Sequestro di beni immobili del valore di 1,8 milioni nel Pavese

Lombardia
©Fotogramma

L’intervento della Dia di Milano e della guardia di finanza cittadina riguarda immobili industriali, box, diversi terreni agricoli, diverse case tra cui due ville con piscina

La Dia di Milano, insieme alla guardia di finanza di Pavia, ha sequestrato diverse unità immobiliari un patrimonio immobiliare per un controvalore di 1,8 milioni di euro. Il provvedimento di sequestro è stato disposto dalla Sezione distrettuale Misure di prevenzione del Tribunale di Milano.

L’inchiesta

Le indagini sono state condotte in stretta collaborazione con le Procure di Milano e Pavia e con la Direzione investigativa antimafia di Milano. In Lomellina, l'inchiesta si è concentrata sulla ricostruzione degli "ingenti proventi illeciti accumulati da Angelo Feratti, in seguito alla commissione, negli anni 2000, di numerosi reati (traffico internazionale di stupefacenti, armi, rapine e bancarotta fraudolenta) in relazione ai quali è già intervenuta sentenza definitiva di condanna".

Le indagini

L'attività investigativa ha dimostrato "come quei capitali illeciti siano stati reinvestiti nell'acquisto di immobili di ingente valore, in alcuni casi sottoposti anche ad imponenti lavori di ristrutturazione e ampliamento".

I sequestri

Il Tribunale di Milano ha disposto il sequestro di due ville di pregio nei comuni di Gambolò e Vigevano un immobile industriale, un box e diversi terreni agricoli in Lomellina. Nell'ambito di un'altra indagine, sono stati sequestrati a Rivanazzano Terme, in Oltrepò Pavese, due ville del valore di 600mila euro di proprietà di M.R., oggi 80enne pensionato, storica figura di spicco della criminalità lombarda, coinvolto nei processi contro la malavita milanese insieme ad A.E. (detto "il Tebano"). Inoltre le Fiamme Gialle hanno sequestrato a Gambolò e Vigevano due ville e alcuni magazzini riconducibili a G.B., 64 anni, già condannato in via definitiva per episodi di bancarotta fraudolenta e reati fiscali. È stata inoltre dimostrata una sproporzione fra il reddito dichiarato e il tenore di vita dell’uomo, "soggetto già condannato in via definitiva per episodi di bancarotta fraudolenta e reati fiscali".

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