Coronavirus, in Lombardia ridotti accessi impropri ai pronto soccorso

Lombardia

L’infezione svuota le strutture sanitarie dai codici bianchi e dai casi meno urgenti. Il segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed: “Colleghi sotto pressione per i contatti dei cai sospetti” 

Il coronavirus svuota i Pronto soccorso lombardi dai codici bianchi e dai casi meno urgenti, ossia gli accessi "impropri" da parte di persone che, all'interno della struttura, non dovrebbero neanche giungere (LA DIRETTA - GLI AGGIORNAMENTI - I NUMERI VERDI DELLE REGIONI - COSA CAMBIA A MILANO).

Le parole del segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed

A spiegare ad Ansa la situazione è il segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed, Stefano Magnone: "I colleghi al pronto soccorso sono sotto pressione in questi giorni per i contatti dei casi sospetti, perché richiedono più precauzioni, tempo e lavoro. Ma di fatto, eccetto questi casi, l'afflusso è in generale molto diminuito e la popolazione si tiene lontana". Quanto alle condizioni fisiche ed emotive dei medici delle circa 30 aziende sanitarie pubbliche lombarde e dei circa 100 presidi di pronto soccorso, precisa Magnone, "si stanno dimostrando estremamente disponibili nell'emergenza ma fanno i conti con lo stress e la stanchezza accumulata, soprattutto quelli dei Pronto Soccorso, dove si sentono di più le carenze di personale". Dal punto di vista delle scorte di mascherine, camici monouso e dispositivi di protezione individuale, "in linea di massima non mancano, anche se c'è stata qualche situazione critica, a cui si sta già facendo fronte, soprattutto nei presidi medio - piccoli". Non vengono invece segnalate carenze di tamponi per la diagnosi e i tre laboratori che li processano sono attivi. 

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