Coronavirus Milano, focolaio in Rsa. Galli: “Al Sacco positivi anche da altre strutture”

Lombardia
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Sono 21 ospiti e tre operatori sanitari. La metà degli anziani sono già stati ricoverati in ospedale in reparti Covid, gli altri 11 sono isolati in attesa di un posto. Ma solo uno è sintomatico

Il Coronavirus torna nelle residenze per anziani. Alla Rsa Quarenghi, periferia Nordovest di Milano, sono risultati positivi al tampone 21 ospiti e tre operatori sanitari. Solo uno, però, è sintomatico. Lo rende noto Alberto Meneghini, direttore d'area di Coopselios, che gestisce la struttura, precisando che si attendono i risultati su altri 24 tamponi condotti sugli anziani". (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA)

Anche in provincia di Siena, a Montepulciano, tre operatrici della Rsa 'Cocconi Bernabei' sono risultate positive al Coronavirus. Circa 20 persone tra gli addetti sanitari sono in isolamento per contatti con i positivi e attualmente risultano negative, così come i 40 ospiti della struttura già sottoposti a tampone.

"11 asintomatici ancora nella struttura"

Gli operatori risultati positivi "sono già stati posti a riposo", mentre tra gli ospiti undici, asintomatici, "sono ancora in struttura in attesa che gli ospedali ci diano la disponibilità di posti letto", ha aggiunto Meneghini. Gli altri dieci sono già stati ricoverati in ospedale in reparti Covid. "I famigliari sono stati avvisati sullo stato di salute dei loro cari e possono mantenere regolare comunicazione per telefono e con videochiamate", ha aggiunto Meneghini. La struttura ospita oltre 120 persone. "La situazione - assicurano da Coopselios, che gestisce la struttura - è gestita e monitorata quotidianamente dal personale sanitario e socio-assistenzale dell'ente gestore nel rispetto delle procedure e dei protocolli in essere".

Galli (Ospedale Sacco):"Negli ultimi 10 giorni anziani da altre Rsa"

Negli ultimi 7-10 giorni sono diversi gli anziani, positivi al SarsCov2, mandati all'ospedale Sacco di Milano, la maggior parte dei quali asintomatici o con pochi sintomi. "Il problema è che se si continua così, si rischia di occupare tutti i posti letto dei reparti di malattie infettive e non avere poi disponibilità quando arriveranno i malati con sintomi o quadri più complicati" a dirlo all'ANSA è Massimo Galli, responsabile del reparto Malattie infettive dell'ospedale. "Negli ultimi 10 giorni altre Rsa milanesi, diverse da quella del focolaio emerso oggi, ci stanno mandando anziani positivi al Coronavirus, asintomatici o con pochi sintomi, quindi con una situazione non particolarmente impegnativa a livello epidemiologico, che non richiederebbe un tipo di assistenza per malati acuti", precisa Galli. Mandando però in ospedale questo tipo di "pazienti, rischiamo poi di non avere posti letto disponibili per il ricovero quando più avanti arriveranno le persone con sintomi. Per questo motivo stiamo pensando se riattivare uno dei reparti infettivi per questo tipo di degenze lunghe che non necessita di terapie per acuti". Indubbiamente se il virus riesce ad entrare in una Rsa, conclude Galli, "dilaga, perché gli anziani sono molto più suscettibili degli altri a rimanere contagiati e ad avere un andamento più grave. Ciò non vuol dire che se si è vecchi e si contrae il virus, si va incontro a morte certa. Ricordiamoci che nella Rsa di Castiglione d'Adda nel lodigiano, dove il 100% era risultato positivo, molti sono stati asintomatici o sono sopravvissuti". 

Ats Milano: "Da aprile sistema sorveglianza Rsa"

In questo momento ci sono "indizi di alta trasmissibilità del coronavirus qui sul territorio di Milano, che non dipendono da chi rientra dalla Sardegna. Il virus per ora sta facendo pochi danni, anche se entra in strutture dove ci sono persone fragili, come gli anziani delle Rsa". A spiegarlo all'ANSA è Vittorio De Micheli, direttore sanitario dell'Ats Milano. Per quanto riguarda le residenze per anziani, De Micheli ha precisato che da aprile Milano ha un sistema di sorveglienza attivo per le Rsa, che prevede che ogni singolo gestore segnali un caso sospetto, per far fare il tampone. Se la persona positiva ha dei sintomi, "l'Rsa la manda in ospedale, se è asintomatica, va isolata nella stessa struttura - continua De Micheli - Ma se l'Rsa non può garantire l'isolamento, dovrebbe mandarla in una struttura intermedia di lungo degenza". Strutture che la Regione Lombardia "si è impegnata in una delibera a costruire, ma ancora non ci sono. Quindi si cercano degli ospedali non ad alta complessità o delle strutture intermedie dove mandare i casi asintomatici o con pochi sintomi, per non intasare quelle con i reparti di infettivologia". All'ospedale Sacco, che ha segnalato oggi di ricevere da 10 giorni dalle Rsa persone anziani asintomatiche, paventando il rischio di non avere in futuro posti letto liberi per chi avrà i sintomi, De Micheli risponde che "quello sollevato dal Sacco, e anche dal Niguarda, dove ora sono ricoverati 4 anziani dell'Rsa Quarenghi, non è un problema di oggi, perché non siamo in sofferenza. Indubbiamente come Ats dovremo trovare delle soluzioni per i casi meno complessi per evitare la saturazione dei reparti per acuti degli ospedali, ma al momento - conclude - siamo in grado di tracciare i contatti e identificare completamente i focolai senza che producano altri effetti". 

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