Catalogna, prefetto: chiedo scusa per le violenze della Guardia Civil

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Confermata l'accusa di sedizione per Trapero, capo dei Mossos: rischia fino a 15 anni ma resta libero. Il prefetto del governo spagnolo a Barcellona si scusa per le azioni della Guardia Civil e tende la mano. Ma martedì Puigdemont parlerà di fronte al "Parlament"

Il caso Catalogna continua ad agitare la Spagna. Il capo dei Mossos d'Esquadra, Josep Lluis Trapero, è stato ascoltato stamattina per circa un'ora dai magistrati dall'Audiencia Nacional di Madrid, tribunale specializzato in affari di sicurezza nazionale e reati contro lo Stato. Non è stata disposta nessuna misura di custodia cautelare nei confronti del numero uno della polizia regionale catalana, accusato di sedizione. Trapero, che in caso di condanna rischia fino a 15 anni di carcere, ha prodotto una serie di documenti per chiarire la sua posizione e si è detto disponibile a tornare di fronte al tribunale per ulteriori approfondimenti. All'uscita dal tribunale è stato accolto dagli applausi dei sostenitori dell'indipendenza catalana e dagli insulti di un gruppo di unionisti che lo hanno definito "traditore".

Intanto, dopo le scuse del prefetto, Enric Millo, per le cariche della polizia ai seggi, Madrid ha invitato il governo autonomo della Catalogna a indire delle nuove elezioni regionali, Carles Puigdemont però pare voler andare avanti per la sua strada e ha chiesto di comparire martedì 10 ottobre davanti al "Parlament" per un intervento sulla "attuale situazione politica".

Le accuse contro Trapero

Trapero è finito nel mirino della giustizia spagnola per aver ordinato ai suoi uomini di non bloccare il processo di voto del referendum catalano domenica scorsa, contro il parere del governo centrale. Ma è accusato anche per la passività dei Mossos durante i fatti dello scorso 20 settembre, quando migliaia di persone si sono riversate davanti al Dipartimento dell'Economia della Generalitat di Barcellona per protestare contro gli arresti operati dalla Guardia Civil ai danni degli organizzatori del referendum per l'indipendenza dell'1 ottobre. Le proteste, secondo la giustizia spagnola, hanno ostacolato il regolare svolgimento delle operazioni di polizia. A Trapero viene imputato il mancato intervento a tutela dell'ordine pubblico e delle operazioni di polizia della Guardia Civil.

La difesa del capo dei Mossos

La convocazione del capo dei Mossos davanti alla giustizia spagnola è un fatto inedito. Trapero ha consegnato dei documenti che, stando alle sue dichiarazioni davanti ai giudici, dovrebbero dare tutte le informazioni necessarie per dimostrare la bontà del comportamento dei Mossos in occasione sia degli arresti del 20 settembre sia del referendum di domenica scorsa. Trapero è difeso da un avvocato dei servizi legali del Dipartimento dell'Interno. Lo stesso legale si occupa anche della difesa dell'intendente della polizia regionale Teresa Laplana. Presenti di fronte ai magistrati anche i due leader indipendentisti Jordi Sanchez, presidente dell'Assemblea Nazionale Catalana e Jordi Cuixart, numero uno dell'associazione Omnium Cultural.

Dubbi sulla competenza dell'Audiencia Nacional

In caso di condanna, Trapero rischia di dover scontare 15 anni di carcere. Il reato di sedizione, presente nel codice spagnolo dal 1822, non è stato quasi mai sanzionato in Spagna. Finora le azioni contrarie al rispetto delle disposizioni giudiziarie sono state identificate con le fattispecie di disobbedienza o resistenza all'autorità. Nel frattempo in Catalogna c'è chi polemizza sul reato imputato al capo della polizia regionale, mettendo in dubbio la competenza dell'Audiencia Nacional per i casi di sedizione.

Madrid apre un'inchiesta sulle violenze ai seggi durante il referendum

Nel frattempo la capitale tende per la prima volta la mano alla Catalogna. Il prefetto in Catalogna del governo spagnolo si è infatti scusato per le violenze di domenica scorsa, quando la polizia nazionale è intervenuta nei confronti dei cittadini in protesta che cercavano di votare al referendum per l'indipendenza. "Quando vedo queste immagini con persone che sono state colpite, spinte e con una di loro finita anche in ospedale, non posso che rammaricarmi e scusarmi per conto dei poliziotti", ha dichiarato Enric Millo in un'intervista a un'emittente televisiva spagnola. È la prima scusa arrivata da Madrid per quanto successo il 1° ottobre, con l'azione della polizia che secondo le autorità sanitarie catalane ha causato oltre 900 feriti. Lo stesso prefetto ha inoltre annunciato l'apertura di un'inchiesta sul comportamento degli agenti in 23 seggi in cui furono ferite 130 persone da parte della procura di Barcellona. Nonostante le scuse, Millo ha indicato la Generalitat catalana come responsabile dell'accaduto per aver voluto comunque portare avanti il referendum.

Parlament catalano, sessione plenaria il 10 ottobre

Da Madrid arriva l'invito al dialogo. Le autorità del governo centrale hanno proposto nuove elezioni regionali in Catalogna per uscire dalla situazione di impasse dopo il voto tenuto la scorsa domenica. "Sarebbero un bene", ha affermato il ministro portavoce, Ignacio Mendez de Vigo, che ha inoltre esortato il presidente Puigdemont a tornare "alla legalità" per sanare la frattura e riaprire un dialogo. Una proposta che non ha trovato riscontro nel governo autonomo catalano: come annunciato sul profilo Twitter del Parlament, il presidente dell'assemblea, Carme Forcadell ha infatti convocato una seduta plenaria per le ore 18 di martedì 10 ottobre. Nell'occasione Carles Puigdemont parlerà della "attuale situazione politica" di fronte al Parlamento riunito in sessione plenaria. Carles Riera, candidato di Cup (formazione politica indipendentista), ha reso noto che il suo partito e Junts pel Sì stanno già negoziando la dichiarazione di indipendenza che Puigdemont dovrà leggere di fronte all'assemblea.

Un decreto per le imprese in fuga dalla Catalogna

Intanto il governo di Mariano Rajoy prepara il piano per accogliere banche e imprese in fuga dalla Catalogna. Un decreto approvato dal consiglio dei ministri ha infatti snellito le procedure per il trasferimento della sede legale delle aziende. Per tutte queste imprese desiderose di lasciare la regione non sarà più necessario il "via libera" del consiglio di amministrazione. Secondo quanto afferma il ministro dell'Economia Luis de Guindos, la misura fa fronte alla richiesta manifestata da numerosi gruppi imprenditoriali, preoccupati per i rischi di instabilità connessi alla deriva secessionista. Giovedì 5 ottobre il cda di Banc Sabadell ha deciso di spostare la storica sede sociale da Sabadell ad Alicante, mentre Banco Mediolanum – controllata spagnola di Banca Mediolanum – si è trasferita da Barcellona a Valencia. In una nota alla Cnmv, la Consob spagnola, CaixaBank ha comunicato che il suo cda ha "all'unanimità" deciso di "adottare tutte le misure necessarie a spostare la sua sede legale" a Valencia, "alla luce della attuale situazione politica e sociale in Catalogna". La multinazionale Gas Natural Fenosa ha convocato un Cda straordinario per prendere una decisione.

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