Torna in carcere il boss ergastolano Pasquale Zagaria

Lombardia

Fratello del capoclan dei Casalesi Michele, venne scarcerato per motivi di salute dal giudice di sorveglianza di Sassari durante la fase acuta dell'emergenza coronavirus. Questa mattina il trasferimento nel carcere di Opera a Milano

Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capo clan dei Casalesi Michele, torna in carcere. Questa mattina il boss, soprannominato "Bin Laden", è stato trasferito nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Zagaria si trovava ai domiciliari in casa di un familiare a Brescia dallo scorso aprile, quando, durante la fase acuta dell'emergenza coronavirus (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEL CONTAGIO), venne scarcerato per motivi di salute dal giudice di sorveglianza di Sassari, lo stesso che ha poi sollevato questione di legittimità costituzionale contro il decreto Bonafede, sottolineando la violazione di principi fondamentali come quelli contenuti negli articoli 3 (principio di eguaglianza), 27 (principio di umanità della pena) e 32 (diritto alla salute) della Costituzione, ma anche gli articoli 102 e 104 relativi all'ordinamento della Giustizia, perché realizzerebbe un'illegittima ingerenza del potere esecutivo-legislativo in quello giurisdizionale.

Cinque mesi ai domiciliari

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Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari, termine scaduto ieri. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze di salute e riportato il boss in carcere.

Giudice: “Anche in carcere tutelata la sua salute”

"Non si ravvisano, allo stato, le condizioni per la proroga della misura domiciliare, anche concentrandosi esclusivamente sul profilo medico sanitario che appare, in tutta evidenza, tranquillizzante, sia in punto prognostico sia in relazione alla tutela del diritto alla salute, assolutamente preservabile anche in detenzione carceraria”. È quanto scrive il giudice di Sorveglianza di Brescia, Alessandro Zaniboni, nel provvedimento con cui ha respinto "la proposta di proroga del differimento della esecuzione della pena concesso nelle forme della detenzione domiciliare" per Pasquale Zagaria. "Anche dalla recente relazione sanitaria" del 17 settembre, scrive il Tribunale di Sorveglianza di Brescia, "si desumono condizioni cliniche compatibili non solo con la carcerazione ma, soprattutto, con il rispetto del diritto alla salute del detenuto".

Di nuovo in carcere tutti i boss al 41 bis

Con il trasferimento nel carcere di Opera di Pasquale Zagaria, tutti i boss che erano in regime di 41 bis e che erano stati scarcerati durante l'emergenza Covid sono rientrati in cella. Oltre a Zagaria erano infatti usciti di prigione Francesco Bonura, uomo vicino a Bernardo Provenzano, e Vincenzino Iannazzo, esponente del clan di 'Ndrangheta di Lamezia Terme. Quest'ultimo è rientrato in carcere a inizio di giugno mentre Bonura a fine giugno, entrambi per effetto del decreto Bonafede.

Uilpa: “Ora ci si prepari a probabili nuovi contagi”

Sul ritorno in carcere di Zagaria è intervenuto Gennarino De Fazio, Segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, il quale ritiene che ”i nuovi Vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria con a Capo Bernardo Petralia, che si stanno connotando per un certo dinamismo, abbiano fatto in modo di assicurare anche a Zagaria, come a qualsiasi persona umana, fosse anche il più incallito dei delinquenti, il diritto alla salute. Condizioni - ha aggiunto - che, evidentemente, vuoi per problemi ancestrali, vuoi per disorganizzazione, vuoi, ancora, per errori e ritardi, non era stato possibile assicurare in precedenza. Adesso, però, ci si prepari a una possibile fase due con probabili nuovi contagi; nessuno si potrebbe permettere il bis a ciò che è accaduto nella scorsa primavera”, ha concluso.

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