Caso Diasorin, il ministero della Salute: “Non andava fatta la gara”

Lombardia

"Nel caso in cui la ricerca avvenga su iniziativa del privato non si procede con l'evidenza pubblica", sono queste le conclusioni del parere del ministero trasmesso al Consiglio di Stato che decidere sul contenzioso tra la multinazionale e la società Technogenetics sulla validazione dei test sierologici per la ricerca degli anticorpi del Covid

"Nel caso in cui la ricerca avvenga su iniziativa del privato, così come è avvenuto con l'accordo tra fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e Diasorin Spa, approvato con delibera del direttore generale datata 23 marzo 2020, non si procede con l'evidenza pubblica", sono queste le conclusioni del parere del ministero della Salute trasmesso al Consiglio di Stato, che ne aveva fatto richiesta per decidere nel merito sul contenzioso tra la multinazionale e la società Technogenetics con al centro la validazione dei test sierologici per la ricerca degli anticorpi del Covid. Il parere si basa sull'analisi di plurimi e simili contratti tra Irccs, come lo Spallanzani di Roma, e le case farmaceutiche. (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI)

La vicenda

La relazione era stata chiesta lo scorso luglio dal Consiglio di Stato al Miur per avere "più ampi elementi conoscitivi circa le prassi operative seguite" dagli Istituti di Ricovero e Cura a carattere scientifico quale è il San Matteo di Pavia. Richiesta avanzata in vista dell'udienza fissata per il mese prossimo nella quale si entrerà nel merito della questione, per poi decidere, dopo che i giudici di palazzo Spada avevano sospeso gli effetti della sentenza con cui il Tar della Lombardia, accogliendo il ricorso di Technogenetics, l' 8 giugno precedente aveva azzerato l'accordo tra la multinazionale e lo stesso San Matteo sui test sierologici per la ricerca nel sangue degli anticorpi dopo una infezione da Covid-19.

La relazione del ministero

Gli esperti del Ministero nel loro report fanno una premessa: "Nel caso di 'sperimentazioni e validazioni su proposta del privato' nella normale prassi di tutti i centri sedi di sperimentazione clinica (Irccs pubblici e privati, aziende ospedaliero-universitarie e altri enti del Ssn) dato che tali enti sono aperti alla collaborazione con qualunque impresa che intenda condurre una sperimentazione clinica, non ricorrono procedure di evidenza pubblica". Dopo la ricognizione di molti contratti stipulati - per esempio tra lo Spallanzani e Diasorin per la valutazione di test molecolare per la diagnosi del coronavirus o tra Italfarmaco e l'Istituto Oncologico Veneto di Padova per l'analisi dell'effetto di una molecola brevettata - per tracciare un quadro "rappresentativo delle prassi operative seguite dagli Irccs, i tecnici riassumono le loro conclusioni in cinque punti. Oltre al fatto che nel caso di specie "non si procede con l'evidenza pubblica", si sottolinea come "le politiche europee pongono dal 2000 come obiettivo strategico l'investimento in ricerca e innovazione , favorendo lo sviluppo di una rete di ricerca industriale e trasferimento tecnologico e incoraggiando le aziende ad investire di più (...) e a mirare a campi in cui potessero lavorare con il settore pubblico". In questo quadro il ministero della Salute "ha collocato tra le sue priorità il trasferimento tecnologico e la creazione di sinergie tra il mondo della ricerca, il settore imprenditoriale e il territorio e ha importato tali indirizzi nell'attività di promozione dell'azione degli Irccs". Tra le varie cose nella relazione si ricorda che nell'applicazione della legge del 2003 relativa agli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ricadono "le tre principali tipologie in cui si può esplicare l'attività di ricerca " e non solo quelle "che partono da un'idea originale di proprietà dell'Istituto" (in questo caso la prassi è l'evidenza pubblica, ndr), "ma ogni iniziativa di trasferimento tecnologico in cui l'Istituto mette in campo il proprio Know-how".

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