Caso DiaSorin, Riesame: “Lecita acquisizione dati da telefono Fontana”

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Per il tribunale, il blitz di fine settembre sui cellulari del governatore lombardo e di altre persone ha rispettato "i principi di proporzionalità e adeguatezza" perché il "perimetro" dell'attività è stato limitato a ritrovare le chat "cancellate dall'indagato Alessandro Venturi", presidente del Policlinico San Matteo

L'acquisizione di "contenuti" dai telefoni del governatore Attilio Fontana e di altre persone, tra cui l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, ha rispettato "i principi di proporzionalità e adeguatezza" perché il "perimetro" dell'attività è stato limitato a ritrovare le chat "cancellate dall'indagato Alessandro Venturi", presidente del Policlinico San Matteo. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Pavia chiarendo, però, che con questi "criteri di selezione" è implicita la "successiva distruzione della copia forense dei dati non pertinenti" all'esigenza di indagine, anche se il decreto di perquisizione, eseguito dalla guardia di finanza a fine settembre in merito al caso sull’accordo tra Diasorin e il San Matteo di Pavia sullo sviluppo di test sierologici, non lo prevede.

La consulenza della difesa

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Le acquisizioni sui telefoni erano state disposte dalla Procura di Pavia dopo che, nell'indagine sull'accordo tra la multinazionale farmaceutica e il San Matteo, il presidente dell'istituto scientifico Venturi, secondo i pm, nei primi giorni di luglio "ha proceduto alla cancellazione massiva dal telefono cellulare di tutte le chat WhatsApp". I legali del governatore, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, hanno presentato ricorso contro il blitz con cui è stata acquisita copia di contenuti, chat, mail e messaggi, del suo telefono e hanno deciso di depositare ieri una propria consulenza tecnica con tanto di chiavetta dove sono contenuti i messaggi del presidente lombardo con il presidente dell'istituto scientifico pavese. Una mossa per dimostrare che Fontana, non indagato, "non vuole ostacolare" le indagini, ma contestava il blitz perché "troppo invasivo". Per i giudici del Riesame, che hanno respinto il ricorso (era stato presentato anche dai legali di Gallera e di Giulia Martinelli), l'attività disposta dai pm ha rispettato i parametri normativi. I giudici fanno un riferimento, tra l'altro, anche all'attività disposta dalla Procura di Milano nell'inchiesta sul 'caso camici' con acquisizioni sui telefoni della moglie di Fontana ed altri attraverso "parole chiave". E per il Riesame la scelta operata dai pm di Pavia "risulta essere un criterio ben più selettivo rispetto all'individuazione di sessanta parole chiave" con anche "termini generici come Raffaele o Davide", che possono trovarsi anche in chat non pertinenti con le indagini. E con una "violazione di dati privatissimi”.

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