Expo, Corte d’Appello: Sala commise falso, ma il reato è prescritto

Lombardia

Lo scrivono i giudici nelle motivazione della sentenza dello scorso 21 ottobre con cui hanno rigettato la richiesta di assoluzione nel merito da parte della difesa del sindaco milanese, dichiarando però l'estinzione del reato per prescrizione

Non è ritenuto "innocuo e di conseguenza privo di rilevanza penale", ma è comunque prescritto il reato di falso contestato al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, finito sotto processo per aver firmato, quando era amministratore delegato di Expo, due verbali retrodatati, che servirono a sostituire due commissari incompatibili della gara per la Piastra dei servizi. Lo scrive la Corte d'Appello di Milano nelle motivazione della sentenza dello scorso 21 ottobre con cui ha rigettato la richiesta di assoluzione nel merito da parte della difesa di Sala, ma ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione. L'attuale primo cittadino milanese era stato condannato nel luglio del 2019 a sei mesi di reclusione, convertiti in pena pecuniaria di 45mila euro, e gli era stata riconosciuta l'attenuante dell'aver agito per motivi di "particolare valore morale o sociale". 

Le motivazioni

Come si legge nelle motivazioni "premessa la pacifica falsità della data apposta sugli atti oggetto di imputazione" sottoscritti da Sala, la corte condivide le considerazioni svolte in primo grado e cioè che l'opportunità di sostituire in via cautelare i due commissari perché incompatibili fu una questione sollevata nel maggio del 2012 e sebbene "non sia stata immediatamente risolta" e "demandata ad un momento successivo" era "di estrema rilevanza" e "già sottoposta all'attenzione personale" di Sala. Pertanto "non è assolutamente credibile che (...) si sia disinteressato della soluzione che i tecnici avevano proposto (...) né che una persona della sua competenza ed esperienza si sia limitata a sottoscrivere atti di tale rilevanza senza esaminarne nel dettaglio il contenuto". Per i giudici non è nemmeno "credibile", che l'ex ad di Expo "non abbia prestato attenzione" alla data apposta sugli atti al centro della vicenda. Sala quindi "ha sottoscritto e fatto proprio, in virtù del proprio ruolo il contenuto degli atti", al centro della contestazione di falso "non innocuo" ma prescritto.

La Corte d'Appello ha poi confermato la sentenza con cui in primo grado sono stati assolti non solo il coimputato di Sala, l'allora manager Angelo Paris che oltre di falso rispondeva anche di tentato abuso di ufficio, ma pure Antonio Giulio Rognoni, accusato di turbativa d'asta sulla gara d'appalto, e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani, accusato di tentato abuso d’ufficio.

L'avvocato di Sala: “La giustizia non ha avuto ali robuste”

"Io credo che in questa situazione processuale la giustizia non ha avuto ali robuste per ergersi e liberarsi da dinamiche che con la giustizia avevano poco a che fare", ha detto l'avvocato Salvatore Scuto, che assiste Sala. "Il fatto cioè che si sia caparbiamente cercato di trovare una responsabilità per Sala ha portato a tre procedimenti", ha aggiunto il legale che ha sottolineato come "intanto la prima cosa che viene da dire è che viene confermato l'impianto della sentenza di primo grado che riconosceva a Sala il merito di aver comunque portato a termine in tempo utile la realizzazione e il successo di Expo. Quindi di non aver agito nell'interesse personale". Per quanto riguarda l'accusa di falso ideologico secondo l'avvocato poi "una prescrizione diventa preclusiva di qualsiasi accertamento nel merito vero e proprio".

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