Gerusalemme capitale, ancora scontri: quattro palestinesi morti

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Ancora violenze nel secondo venerdì di collera proclamato dai palestinesi dopo la decisione di Trump. I feriti sarebbero più di 250. I tafferugli proseguono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ma si registrano manifestazioni anche in Israele

Quattro morti, due a Gaza e due in Cisgiordania, e oltre 250 feriti. È questo il bilancio del secondo venerdì di collera proclamato dai palestinesi contro la decisione di Donald Trump di riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele. Dall’annuncio del presidente statunitense sono trascorsi dieci giorni, ma le violenze non si fermano. Gli scontri proseguono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ma si registrano anche manifestazioni in territorio israeliano. E propio un poliziotto di Israele è stato accoltellato da un palestinese che, secondo la polizia dello Stato ebraico, indossava una cintura esplosiva.

Quattro morti negli scontri

L'accoltellamento del poliziotto israeliano è avvenuto nella zona tra Bet El e Gerusalemme dove un ragazzo di 18 anni, originario di un villaggio vicino a Hebron, ha aggredito l'agente, durante gli scontri. Colpito e "neutralizzato" dagli spari di reazione degli altri militari, "il terrorista è stato avvicinato dai poliziotti, che hanno trovato sul suo corpo una cintura esplosiva. Questo ha portato ad un'altra sparatoria per timore che il terrorista potesse farla detonare", ha spiegato il portavoce della polizia Micky Rosenfeld. La polizia ha anche aggiunto di avere il sospetto che l’aggressore si sia "travestito da giornalista". Portato via in ospedale da un'ambulanza della Mezzaluna Rossa, il palestinese è morto in ospedale per le ferite, come ha fatto sapere il ministero della Sanità locale. La seconda vittima degli scontri è un altro palestinese, di 29 anni, che è morto per via d ferite riportate al petto durante violenti scontri, con sassaiole e molotov, con l'esercito israeliano. Gli altri due decessi, invece, sono stati registrati a Gaza: due uomini di 23 e 29 anni sono stati uccisi quando, dopo la manifestazione, centinaia di dimostranti si sono diretti alla barriera di protezione con Israele tirando dei sassi. I due sarebbero stati raggiunti - secondo il ministero della Sanità locale - dai colpi dell'esercito israeliano.

Ancora proteste, manifestazione anti-trump su Spianata delle Moschee

Le proteste non sembrano destinate a finire. A Gaza, infatti, quasi un milione di persone chiamate da tutte le fazioni palestinesi si sono radunate invocando il proseguimento delle rimostranze, per ogni venerdì. Sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, dopo la preghiera, si è svolta una manifestazione contro Trump alla quale hanno partecipato, secondo le autorità islamiche del luogo, circa 30mila persone. La maggior parte dei partecipanti ha lasciato il luogo in maniera pacifica, ma piccoli incidenti si sono verificati alla Porta di Damasco. La polizia israeliana e le forze di sicurezza - dopo gli appelli dei giorni scorsi da parte palestinese - hanno rafforzato la presenza in tutte le zone di attrito ma non hanno ristretto l'accesso alla Spianata ai fedeli musulmani, così come invece era accaduto in passato. Gli scontri si sono svolti a Gaza, Betlemme, Hebron, Nablus, Jenin, Tulkarm, Qalqiliya e vicino a Ramallah, nella strada tra Bet El e Gerusalemme. 

Tensioni anche in Israele

Anche a Sakhnin, città araba nel Nord di Israele, migliaia di persone hanno manifestato contro Trump chiamati dalla 'Lista Araba Unita', terzo partito della Knesset. A Gerico, sempre in Cisgiordania, un negoziante ha apposto sul suo locale un cartello che vieta l'ingresso "ai cani e agli americani". "Al-Quds (Gerusalemme)", ha spiegato l'uomo, "è la capitale della Palestina". L'esercito israeliano, intanto, ha diffuso alcune cifre sui partecipanti alle dimostrazioni sia in Cisgiordania sia a Gaza. Sarebbero 2.500 nel primo caso e 3.500 nel secondo. Ora si aspetta la visita del vice presidente americano Mike Pence, ma prima di lui è in arrivo - la prossima settimana - il negoziatore di Trump, Jason Greenblatt, per i colloqui legati agli sforzi di pace.

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