Strage di Piazza Loggia a Brescia, la figlia di Tramonte: "Credo a innocenza di mio padre"

Lombardia

"Lui mi ha sempre detto che non era in piazza quel giorno", ha sottolineato la donna che ha poi aggiunto: "Se fossi la figlia di una vittima, non mi riterrei soddisfatta di un risultato così dopo più di quarant'anni"

"Sono quasi tre anni che con gli avvocati lavorano a questa revisione quindi suppongo ci creda, non ne abbiamo parlato tanto sinceramente, ma lui continua a ribadire la sua innocenza quindi io sono con lui". E’ quanto ha affermato in un'intervista al Giornale di Brescia la figlia adottiva di Maurizio Tramonte, condannato all'ergastolo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, parlando della richiesta di revisione del processo presentata venerdì 10 luglio dal padre. "Lui mi ha sempre detto che non era in piazza quel giorno", ha sottolineato la donna che ha poi aggiunto: "Se fossi la figlia di una vittima, non mi riterrei soddisfatta di un risultato così dopo più di quarant'anni perché questa non è giustizia. Cercherei la verità e non mi accontenterei di un colpevole come Tramonte, anche perché non dimentichiamoci che erano stati assolti e poi la Cassazione ha ribaltato tutto. Io - ha concluso la figlia di Tramonte - so solo che mio padre è innocente altrimenti non saremmo a questo punto".

La richiesta di revisione

approfondimento

La strage di piazza della Loggia a Brescia

Maurizio Tramonte, ex informatore dei servizi segreti all'epoca della strategia della Tensione, l'unico condannato in vita per la strage di Piazza della Loggia, che il 28 maggio 1974 causò a Brescia otto morti e oltre 100 feriti, ha depositato un'istanza di revisione alla Corte d'appello di Venezia. I suoi legali, gli avvocati Baldassarre Lauria e Pardo Cellini, sono convinti che non sia lui il ragazzo ritratto in una fotografia, agli atti del processo, scattata in piazza della Loggia quel 28 maggio di 46 anni fa, quando un ordigno nascosto in un cestino dei rifiuti esplose durante una manifestazione indetta dai sindacati contro l'escalation di attentati di marca neofascista che aveva sconvolto la città. Colui che riconobbe Tramonte in quella fotografia, Vincenzo Arrigo, con precedenti per calunnia, è stato ucciso un mese fa in Vallecamonica dall'amico Bettino Puritani, che lo ospitava agli arresti domiciliari per una vicenda di maltrattamenti e stalking. I legali di Tramonte si avvarranno anche di una consulenza antropometrica attraverso un software statunitense per dimostrare che l'uomo ritratto in quella fotografia non è l'ex Fonte Tritone. 

L'Associazione familiari delle vittime: "Parole offensive"

Le eventuali prove alla base della richiesta di revisione della sentenza "non le conosciamo e le valuteremo", ha detto il presidente dell'Associazione familiari della strage di Piazza della Loggia, Manlio Milani a cui, però, non sono piaciute le parole dei legali ad alcuni organi di stampa secondo le quali il processo che portò alla condanna definitiva dell'ex Fonte Tritone "risentì del clima politico e della necessità di trovare un colpevole dopo 40 anni, ma quel colpevole non è Maurizio Tramonte". "Sono affermazioni offensive nei confronti delle vittime, dei loro familiari e della città di Brescia", ha spiegato Milani. "Noi ci siamo sempre battuti in tutti questi anni per trovare i colpevoli, non un colpevole".

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