Milano, ‘ndrangheta: cosca punta a finanziamenti per Covid, 8 arresti

Lombardia
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I soggetti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. Dalle indagini dei finanzieri è emerso che una persona inserita in una cosca ha ottenuto contributi e voleva beneficiare anche dei fondi per le imprese

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Milano, in un'inchiesta della Dda contro la 'ndrangheta, ha arrestato 8 persone per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. In totale, quattro sono finiti in carcere, quattro ai domiciliari e per altre due persone è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono stati sequestrati beni, tra cui aziende e disponibilità finanziarie, per 7,5 milioni di euro. Sono in corso perquisizioni in varie regioni e in più c'è una notifica di un avviso di conclusione indagini a carico di 27 persone.

Le indagini

A quanto trapela dall'inchiesta, è emerso che una persona inserita in una cosca ha ottenuto contributi a fondo perduto e voleva beneficiare anche dei finanziamenti per le imprese previsti per l'emergenza Covid (TUTTI GLI AGGIORNAMENTILA SITUAZIONE IN LOMBARDIA). Le indagini, condotte dal Gico delle Fiamme Gialle sulle infiltrazioni della mafia calabrese nell'economia - come spiega il procuratore Francesco Greco in una nota - hanno accertato che "il principale indagato, indicato dai collaboratori come inserito" nel "clan di San Mauro Marchesato che fa capo a Lino Greco" di San Mauro Marchesato, nella provincia di Crotone, "ha presentato richiesta ed ottenuto" per tre delle società inserite nello "schema di frode" i "contributi a fondo perduto", attestando un volume di affari "non veritiero" e "fondato sulle false fatture". Contributi previsti dal decreto 34 del 19 maggio scorso. Inoltre, si legge ancora, "ha tentato di beneficiare" anche dei finanziamenti del decreto legge 23 dell'8 aprile che servono a "sostenere il sistema imprenditoriale nella particolare congiuntura economica determinata dall'emergenza sanitaria".  Il clan Greco è una 'ndrina della 'locale' di Cutro (in provincia di Crotone) e opera anche in Lombardia.

Il sistema

L'inchiesta ha svelato "una complessa frode all'Iva nel settore del commercio di acciaio" con fatture false e attraverso società "cartiere" e "filtro", anche all'estero, intestate a prestanome. Le imprese erano di fatto gestite da affiliati al clan che fa capo a Lino Greco, una "cosca federata" a quella di Cutro che fa capo a Grande Aracri. Contestato l'autoriciclaggio per mezzo milione di euro attraverso conti anche in Inghilterra e Bulgaria.

I contributi a fondo perduto

In particolare, la Clessidra White, una delle società intestate a prestanome e gestite da Francesco Maida (arrestato nel blitz assieme a L.I.M., G.A. e S.Y.Z., detto "Velentino", e appartenente al clan della 'ndrangheta capeggiato da Lino Greco), ha ottenuto 45mila euro di contributi a fondo perduto per l'emergenza Covid. Per ottenere i fondi, Maida avrebbe utilizzato fatture false emesse dalle società inserite nello schema di frode. Allo stesso tempo, sempre stando alle indagini della Dda milanese, Maida avrebbe tentato "di beneficiare" anche dei finanziamenti del decreto legge 23 dell'8 aprile che servono a sostenere le imprese "nella particolare congiuntura economica determinata dall'emergenza sanitaria" causata dal coronavirus. In totale, sono quasi 60mila euro i contributi a fondo perduto percepiti indebitamente da società intestate a prestanome e gestite da Francesco Maida. Oltre ai 45mila, ci sono anche 2mila ad Almagest e circa 11mila a Impianti srl.

Le intercettazioni

"Non ce l'hai messo il colpo dentro". "Ora è carica". "Questa è la sicura (...) devo solo scarrellare e sono pronto (...) sicuro che non c'è il colpo in canna?". "No, tranquillo". È un dialogo intercettato tra Francesco Maida e un indagato. Nell'intercettazione, riportata nell'ordinanza cautelate, Maida e un altro indagato dialogano in casa dello stesso Maida, a Milano, mentre sono "impegnati nell'operazione di pulizia delle armi" e nella "conta dei colpi" e discutono "delle cautele da adottare in caso di utilizzo".

La richiesta per i finanziamenti per l'emergenza Covid

"Abbiamo fatto la richiesta per fare quella cosa lì dei 150 mila euro no? (...) mi ha mandato quella per i 25 mila". Così un presunto prestanome di Francesco Maida faceva riferimento, intercettato a metà giugno, alla "presentazione della domanda per i finanziamenti previsti a seguito dell'emergenza Covid". Lo si legge nell'ordinanza firmata dal gip Alessandra Simion. Il prestanome, come scrive il gip, faceva "riferimento ad un prestito di euro 150.000 e non più ai finanziamenti garantiti per l'importo massimo di euro 25.000, lamentando di aver ricevuto la modulistica errata" dalla banca. In un passaggio dell'ordinanza si legge che Maida "a partire dall'11 giugno", aiutato da Simone Cipolloni, titolare formale di una delle società, "si cominciava ad attivare presso almeno tre istituti di credito (Monte Paschi di Siena, Bpm e Deutsche Bank) per ottenere i contributi stanziati dal Governo" per le imprese "attraverso l'adozione di misure urgenti in materia di accesso al credito".

L'appoggio a un candidato della lista di Tremonti

Lino Greco avrebbe incaricato "alcune persone di fiducia", tra cui Francesco Maida e Luciano Ivaldo Mercuri, "di sostenere la candidatura" nel 2013 dell'imprenditore Tranquillo Paradiso alle elezioni regionali lombarde "nella lista 'Lista Lavoro e Libertà 3L Tremonti", viene riportato ancora nell'ordinanza. La candidatura dell'imprenditore, attivo nel settore della logistica a Milano, scrive il gip, "era sostenuta dal principale esponente della criminalità calabrese presente in Lombardia e Piemonte". Già in un'indagine dei pm di Torino a carico di Greco e altri era emerso come lo stesso boss si fosse interessato "per far convergere voti sul candidato Tranquillo Paradiso, impegnato nelle elezioni regionali lombarde del 2013".

Sileri: "Non lasciamo che il malaffare si nutra dello Stato"

"Non lasciamo che il malaffare si nutra dello Stato". Lo afferma in una nota il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, commentando la vicenda: "L'indagine ha portato ad 8 arresti, persone contigue, sembrerebbe, al clan Greco di San Mauro Marchesato. Voglio fare un ringraziamento alla Dda di Milano e alla Gdf che stanno facendo un lavoro straordinario e che hanno fatto emergere ancora una volta come il malaffare si nutra dello Stato, tenta di prosciugarlo, sottraendo ai cittadini possibilità e diritti". In un momento di "difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, è fondamentale riuscire ad assicurare alla giustizia chi commette un reato a danno della collettività e soprattutto non far venir meno le opportunità di ripartenza costruite per i cittadini"., conclude Sileri. 

Gualtieri: "Bene Gdf, duro colpo ai profittatori"

"Complimenti alla Gdf per l'operazione che ha sgominato un'associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla frode fiscale che aveva pure cercato di appropriarsi indebitamente di fondi Covid destinati ad aiutare le imprese. Un duro colpo contro mafiosi e profittatori". Lo scrive sui social il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri

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