Giornata Mondiale Aids, in Sud Sudan MSF porta medicine e test

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Progetto pilota di Medici Senza Frontiere in un'area del Paese colpita dagli scontri: “Programma Test and Treat esportabile in altre zone di conflitto”. I dati incoraggianti e le testimonianze

Medici Senza Frontiere sta sperimentando in Sud Sudan Test and Treat, programma per la diagnosi e la cura dell'Hiv già introdotto in altre zone dell'Africa.

L'iniziativa di MSF

Come ricorda la stessa organizzazione umanitaria sul suo sito Internet venerdì 1 dicembre, in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, la sperimentazione è stata avviata “con successo” due anni e mezzo fa nella Contea di Yambio in Equatoria occidentale, uno dei dieci stati del Sud Sudan, dove gli scontri costringono la popolazione a continui spostamenti. E il programma Test and Treat “potrebbe dunque applicarsi anche ad altre aree di conflitto e sfollamento”. Il progetto pilota, che ha il supporto del ministero della Salute italiano e terminerà a giugno 2018, consta di due équipe mobili che gestiscono sei centri in cui le persone possono fare il test e ricevere la terapia antiretrovirale. “L’accesso a cure salvavita per l’Hiv non deve essere accessibile solo alle popolazioni che vivono in contesti stabili o vicino a strutture sanitarie – spiega Jaume Rado, capo missione di MSF in Sud Sudan – vogliamo dimostrare che è possibile far sì che le persone affette da Hiv possano accedere ai servizi anche in ambienti difficili”.

La situazione in Sud Sudan

Per molte persone che vivono nelle aree rurali del Sud Sudan è quasi impossibile fare il test e seguire le cure per l'Aids, e – sottolinea MSF – “spostarsi da un villaggio all’altro è estremamente difficile” a causa della guerra che ha costretto milioni di persone, tra cui tantissimi bambini, a fuggire. Nella contea di Yambio – dove l’incidenza dell’Hiv è stimata al 3,4%, ben oltre la media nazionale – ora, però, le cose sono cambiate. “Invece di aspettare che i pazienti raggiungano una clinica o una farmacia, ci rechiamo nelle comunità rurali a cadenze prefissate”, spiega Farhan Adan, coordinatore dei progetti di MSF a Yambio.

Le testimonianze e gli ultimi dati

Che la situazione dei malati e delle famiglie in questa zona del Paese sia migliorata lo testimoniano le voci raccolte sempre da Medici Senza Frontiere. Come quella del capo tribale Arkangelo Ruben, che racconta come, “in passato, il trattamento per le persone sieropositive fosse quasi inaccessibile: i malati semplicemente soffrivano e morivano”. O quella di Nama Martin, paziente cui è stata diagnosticata la malattia dieci anni fa: “Ho 15 figli di cui occuparmi – racconta – ci mettevo due giorni per andare e tornare da Yambio e loro rimanevano soli. Ora, le medicine di cui ho bisogno arrivano direttamente al villaggio”. Gli ultimi dati riportati dall'organizzazione sono promettenti: fra giugno 2015 e l’inizio di novembre 2017, oltre 14.800 persone hanno eseguito il test; di queste, 505 sono risultate positive e 401 sono iscritte al programma. Al termine della fase pilota, un partner locale – il Catholic Medical Mission Board – subentrerà a MSF per portare avanti il progetto.

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