Milano, Expo: prescritto il reato di falso contestato al sindaco Sala

Lombardia

Si attende l’udienza di appello, non ancora fissata, per sapere se il primo cittadino deciderà di rinunciare o meno alla prescrizione. Intanto il sostituto procuratore generale ha impugnato la sentenza di primo grado sulla concessione dell'attenuante ‘sociale’

Scatta domani la prescrizione per il reato di falso ideologico e materiale, contestato dalla Procura generale di Milano nei confronti del sindaco di Milano Giuseppe Sala nell’ambito della vicenda dell'appalto "Piastra" di Expo 2015 (LE TAPPE DELLA VICENDA). Il primo cittadino è stato condannato lo scorso luglio a 6 mesi di reclusione - convertiti in una pena pecuniaria di 45mila euro - solo per una parte dell'imputazione di falso.
In particolare, il primo cittadino è stato condannato, come emerso dal dispositivo dei giudici Guidi-Minerva-Valori, "limitatamente alla retrodatazione del verbale di annullamento di nomina della commissione giudicatrice e del verbale di nomina della commissione giudicatrice". Sala infatti aveva messo le firme su due verbali retrodatati, che servirono a sostituire due commissari, incompatibili, della gara per la Piastra dei servizi di Expo. Un fatto che risale al maggio del 2012. Nel frattempo, la data dell'inizio del processo d'appello non è ancora stata fissata e probabilmente si saprà soltanto in udienza se Sala, difeso dai legali Salvatore Scuto e Stefano Nespor, deciderà di rinunciare o meno alla prescrizione.

Impugnata l'attenuante

Intanto il sostituto pg Massimo Gaballo ha impugnato la sentenza di primo grado, tra l'altro, sulla concessione dell'attenuante per aver agito per motivi di "particolare valore morale o sociale" riconosciuta all'ex ad di Expo. Per il pg Gaballo, in sostanza, che Sala abbia agito al solo fine di evitare ulteriori ritardi dell'evento non è motivo di particolare valore morale e sociale perché non tutta la collettività lo considera prevalente sul bene giuridico della fede pubblica e della trasparenza dell'azione amministrativa. Il sindaco, scrissero i giudici nella sentenza di primo grado, aveva messo la firma sui due verbali "incriminati" ben sapendo che erano retrodatati, ma lo aveva fatto con un "unico" obiettivo: evitare ulteriori ritardi dovuti alla "paventata incompatibilità dei due" componenti della commissione di gara per la Piastra dei Servizi che avrebbero messo a rischio la buona riuscita dell'Esposizione Universale, evento di "preminente interesse nazionale" al quale lo Stato italiano ha dedicato attenzione per via della sua "rilevanza internazionale (...) e degli interessi, economici e non, in gioco".

Impugnata anche l'assoluzione dell'ex manager Paris

Il pg ha impugnato anche l'assoluzione dell'ex manager Expo Angelo Paris, che era coimputato per il falso. La parte più corposa dell'atto di impugnazione del pg riguarda, però, l' assoluzione dell'ex dg di Ilspa Antonio Rognoni dalla turbativa d'asta in quanto pur ritenendo "accertate plurime condotte (...) dirette ad alterare" il "regolare svolgimento" della gara per la Piastra, il Tribunale ha "erroneamente ritenuto" la loro "irrilevanza penale". L'ultimo motivo di appello è contro l'assoluzione dal tentato abuso di ufficio di Paris e di Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani spa.  

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