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'Ndrangheta, politica e affari a Malpensa: 34 arresti

6' di lettura

Secondo gli inquirenti le cosche puntavano ai parcheggi attorno all'aeroporto e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. Il gip di Milano ha disposto il sequestro di beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro

Dopo Milano, Lodi e Roma, anche nella provincia di Varese emergono infiltrazioni mafiose legate alla 'ndrangheta, la quale, secondo le accuse, puntava anche ai parcheggi attorno all'aeroporto di Malpensa. I carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone (32 italiani, un marocchino e una romena) nell'ambito di un'inchiesta sulle dinamiche della locale di 'ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese) e sulla gestione di attività commerciali attorno all'aeroporto di Malpensa. Tra le accuse, a vario titolo, anche associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e truffa aggravata ai danni dello Stato. Tra gli indagati anche un consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Ferno (Varese) e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio, il quale avrebbe fatto da 'talpa' su alcune indagini.

Il legame tra 'ndrangheta e politica

L'inchiesta, denominata Krimisa, si è occupata della capacità dell'associazione criminale di infiltrarsi negli apparati istituzionali dell'area di Varese. Secondo le accuse, durante le indagini sarebbe accertato il legame tra l'ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, e alcuni esponenti del 'locale' di 'ndrangheta. L'elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato da affidare a Patrizia De Novara, nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno.

Alessandra Dolci, Dda: "In 10 anni non è cambiato niente"

"Negli ultimi dieci anni, nonostante le indagini e gli arresti, non è cambiato nulla. Le cosche sono ancora padrone del territorio", spiega Alessandra Dolci, capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, durante la conferenza stampa dedicata all'inchiesta. "Il 23 aprile 2009 c'è stata l'indagine 'Bad Boys', il 18 agosto 2010 è arrivata 'Infinito' e oggi siamo qui con 'Krimisa'. Sono passati gli anni, ma le cose sono rimaste identiche, abbiamo trovato anche gli stessi personaggi. Ma ci sono due note positive: anche noi non ci siamo mossi da qui e continuiamo a lavorare, ma soprattutto la presenza di un imprenditore che ha deciso di non sottostare alle minacce degli 'ndranghetisti che gli impedivano di investire nei parcheggi dell'area dell'aeroporto di Malpensa

Le cosche puntavano ai parcheggi intorno a Malpensa

Secondo gli inquirenti, le cosche puntavano ai parcheggi attorno all'aeroporto di Malpensa e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. Il gip di Milano ha disposto il sequestro di due parcheggi privati, "Malpensa Car Parking" e "Parking Volo Malpensa", oltre a metà delle quote della società "Star Parkings", che non si trovano nell'area aeroportuale. In totale il decreto ha permesso di sequestrare beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro.

I summit criminali

L'indagine ha mosso i primi passi nell'aprile 2017, in contemporanea alla scarcerazione di Vincenzo Rispoli, capo della locale di 'ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, ma già dalla seconda metà del 2016 era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi del 'locale' di 'ndrangheta dovuto alla scarcerazione di esponenti di spicco. Ciò aveva creato tensioni interne che erano state risolte grazie all'intervento dello stesso Rispoli e di Giuseppe Spagnolo, al vertice della cosca Farao-Marincola che comanda nell'area di Cirò Marina, in provincia di Crotone, e in stretto contatto con quella di Legnano-Lonate. I carabinieri hanno documentato i summit criminali durante i quali, oltre alle questioni prettamente politiche, si discuteva di come risolvere le controversie interne, si decideva a quali affiliati assegnare territori e competenze e si parlava della pianificazione imprenditoriale della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell'acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi poi collegati con navette all'aeroporto.

Il 'pacchetto' di voti

Tra i destinatari dell'ordinanza ci sono anche Enzo Misiano, 41enne di Busto Arsizio e consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Ferno (Varese) e Peppino Falvo, coordinatore regionale dei cristiano-popolari. Misiano è stato arrestato con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso mentre Falvo è stato denunciato per voto di scambio e nei suoi confronti è stata effettuata una perquisizione. Secondo quanto riferito dall'ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta (arrestato nel 2017 in un'altra indagine e non indagato in questa inchiesta), Falvo avrebbe avuto un ruolo di intermediario con le cosche per fargli ottenere un pacchetto di 300 voti in cambio dell'assunzione ad assessore alla Cultura di Patrizia De Novara. "L'incarico è stato effettivamente assegnato - hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa - e quando l'assessore è stata invitata a un incontro sulla legalità, per coerenza con la propria storia, ha preferito non partecipare".

Il ruolo del consigliere comunale

Nell'ordinanza si legge che Misiano si è messo "a completa disposizione degli interessi del 'locale', cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso", oltre a risultare "uomo di fiducia e autista di Giuseppe Spagnolo, elemento di spicco della cosca Farao-Marincola". Assieme a Spagnolo avrebbe partecipato a due summit (il 16 maggio 2017 e il primo dicembre 2017) "nel corso dei quali venivano definite strategie comuni e risolti contrasti interni al gruppo" tra cui la pacificazione tra Mario Filippelli (condannato nel 2010 per associazione mafiosa e tornato in libertà nell'agosto 2017) ed Emanuele De Castro (condannato per lo stesso reato nel 2011 e tornato in libertà nell'ottobre 2015). Misiano avrebbe svolto anche il delicato ruolo di anello di congiunzione tra la cosca e la politica nella sua qualità di responsabile per i territori dei comuni di Ferno e Lonate per Fratelli d'Italia. Da Spagnolo era stato nominato referente politico dei "calabresi" nell'area. Come consigliere del comune di Ferno e membro della Commissione Territorio e della Commissione elettorale, ha posto "la propria opera a disposizione del gruppo criminale, occupandosi delle pratiche amministrative pendenti presso l'amministrazione comunale di Ferno, anche condizionandone l'esito e suggerendo escamotage e cavilli volti ad eludere oneri e costi amministrativi e fiscali".

L'operazione dei militari

Sono stati 400 i carabinieri impegnati nell'esecuzione dell'ordinanza nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. I destinatari del provvedimento (27 in carcere e sette ai domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati perché commessi avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell'associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

Salvini: "Contro la 'ndrangheta in tutta Italia, da Nord a Sud"

"Complimenti alle Forze dell'Ordine e agli inquirenti! Contro la 'ndrangheta in tutta Italia, da Nord a Sud, senza se e senza ma", afferma il ministro degli Interni, Matteo Salvini, commentando gli arresti.

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