Il flacone di Praljak conteneva una sostanza chimica letale

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getty-Slobodan-Praljak

Lo ha dichiarato la procuratrice olandese Marilyn Fikenscher precisando che il corpo dell'ex generale verrà sottoposto ad autopsia. Le indagini cercheranno anche di chiarire come è stato possibile far entrare la bottiglietta dentro il tribunale dell'Aja

Una sostanza chimica letale. È stato definito così il contenuto del flacone con il quale l'ex generale croato-bosniaco Slobodan Praljak si è suicidato platealmente in diretta tv nella sala del Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi). Lo ha sostenuto il 30 novembre la procuratrice olandese Marilyn Fikenscher.

Si attendono ulteriori esami

Secondo la Fikenscher, citata da Associated Press, "Sulla base di un esame preliminare, al momento posso solo dire che nel contenitore vi era una sostanza chimica che può causare la morte". La procuratrice non ha fornito ulteriori dettagli sull'esatta natura della sostanza velenosa, confermando la notizia che a breve verrà effettuata un'autopsia sul corpo di Praljak. La Fikenscher ha inoltre chiarito che le indagini cercheranno anche di appurare come sia stato possibile per Praljak portare con sé la bottiglietta letale nell'aula del Tribunale dell'Aja dove sono in vigore severe misure di sicurezza.

L'autopsia di Praljak

Il criminale di guerra croato-bosniaco Slobodan Praljak, si è ucciso il 29 novembre subito dopo la conferma della sua condanna a 20 anni di reclusione stabilita dal Tribunale dell'Aja. Ora la giustizia olandese, citata dai media serbi, ha annunciato che la salma dell'ex militare verrà sottoposta ad autopsia. Frans Zonneveld, della procura dell'Aja, non ha tuttavia precisato le tempistiche dell'esame da parte del coroner. Gli inquirenti intendono accertare la natura della sostanza velenosa ingerita da Praljak, oltre alle modalità con le quali l'imputato è venuto in possesso della bottiglietta letale. Circostanze queste che sono oggetto di critiche e polemiche sui sistemi di controllo e sicurezza all'interno del Tribunale penale internazionale dell'Aja.

Le dichiarazioni del difensore

Intanto l'agenzia di stampa croata Hina, ha riportato le parole dell'avvocato difensore di Pralijak, Nika Pintar, in relazione al gesto compiuto in aula dal suo assistito. "Sono molto triste – ha dichiarato Pintar - ma rispetto il suo gesto. Sinceramente non avrei mai potuto immaginare che potesse fare una cosa del genere, ma conoscendolo come un uomo che tiene tantissimo al proprio onore, lo capisco completamente, e so bene che non avrebbe potuto vivere con il pensiero di uscire dall'aula in manette". Secondo l'avvocato, l'ex generale croato-bosniaco "era un uomo d'onore ha che non poteva sopportare di vivere con la condanna di criminale di guerra". Pintar ha raccontato che nei giorni prima della sentenza, Praljak non ha lasciato intendere in nessun modo di prendere in considerazione il suicidio, ma che era anche chiaro che avrebbe accolto con molto dolore la conferma in appello della condanna per crimini contro l'umanità e pulizia etnica di musulmani bosniaci.

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