Milano, inchiesta su eredità a Patrizia Reggiani: 8 indagati

Lombardia

Le indagini riguardano la gestione del patrimonio di svariati milioni di euro lasciato in eredità da Silvana Barbieri alla figlia, condannata come mandante dell'omicidio del marito Maurizio Gucci. Nel procedimento le accuse sono, a vario titolo, circonvenzione di incapace, peculato, furto, corruzione e induzione indebita

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Sono otto gli indagati nell'inchiesta compiuta dalla Procura di Milano sulla gestione del patrimonio di svariati milioni di euro lasciato in eredità da Silvana Barbieri alla figlia Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni, di cui 17 trascorsi in carcere, come mandante dell'omicidio del marito Maurizio Gucci. Il numero degli indagati è emerso dall'avviso di conclusione delle indagini notificato oggi nei confronti, tra gli altri, dell'ex amministratore di sostegno di Patrizia Reggiani, l'avvocato Daniele Pizzi, e dell'allora compagna di cella Loredana Canò. Le accuse sono, a vario titolo, circonvenzione di incapace, peculato, furto, corruzione e induzione indebita.

Gli indagati

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Come si legge nell'avviso di chiusura delle indagini, condotte dalla guardia di finanza e coordinate dall'aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Michela Bordieri, sono indagati anche l'avvocato Maurizio Giani, legale di Silvana Barbieri, morta nel 2019, e Marco Chiesa, consulente finanziario sempre della madre della vedova Gucci. E ancora Marco Riva e Maria Angela Stimoli, presunti "prestanomi", e Mario Wiel Marin e Marco Moroni, titolari di una società che ha svolto una perizia "sul valore economico di cinque società immobiliari" di cui era amministratrice Barbieri.

L'eredità

Una serie di perquisizioni erano state effettuate nell'inchiesta nell'aprile 2021. Inquirenti e investigatori hanno ricostruito entità e movimenti del patrimonio della madre di Reggiani a partire dal '53, quando fu fondata la prima società immobiliare della signora Barbieri e fino al marzo 2021, quando è stato sostituito l'amministratore di sostegno dell'ex moglie dell'imprenditore della moda, che ha espiato 26 anni di carcere per essere stata la mandante dell'omicidio del marito avvenuto nel '95. L'indagine è nata anche in seguito all'esposto presentato da Allegra Gucci, una delle due figlie di Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci, sentita come teste e alla sospensione dall'incarico di amministratore di sostegno di Pizzi, disposta il 19 marzo 2021 dal giudice tutelare Ilaria Mazzei per chiarimenti e verifiche sui rendiconti delle uscite: tre milioni di euro in due anni. Barbieri aveva lasciato in eredità alla figlia una villa nel cuore di Milano, un capannone di 10 mila metri quadri in via Mecenate e società immobiliari. E poi aveva incaricato l'avvocato Giani di costituire una Fondazione, da lui stesso presieduta a vita, con in pancia tra l'altro un complesso immobiliare da almeno 14 milioni di euro dietro la Stazione Centrale.

Pm: “L'ex compagna di cella manovrava Reggiani”

Nell'ottobre 2018, ancora prima della morte di Silvana Barbieri, la madre di Patrizia Reggiani, l'ex compagna di cella della vedova Gucci, Loredana Canò, si sarebbe introdotta "definitivamente nella vita della Reggiani, andando a vivere nella sua casa" e lì avrebbe acquisito "il pieno controllo della gestione domestica", gestendo il "personale di servizio" ma anche rispondendo al telefono al posto suo. E sarebbe arrivata fino ad "impedire alle figlie Alessandra e Allegra Gucci e alle amiche" di farle visita. Dagli atti dell'inchiesta milanese spuntano ampi dettagli sulla "manovra" portata avanti da Canò, assieme ad altri 5 indagati, tra cui l'ex amministratore di sostegno della vedova Gucci, per "condizionarne pienamente il residuo di volontà che la sua malattia le consentiva" e incassare soldi. Tra le tante condotte che vengono contestate a Canò nell'imputazione c'è quella di essersi fatta assumere come "assistente personale" di Reggiani per 1.600 euro al mese, ma anche l'essersi appropriata di suoi "gioielli" o averle fatto firmare una scrittura privata nella quale la vedova Gucci si dichiarava debitrice nei suoi confronti per oltre 60mila euro. Tra l'altro, si legge ancora, sarebbe stata l'ex compagna di cella a convincere Reggiani "che era necessario fare 'guerra' alle figlie, così sostenendola nella causa per l'ottenimento del vitalizio e potendone di fatto poi disporre".

Canò, secondo i pm, avrebbe vinto "la strenua opposizione dell'anziana madre della Reggiani", che non vedeva di "buon occhio la relazione" con la figlia, "anche con l'aiuto di" Maurizio Giani, ex legale di Silvana Barbieri, accusato di circonvenzione di incapace sia dell'anziana che della vedova Gucci. Sarebbe stato Giani a favorire la "sempre più ingombrante presenza nella vita della Reggiani, nella quale Canò si insinua in maniera inesorabile". E per prima cosa la cosiddetta 'amica' le azzera "i pochi rapporti sociali" e le impedisce di "mantenere una normale relazione affettiva con le figlie". Quando le ruba i gioielli la convince che sarebbe stato il personale di servizio, tanto che Reggiani sporge denuncia il 21 settembre 2017. È lei, poi, sempre cinque anni fa a convincere 'lady Gucci' "a nominare come proprio difensore Daniele Pizzi" e nel febbraio 2019 a farle sostituire il suo amministratore di sostegno dell'epoca con lo stesso Pizzi. E ancora Canò le blocca dei numeri di telefono, scrive le mail "per conto suo", le controlla la posta, nasconde "in casa numerosi registratori per registrare le conversazioni della Reggiani e del personale di servizio". Predispone pure, scrivono i pm, "dei copioni che la donna legge durante gli incontri con gli estranei", come col giudice tutelare o con le figlie. Si fa delegare ad operare sui suoi conti, si fa autorizzare ai prelievi e "a presenziare alle assemblee societarie". Si fa servire "dal persone di servizio" e usa la macchina di Reggiani. Il 29 aprile 2020 avrebbe fatto firmare, assieme a Pizzi e Marco Chiesa ("prestanome"), a Reggiani una "polizza vita" con un premio da 6,6 milioni di euro indicandosi tra i beneficiari: lei "al 34%", gli altri erano Stimoli e Riva, due degli 8 indagati. Il 2 febbraio 2021 impedisce ancora a Reggiani di vedere le figlie. E ancora a settembre scorso si fa pagare, secondo i pm, quasi 40mila euro da una delle società della famiglia Reggiani.

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