Spia avvelenata, Mosca: espulsione diplomatici risultato ricatti Usa

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Dopo l’ondata internazionale di provvedimenti, come ritorsione per il caso Skripal, il ministro Lavrov attacca: “Pressioni da Washington. Alcuni ci chiedono scusa”. Anche la Nato ritira e rifiuta accrediti in staff russo. In totale 140 i funzionari espulsi in 25 Paesi

Prosegue l’ondata internazionale di espulsioni di diplomatici russi, in seguito al caso dell’avvelenamento in Gb dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Yulia. Anche la Nato ha ritirato e rifiutato accrediti ad alcune persone dello staff russo. In tutto sono 140 i funzionari russi espulsi in 25 Paesi. Mosca ha replicato con durezza puntando il dito contro gli Usa. Secondo il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, la decisione presa da molti Paesi occidentali “è il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington”. Il ministro ha spiegato che “quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel Paese, e ci sussurrano nelle orecchie le scuse, sappiamo per certo che è così”. Lavrov ha anche ribadito che Mosca risponderà, “perché una tale villania certamente nessuno la vuole tollerare, e noi non lo faremo”.

Provvedimenti anche dalla Nato

La serie di espulsioni diplomatiche è in costante evoluzione: la Nato ha annunciato di aver "ritirato l'accredito a 7 persone dello staff russo della missione, abbiamo rifiutato l'accredito pendente a tre, e ridotto gli accrediti dei diplomatici russi alla Nato da 30 a 20". Il segretario generale Jens Stoltenberg ha spiegato che "questo invia un chiaro messaggio che ci sono costi e conseguenze per il pericoloso comportamento della Russia". Secondo la Nato, la decisione segue la mancanza di una risposta positiva della Russia per quanto avvenuto a Salisbury. Stoltenberg ha comunicato che "le consultazioni, nelle capitali e alla Nato, hanno portato all'espulsione di 140 funzionari russi da parte di oltre 25 alleati e partner della Nato. Questa è una risposta internazionale ampia e coordinata". 

L’ondata di espulsioni

Solo nella giornata di ieri erano stati più di 100 i diplomatici russi espulsi in tutto il mondo. Moltissimi Paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, hanno annunciato la decisione. La Farnesina ha espulso due diplomatici, Francia e Germania ne hanno mandati via 4 a testa, l’Ucraina è arrivata a 13. Negli Usa, Trump ha ordinato l’espulsione di 60 diplomatici (tra cui 12 che sono stati identificati come "funzionari dell'intelligence" che hanno prestato servizio presso le Nazioni Unite a New York) e ha chiuso il consolato di Seattle. 

Il plauso della Gb e la reazione di Mosca

I provvedimenti hanno ricevuto il plauso da parte della Gran Bretagna, con Theresa May che ha parlato di "risposta forte alla minaccia" che Mosca pone "alla sicurezza di tutti noi”. Il ministro degli Esteri Boris Johnson, invece, ha twittato: "La Russia non può violare impunemente le norme internazionali”. La replica di Mosca ieri è stata immediata: "Risponderemo. Gli alleati di Londra seguono ciecamente il principio dell'unità euro-atlantica a spese del buon senso. Il Cremlino ha promesso "rappresaglie".

Mosca: Opac non può indicare origine veleno

Tornando alla giornata di oggi, da Mosca sono arrivate anche le parole di Aleksandr Shulgin, rappresentante presso l'Opac della Russia, secondo cui l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche non ha il mandato per identificare il Paese d'origine dell'agente nervino che si ritiene abbia avvelenato in Inghilterra l'ex colonnello dell'intelligence russa e la figlia.

Data ultima modifica 27 marzo 2018 ore 16:22

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