Milano, senzatetto trovato morto in aiuola vicino alla Stazione Centrale: era cardiopatico

Lombardia
Le aiuole popolate dai senzatetto dove è stato trovato morto l'uomo senza fissa dimora (Agenzia Fotogramma)

Il corpo è stato notato da un passante intorno alle 7.50 di stamattina. L'uomo ha dato l'allarme. La polizia propende per l'ipotesi malore, in attesa delle valutazioni medico-legali

Un uomo tra i 60 e i 70 anni è stato trovato morto nella mattina di oggi, giovedì 27 giugno, nelle aiuole nei pressi della Stazione Centrale. Il corpo non presenta evidenti segni di violenza, ed è stato trovato alle 7.50 da un passante in un'aiuola sotto a una pianta, alle spalle della fermata dei taxi, che occupa parte della piazza Luigi di Savoia, su uno dei due lati della stazione Centrale. In questi giorni, Milano e diverse altre città del Nord sono interessate da un'ondata record di caldo torrido.

Era un senzatetto di origini romene

Secondo le prime informazioni raccolte dalla polizia tra le persone presenti all'esterno della stazione, l'uomo era conosciuto dagli altri senzatetto, che hanno riferito che era un senza fissa dimora come loro. La polizia lo ha poi identificato grazie alle banche dati dei vari fotosegnalamenti: si chiamava Costantin Stroe, era di origini romene e aveva 69 anni. In tasca aveva alcuni documenti sanitari, da cui è emerso che era cardiopatico. L'autorità giudiziaria ritiene preponderante l'ipotesi del malore, e ha autorizzato lo spostamento in obitorio della salma senza ulteriori indagini.

Fondazione Arca: "Aveva sempre rifiutato aiuti"

"Conoscevamo l'uomo, varie volte gli era stato proposto di recarsi in uno dei centri diurni e di sostegno messi a disposizione e in giro per la città. Ma l'uomo, con problemi di dipendenza da alcool e droghe, aveva sempre rifiutato qualsiasi tipo di 'ricovero'". A intervenire è Alberto Sinigallia, presidente di 'Progetto Fondazione Arca', impegnato questa mattina insieme al Comune di Milano nella distribuzione di migliaia di bottigliette d'acqua ai senzatetto. Si poteva evitare questa morte? "Forse. Ma bisogna pensare ad altre forme di intervento con i cosiddetti 'irriducibili' - continua Senigallia - come per esempio l'Housing First, la casa prima di tutto, che vede la casa come punto di partenza per avviare un percorso di inclusione sociale. Ovvero: dalla strada alla casa, senza passare più per dormitori e centri di accoglienza". 

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