Ungheria, il Parlamento approva la riforma costituzionale antimigranti

Il premier ungherese Vicktor Orban
3' di lettura

Vittoria politica del premier Victor Orban, che ottiene anche nuove misure contro le manifestazioni pubbliche vicino alle case dei politici e il divieto di dimora per i senzatetto  

Il parlamento dell'Ungheria ha votato sì alla modifica della Costituzione che prevede una stretta sulle richieste d'asilo e inserisce il divieto di accogliere i migranti economici.

Che cosa cambia

Con il voto del 20 giugno, il Parlamento di Budapest ha confermato la linea tracciata dal premier Viktor Orban sul rifiuto ungherese alle quote obbligatorie Ue. Il testo di modifica della Legge fondamentale del 2011 recita che "collocare cittadini stranieri sul territorio del paese è vietato, salva l'autorizzazione del Parlamento". Neanche le critiche ricevute dall'Unione Europea e dai gruppi di difesa dei diritti umani sono riuscite a limitare i piani di Orban che, dopo il trionfo elettorale dello scorso aprile, può vantare in Parlamento una maggioranza di due terzi. Numeri che hanno indotto il premier a sfidare anche i giuristi costituzionalisti che lo hanno avvertito più volte del fatto che il diritto internazionale prevale su quello nazionale, sia pure inserito in costituzione.

Le altre riforme contenute nella legge

La riforma costituzionale voluta da Orban abbraccia anche altre materie, come la riorganizzazione del sistema della giustizia. Nel nuovo pacchetto è stata infatti inserita la possibilità di istituire tribunali speciali per giudicare gli atti amministrativi dello Stato con giudici nominati direttamente dal governo. Questi organi avranno competenza sui ricorsi dei privati contro atti amministrativi e, in futuro, serviranno ad evitare verdetti dei tribunali ordinari contro atti o membri del governo. "Un passo pericoloso per aumentare il controllo della giustizia da parte del governo", osservano gli esperti di diritto costituzionale. Un'altra rilevante modifica è quella che limiterà il diritto di manifestazione e con la quale si vieteranno le proteste "vicino alle abitazioni dei politici" che, secondo il ministro della Giustizia ungherese, László Trócsányi, "costituiscono una violazione della privacy". Stando alla versione di alcuni commentatori, il vero obiettivo sarebbe, invece, quello di impedire le manifestazioni vicino alla casa del premier, dove più volte in passato è dovuta intervenire la polizia. Stretta finale anche sui senza tetto che, secondo la nuova legge, non potranno più "usare come dimora i luoghi pubblici". A Budapest ce ne sono circa 30mila che popolano i sottopassaggi. "Criminalizzare la povertà non sembra molto cristiano", ha osservato l'ex premier Ferenc Gyurcsany nel dibattito in Parlamento.

La difesa della "cultura cristiana"

Rieletto per la terza volta al governo lo scorso 8 aprile, Viktor Orban è a capo del primo partito nazionale, Fidesz, che ha ottenuto il 49,27% dei voti piazzando 133 rappresentanti su 199 all'Assemblea Nazionale. La valanga di preferenze ottenute, ha portato l'uomo forte d'Ungheria ad attaccare il miliardario statunitense, di origini ungheresi, George Soros e le ong liberali da quest'ultimo sostenute. Per Orban, Soros avrebbe incoraggiato l'immigrazione di massa al fine di indebolire l'Europa. Una convinzione sulla quale il politico ha costruito sia la propria campagna elettorale, sia l'attuale propaganda governativa tesa a criticare il meccanismo delle quote obbligatorie l'Ue. Un sistema che, secondo il premier, metterebbe a rischio l'identità e la cultura cristiana degli ungheresi. Non a caso il pacchetto approvato oggi dal Parlamento contiene anche un passaggio sull'obbligo "di difendere la cultura cristiana" del Paese, senza però precisare cosa questo significhi.

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