Uk, giudici: ok a staccare spina a bambino contro volontà genitori

I genitori del bambino contestano il verdetto dell'Alta Corte britannica (foto: archivio Getty Images)
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L'Alta Corte del Regno Unito ha dato il via libera al King's College Hospital di Londra. Il piccolo, di 11 mesi, ha subito un grave danno cerebrale alla nascita e sopravvive grazie alla ventilazione artificiale

I medici del King's College Hospital di Londra potranno staccare la spina alle macchine che tengono in vita il piccolo Isaiah. Lo hanno stabilito i giudici dell'Alta Corte del Regno Unito, contro il volere dei genitori che contestano il verdetto. Il bambino di 11 mesi ha subito un grave danno cerebrale alla nascita e sopravvive grazie ai macchinari per la ventilazione artificiale. Secondo i medici non risponderebbe alle stimolazioni e la Corte concorda che non sia "nel suo miglior interesse" continuare a tenerlo in vita artificialmente. I genitori si rivolgeranno ai propri legali in quella che sembra una riedizione della recente vicenda del piccolo Charlie.

 

Il precedente: il caso Charlie Grand

Takesha Thomas e Lanre Haastrup, mamma e papà di Isaiah, entrambi 36enni di origine afro-britannica, a seguito del pronunciamento dell'Alta Corte del Regno Unito, si sono riservati di parlare con i propri legali prima di decidere come comportarsi. Fiona Paterson, l'avvocato che rappresenta il King's College Hospital di Londra, ha difeso l'orientamento di medici e giudici sottolineando gli elementi "schiaccianti" a favore del fatto che staccare la spina sia la migliore decisione possibile nell'interesse del bambino. Allo stesso tempo la Paterson ha affermato che lo staff dell'ospedale comprende "come nessun altro" il dolore dei genitori. La vicenda di Isaiah ricorda il caso Charlie Grand, il bambino di 10 mesi affetto da una rara malattia genetica al quale, al termine di una lunga battaglia legale e il verdetto definitivo del giudice, i medici staccarono la spina nel giugno del 2017.

Decisione nel miglior interesse del bambino  

L'Alta Corte, nelle motivazioni del proprio verdetto, avrebbe tenuto in considerazione solo ed esclusivamente l'interesse del bambino. Il giudice MacDonald ha dichiarato di aver esaminato il caso "nel miglior interesse di Isaiah" e di essere convinto, pur "con profonda tristezza", che "non sia nel suo miglior interesse proseguire il trattamento medico di sostegno alla vita". Non si è fatta attendere la replica della madre Takesha: "So che il bambino ha subito un danno, ma ha bisogno di amore e cure e io posso dargliele". La donna ha anche aggiunto: "Dire che è in condizioni troppo gravi per aver diritto di vivere non è giusto, non sta a loro deciderlo".

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