Milano, delitto Macchi: riaperta l'istruttoria in appello

Lombardia

Nell'udienza del 18 luglio sarà ascoltato il penalista bresciano al quale si sarebbe rivolto un uomo per dichiarare di essere il vero autore di 'In morte di un'amica', il testo inviato dal presunto killer alla famiglia della giovane il giorno dopo l'omicidio

Riaperta l'istruttoria nel processo di secondo grado a carico di Stefano Binda, il 51enne condannato all'ergastolo per l'omicidio di Lidia Macchi, avvenuto nel 1987 a Cittiglio, in provincia di Varese. La studentessa era stata trovata uccisa con 29 coltellate in un bosco. I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano hanno accolto la richiesta della difesa dell'imputato di sentire Piergiorgio Vittorini, il penalista che ha dichiarato di conoscere l'autore della lettera scritta dal presunto killer. Saranno ascoltati anche due consulenti grafologici, uno dell'accusa e l'altro della difesa. Non è escluso che la Corte d'Assise d'Appello, dopo il confronto tra i due periti, possa ordinare una nuova maxi perizia.

La lettera "In morte di un'amica"

Nell'udienza del 18 luglio sarà ascoltato l'avvocato Vittorini, il penalista bresciano al quale si sarebbe rivolto un uomo per dichiarare di essere il vero autore di 'In morte di un'amica', il testo della lettera inviata dal presunto killer alla famiglia della giovane il giorno dopo l'omicidio. Secondo gli inquirenti il testo sarebbe stato scritto dall'imputato Stefano Binda. Vittorini, che era stato chiamato a testimoniare davanti alla Corte d'Assise di Varese, in primo grado si era avvalso del segreto professionale. Secondo l'avvocato Daniele Pizzi, che assiste i familiari della giovane che si sono costituiti parte civile, il teste Vittorini dovrà "venire in aula e dire chi è l'autore della lettera anonima". L'avvocato di Binda, Patrizia Esposito, difensore dell'imputato insieme al legale Sergio Martelli, ha dichiarato: "Siamo molto contenti della riapertura dell'istruttoria, ci abbiamo puntato molto. Ci fa piacere che la Corte abbia deciso così per ragioni di tipo tecnico, processuale".

Le parole della madre di Lidia Macchi prima della sentenza

"Mi aspetto che Stefano Binda dica la verità", aveva detto Paola Bettoni, la madre di Lidia Macchi, in mattinata prima della sentenza. "E' sempre molto dura vederlo - ha aggiunto la donna parlando con i giornalisti - lui non mi ha guardata, non mi ha mai rivolto la parola o rivolto uno sguardo". Sulla lettera anonima inviata alla famiglia della ragazza, e considerata decisiva dagli inquirenti, la madre di Lidia ha aggiunto: "Quando è arrivata, il giorno del funerale, ho subito pesato che fosse stata scritta dall'assassino. Quando l'ho letta, mi ha dato impressione che descrivesse la morte di mia figlia".

 

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