Londra, stop alle macchine che tengono in vita il piccolo Charlie

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Dopo i tribunali britannici, anche la Corte europea dei diritti umani ha respinto il ricorso dei genitori del neonato di 10 mesi al quale i medici vogliono interrompere le cure perché affetto da una malattia incurabile e troppo dolorosa. Venerdì sarà staccata la spina

E' rimasto poco da vivere al piccolo Charlie: venerdì 30 giugno saranno staccate le macchine che tengono in vita il neonato di dieci mesi ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra per una rara malattia che secondo i medici è incurabile e lo fa soffrire troppo. Lo hanno annunciato i suoi genitori, Chris Gard e Connie Yates, che hanno perso la battaglia legale arrivata fino alla Corte europea dei diritti umani per portare a proprie spese il bimbo negli Usa e sottoporlo a una cura sperimentale. Sconvolti e addolorati hanno lanciato uno straziante grido d'accusa contro le autorità giudiziarie.

“Siamo stati abbandonati”

"Noi e soprattutto Charlie siamo stati terribilmente abbandonati lungo tutto il processo, non ci è stato permesso di scegliere se nostro figlio potesse vivere e nemmeno quando e in che luogo dovesse morire", hanno detto i genitori su Facebook, ringraziando i cittadini che hanno dato sostegno, anche economico tramite la colletta, alla loro causa. I Gard vogliono trascorrere le ultime preziose ore col piccolo che "ci lascerà sapendo di essere stato amato da migliaia di persone".

L'appello dei genitori: VIDEO

La colletta da 1,3 milioni di sterline

Charlie è affetto dalla sindrome di deperimento mitocondriale per la quale negli Stati Uniti ci sono cure sperimentali non disponibili in Gran Bretagna. Ma i medici del centro pediatrico di Londra hanno chiesto di staccare la spina, e della stessa opinione sono stati i tribunali del Regno Unito nei vari gradi d'appello. I giovani genitori del neonato avevano anche raccolto, tramite una colletta a cui hanno partecipato 83 mila persone, ben 1,3 milioni di sterline, quanto serviva per pagare il trasferimento e le costosissime terapie negli Usa.

Il ricorso a Strasburgo

Intanto il padre e la madre di Charlie avevano avanzato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani sostenendo che l'ospedale di Londra aveva bloccato l'accesso a un trattamento per mantenere in vita il piccolo violando cosi il diritto alla vita e anche quello alla libertà di movimento. Inoltre, avevano additato le decisioni dei tribunali britannici "come un'interferenza iniqua e sproporzionata nei loro diritti genitoriali". Strasburgo, però, ha respinto la loro istanza affermando che non spetta alla Corte il compito di sostituirsi alle competenti autorità nazionali e rilevando che "le decisioni dei tribunali nazionali sono state meticolose e accurate e riesaminate in tre gradi di giudizio con ragionamenti chiari ed estesi che hanno corroborato sufficientemente le conclusioni a cui sono giunti i giudici".

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