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Formigoni ai domiciliari, ok dal tribunale di sorveglianza di Milano

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3' di lettura

L’ex governatore della Lombardia è stato condannato lo scorso febbraio a 5 anni e 10 mesi per corruzione 

Esce dal carcere e va ai domiciliari Roberto Formigoni, l'ex governatore della Lombardia in cella dal 22 febbraio scorso dopo la condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione nel caso Maugeri-San Raffaele. Lo ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Milano. 

La richiesta dei domiciliari

Il 17 luglio, Formigoni si era presentato davanti ai giudici per chiedere i domiciliari. A marzo, la Corte d'Appello di Milano aveva respinto la richiesta avanzata dai difensori dell'ex governatore, gli avvocati Mario Brusa e Luigi Stortoni, di dichiarare l'inefficacia dell'ordine di carcerazione firmato dal sostituto procuratore di Milano, Antonio Lamanna. "L'ordine di carcerazione - avevano scritto i giudici - è stato legittimamente eseguito".
Secondo i legali, il loro assistito "aveva il diritto di chiedere", dopo la sentenza passata in giudicato, entro 30 giorni "la detenzione domiciliare" in ragione del fatto che è ultrasettantenne. I difensori di Formigoni avevano anche sollevato la questione della irretroattività della 'spazzacorrotti', legge che ha imposto una stretta sulle misure alternative al carcere per i condannati per corruzione.

La decisione dei giudici

Formigoni ha "riletto la sua vicenda comprendendone gli sbagli" a partire dalla sua "amicizia con Daccò", comprese le "vacanze in yacht", e anche se volesse, non c'è più "spazio" per collaborare, hanno scritto i giudici nel provvedimento con cui gli sono stati concessi i domiciliari. I magistrati hanno riportato anche le dichiarazioni rese nei giorni scorsi dall'ex governatore. "Mi conformo alla sentenza di condanna - ha detto Formigoni - e comprendo il disvalore dei miei comportamenti". La "mia riflessione sui fatti del processo" si è accresciuta "in carcere". I giudici, da un lato hanno dato valore al suo "percorso di cambiamento" e, dall'altro, spiegano che ha diritto ai benefici penitenziari, e in questo caso ai domiciliari da ultrasettantenne perché "il presupposto della collaborazione è impossibile". Il carcere sarebbe stato ancora necessario se avesse potuto collaborare con nuovi elementi a prescindere dall'applicazione, retroattiva o meno, della legge Spazzacorrotti. Importante per i giudici, infine, il suo percorso di questi mesi, "lo stile di vita riservato, la resipiscenza", i "buoni comportamenti" e l'attività di volontariato nella biblioteca del carcere.

La lettera di Formigoni

"Hanno potuto condannarmi ma non hanno potuto decidere del mio modo di reagire e di vivere, non hanno potuto inquinare né il mio cuore né il mio cervello", aveva scritto un mese fa Formigoni in una lettera inviata alla rivista 'Tempi'. Nella stessa missiva, aveva anche parlato della vita di tutti i giorni in carcere, dove c'è "poco tempo utile nella giornata. E dunque a maggior ragione il tempo non va sprecato". E ancora: "C'è il tempo per la corrispondenza: le lettere, le mail e i messaggi che per settimane mi sono arrivati a fiumi (ben oltre 2.000) oggi hanno un po' rallentato il ritmo, ma - aveva sottolineato - ogni giorno ci sono nuovi arrivi. È qualcosa di straordinario, che mi emoziona e mi sorprende ogni volta".

Data ultima modifica 22 luglio 2019 ore 13:08

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