Giornata internazionale contro la mutilazione genitale femminile: i dati

Mondo
In tutto il mondo sono almeno 200 milioni le donne sottoposte a mutilazione genitale (archivio Getty Images)
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Cade il 6 febbraio e mira a combattere una pratica ancora attuata in 30 Paesi. Considerata violazione dei diritti umani, ne sono state vittime 200 milioni di donne e, senza un intervento tempestivo, rischiano altre 68 milioni entro il 2030

Il 6 febbraio l'Onu celebra la Giornata internazionale contro la mutilazione genitale femminile. Un modo per provare a contrastare una pratica internazionalmente riconosciuta come violazione dei diritti umani delle donne e che oggi conta in tutto il mondo circa 200 milioni di vittime di tutte le età.

L'iniziativa dell'Onu

La giornata mondiale, è uno degli eventi di sensibilizzazione su una pratica che oggi viene ancora attuata in 30 Stati nel mondo, principalmente in Africa e Medio Oriente. "Essa riflette – scrive l'Onu - una disuguaglianza radicata tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini". Inoltre la mutilazione viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all'integrità fisica, il diritto ad essere libero dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita, quando la procedura si conclude con la morte. Il 20 dicembre 2012, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 67/146 in cui si invita la società civile e le parti interessate a "continuare ad osservare il 6 febbraio come Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili". Nel dicembre 2014, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato senza votazione la risoluzione 69/150 volta a "intensificare gli sforzi globali per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili", invitando gli Stati membri a sviluppare, sostenere e attuare strategie globali e integrate per la prevenzione della pratica.

Che cos'è la mutilazione genitale

La mutilazione genitale femminile è classificata secondo quattro tipologie principali. La prima è la cosiddetta clitoridectomia e prevede la rimozione parziale o totale del clitoride. Una delle pratiche più attuate e condannate è l'infibulazione che si opera mediante il restringimento dell'apertura vaginale. Altre tipologie di mutilazioni prevedono procedure dannose per i genitali femminili per scopi non medici e attuate mediante punture, perforazioni, incisioni, raschiamenti e cauterizzazioni dell'area genitale.

I Paesi in cui si pratica

Nonostante sia per lo più diffusa nei Paesi dell'Africa e del Medio Oriente, la pratica è attuata anche in alcuni stati dell'Asia e dell'America Latina, ma anche dalle popolazioni migranti che vivono in Europa dell'Ovest, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. In molti Paesi, questa pratica costituisce una tradizione millenaria legata a motivi culturali, religiosi e sociali, e nella maggior parte dei casi punta ad eliminare ogni forma di piacere sessuale nelle donne. Secondo i dati del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfps), il 98% delle donne e ragazze, di età compresa tra 15 e 49 anni, che vivono in Somalia hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale. Numeri simili anche in Guinea (97%), Mali (91%), Eritrea (89%) e Sudan (88%).

I numeri del fenomeno

La maggior parte delle donne sottoposte a mutilazione, subisce la pratica tra l'infanzia e l'età di 15 anni. L'intervento, spesso attuato senza alcuno standard igienico, può provocare gravi emorragie e problemi di salute tra cui cisti, infezioni e infertilità, così come complicanze nel parto e un aumento del rischio di morte neonatale. Si stima che a livello globale almeno 200 milioni fra ragazze e donne abbiano subito qualche forma di mutilazione genitale. Nel solo 2019, circa 4,1 milioni di ragazze potrebbero aver subito la pratica. Inoltre, facendo una proiezione utilizzando i dati pubblici rivelati da 25 Paesi, dove la pratica è legale, l’Onu teme che tra il 2015 e il 2030 rischiano di essere sottoposte alla pratica 68 milioni di ragazze in tutto il mondo. A meno che non si mettano in campo da subito azioni concrete ed efficaci.

Le iniziative e il tema del 2020

Basterebbe un impegno risoluto, secondo l'Onu, per riuscire a eliminarla definitivamente nel giro di una generazione. Per questo motivo l'Unfpa insieme con l'Unicef, conduce il più grande programma globale per accelerare l'abbandono delle mutilazioni femminili. Il programma si concentra attualmente su 17 Paesi africani e sostiene anche iniziative regionali e globali che coinvolgono intere comunità sulla conoscenza dei diritti umani e sull'uguaglianza di genere, oltre che sui bisogni di salute sessuale e riproduttiva di donne e ragazze che ne soffrono le conseguenze. La giornata mondiale del 2020 si concentrerà sulla mobilitazione dei giovani, che rappresentano le nuove generazioni e che, sensibilizzati nel modo giusto, saranno per l’Onu il vero motore del cambiamento. L’obiettivo è riuscire ad eliminare del tutto questa pratica crudele entro il 2030.

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