Ginevra: migliaia di euro gettati nel bagno di una banca

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Fotogramma_Toilette

A compiere l’incredibile gesto sarebbero state due donne spagnole. Intasate le toilette di una filiale Ups e di tre ristoranti

Decine di migliaia di euro prelevati chissà dove, sminuzzati e gettati negli scarichi del bagno. È avventuo all'inizio dell'estate a Ginevra. Quattro toilette sono rimaste intasate da pezzi da 500 euro malridotti, in una filiale della banca svizzera Ups in rue della Corraterie e in tre locali nello stesso quartiere, 2 donne spagnole sono indagate dalla Polizia elvetica.

La scoperta dei bagni intasati

Del fatto, avvenuto già qualche mese fa, è stata data notizia solo in questi giorni. Ad accorgersi del problema nei bagni dell’istituto di credito, in pieno centro città, sono stati alcuni dipendenti. Dopo un sopralluogo, gli agenti della Polizia di Ginevra hanno scoperto che anche le toilette di 3 tavole calde nei paraggi della banca erano letteralmente intasate di contanti, tutte banconote da 500 euro. Nel complesso sarebbero state distrutte decine di migliaia di euro, secondo quanto riferito dal portavoce della polizia locale.

Mistero sui motivi del gesto

Da tempo ormai la Banca Centrale Europea ha deciso di ritirare il taglio da 500 euro, perchè ritenuto troppo adatto ad attività illecite di vario tipo. Ma la vicenda di Ginevra resta un mistero. Sino ad ora è emerso che le due donne spagnole avevano depositato in un caveau della banca una grande quantità di denaro, addirittura per milioni di euro. Tramite il loro legale, secondo quanto riporta la "Tribune de Geneve", le due signore iberiche hanno fatto sapere di essere disponibili a pagare le spese per la riparazione degli scarichi della banca e dei ristoranti. Danni che ammonterebbero a “diverse migliaia di euro”. Secondo quanto emerso, la Procura del Cantone di Ginevra avrebbe deciso di approfondire la questione con un’indagine ad hoc anche se, secondo la legge svizzera, distruggere banconote non è reato. Il giornale svizzero formula diverse ipotesi per dare una risposta al caso. Dalla possibile distruzione di denaro di dubbia provenienza, al possibile legame con la fine del segreto bancario elvetico e l’entrata in vigore, dal 2018, dello scambio automatico di informazioni.

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