abbandono, nell'esclusione, nella tratta di persone, nell'eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto", ha detto Bergoglio facendo implicito riferimento alla crisi dei migranti del Mediterraneo e alle politiche attuate in merito dagli Stati.

Bioetica

Sulla sacralità della vita il pontefice torna anche parlando di bioetica, che non deve muoversi "a partire dalla malattia e dalla morte per decidere il senso della vita e definire il valore della persona. Muoverà piuttosto dalla profonda convinzione dell'irrevocabile dignità della persona umana, così come Dio la ama, dignità di ogni persona, in ogni fase e condizione della sua esistenza, nella ricerca delle forme dell'amore e della cura che devono essere rivolte alla sua vulnerabilità e alla sua fragilità", ha affermato Papa Francesco.

Sessualità

Dopo la bioetica Bergoglio ha poi definito i contorni di “una vera ecologia umana”, per la quale bisogna “apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità per poter riconoscere sé stessi nell'incontro con l'altro diverso da sé”. Il pontefice ha dunque posto l'accento sulle "complesse differenze fondamentali della vita umana: dell'uomo e della donna, della paternità e della maternità, della filiazione e della fraternità, della socialità e anche di tutte le diverse età della vita. Come pure di tutte le condizioni difficili e di tutti i passaggi delicati o pericolosi che esigono speciale sapienza etica e coraggiosa resistenza morale: la sessualità e la generazione, la malattia e la vecchiaia, l'insufficienza e la disabilità, la deprivazione e l'esclusione, la violenza e la guerra".

Correggere meccanismi perversi

Dai temi filosofici a quelli economici: nell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita il Papa è tornato a proporre "la sfida economica, basata sulla ricerca di migliori modelli di sviluppo, adeguati a una concezione più autentica di felicità e capaci di correggere certi meccanismi perversi del consumo e della produzione". Papa Francesco ha poi attribuito all’espansione del potere della tecnologia “la diffusione della cultura dello scarto, che risucchia cose ed esseri umani senza fare alcuna distinzione. Tale potere implica un'antropologia fondata sull'idea di uomo come un predatore e il mondo in cui abita come risorsa da depredare a piacimento”, ha detto.

Globalizzazione

Il pontefice si è espresso anche sulla globalizzazione, affermando che quella “senza speranza e senza visione è esposta al condizionamento degli interessi economici, spesso distanti da una retta concezione del bene comune, e produce facilmente tensioni sociali, conflitti economici, abusi di potere. Dobbiamo dare un'anima al mondo globale - ha detto ancora il Papa -, attraverso una formazione intellettuale e morale che sappia favorire le cose buone portate dalla globalizzazione e correggere quelle negative".

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