Open data, la Ue spinge sull'acceleratore

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Lo screenshot di AppsForItaly, il concorso lanciato in Italia per agevolare la realizzazione di applicazioni che sfruttino i flussi di informazioni pubbliche.
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Numeri sul traffico, sull'inquinamento e sui servizi: i dati prodotti dalle istituzioni pubbliche europee possono avere un impatto sull'economia che vale 40 miliardi all'anno. La proposta redatta dalla Commissione europea e la situazione in Italia

di Gabriele De Palma

Scoperchiare la miniera d'oro informativa finora chiusa nei database delle amministrazioni pubbliche. E' questo in sintesi il significato della nuova proposta del Commissario europeo per l'Agenda Digitale Neelie Kroes in tema di dati pubblici: obbligare gli enti dei Paesi membri a rendere le informazioni in loro possesso accessibili e facilmente riutilizzabili. Numeri sul traffico, sull'inquinamento, sui servizi e tutto quanto fino a ieri era gelosamente custodito negli archivi informatici pubblici deve – con adeguate politiche – essere messo a disposizione di cittadini e imprese. I vantaggi che deriveranno dalla condivisione di questo patrimonio sono molteplici: nuovi servizi per la popolazione, occasioni di business per i privati ma anche maggiore trasparenza delle istituzioni. A sostegno dell'iniziativa la Commissione ha messo sul tavolo 100 milioni di euro in tre anni.

La proposta - Due i passaggi in cui si articola la proposta della Kroes. Innanzitutto, la modifica della direttiva vigente del 2003 che chiede alla pubblica amministrazione solo di dotarsi di politiche sul riuso dei propri dati. Rispetto al testo attuale, la nuova versione conterrà indicazioni esplicite anche sui formati in cui devono essere rese disponibili e sui costi per l'utente. Questa revisione comunque non riguarda le informazioni sui privati cittadini: quelle sensibili sulla salute o i dati anagrafici rimarranno anzi molto ben custoditi sotto la vigente legislazione comunitaria sulla privacy. In secondo luogo, per dare il buon esempio, la Kroes ha deciso l'istituzione di un unico portale che raccolga i dati in possesso della Commissione Europea (che verrà inaugurato nella primavera del 2012).

Business – Il mercato generato dall'uso degli open data disponibili è già allettante. Secondo le stime fornite dalla Commissione si tratta di un giro di affari del valore di 30 miliardi di euro all'anno. Spiccano tra le attività più produttive che si basano sul patrimonio informativo pubblico i servizi di geolocalizzazione. Come l'app per smartphone e tablet che informa delle farmacie di turno in Gran Bretagna che si appoggia ai database resi disponibili dal governo britannico. O come le mappe di Wheelmap.org che informano i disabili sull'accessibilità di esercizi commerciali e uffici pubblici. Ma questo è solo l'inizio. Qualora in tutta la Ue si ottemperasse alla proposta, secondo la Kroes, le prospettive di sviluppo salirebbero a 70 miliardi di euro annui. Un business tanto più allettante perché basato su dati gratuiti o, a parte qualche eccezione come gli archivi delle collezioni dei musei, messi a disposizione a prezzo di costo. Dopo tutto, come ricorda la Commissione, per quei dati i cittadini hanno già pagato attraverso le tasse. Visto il ritorno economico previsto per la libera condivisione delle informazioni, il Commissario ha invitato anche le aziende private a mettere a disposizione i propri archivi.

Iter e buoni esempi – La nuova direttiva se non incontrerà particolari ostacoli sarà pronta per il 2013, e gli Stati membri avranno a quel punto diciotto mesi di tempo per adeguarsi. L'invito alle varie amministrazioni nazionali è comunque di muoversi quanto prima. Anche perché i buoni esempi a cui ispirarsi non mancano. Nel Regno Unito e in Francia sono attivi da tempo siti per la fruizione degli open data. E anche l'Italia si è già mossa, con un portale presentato recentemente, che aggrega quanto oggi è disponibile sulla scia della best practice nazionale rappresentata dalla Regione Piemonte. Nel nostro Paese, inoltre, è stato lanciato AppsForItaly, un concorso per agevolare la realizzazione di applicazioni che sfruttino i flussi di informazioni pubbliche. E pochi giorni fa anche il Comune di Bologna ha inaugurato OpenData Iperbole, che ha reso disponibili i dettagli degli accessi alla rete civica locale e dei servizi su questa erogati. Tra le aziende in questa direzione si è mossa anche Enel, una delle poche aziende private ad abbracciare i dati aperti.

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