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Milano, botte e insulti alla figlia disabile di 3 anni: fermati i genitori

3' di lettura

La coppia, che secondo quanto emerso dalle intercettazioni chiamava la figlia 'scimmia', è accusata di maltrattamenti e lesioni gravi. L'ipotesi degli agenti è che le violenze andassero avanti da tempo

A Milano l'unità Tutela Donne e Minori della polizia locale ha fermato marito e moglie, entrambi di 29 anni e di nazionalità egiziana, per maltrattamenti e lesioni gravi nei confronti di una dei loro cinque figli, tre anni e mezzo, disabile. L'ipotesi degli agenti è che le violenze andassero avanti da tempo, come dimostrerebbero le fratture multiple pregresse ritenute "di dubbia natura" e accertate sulla piccola. I due, secondo gli inquirenti, erano in procinto di scappare all'estero. Nell'interrogatorio davanti al Gip di Milano Stefania Pepe hanno dichiarato di non averla "picchiata. È caduta in casa, ha sbattuto e si è fatta male da sola". Il giudice non ha creduto alla loro versione dei fatti e ha accolto la richiesta di convalida dei fermi e di custodia cautelare in carcere.

Le intercettazioni: "Odio mia figlia. La scimmia è un problema"

"Odio mia figlia, metto il veleno nel suo mangiare. La scimmia è un grosso problema", si sente in una delle intercettazioni registrate dagli agenti della polizia locale, coordinati dal Comandante Marco Ciacci. In alcune conversazioni, la coppia discute se soffocare, avvelenare o annegare la piccola, chiamata appunto 'scimmia'. "Odio mia figlia, ho un rifiuto per lei. Mi conosci, annegherò lei e la picchierò di continuo. Faccio finta di darle da mangiare, ma la pizzico". E ancora: "Sono stanca e ho picchiato X e Y (altri due dei 5 figli, ndr) per colpa sua", dice la madre. "Allora la uccido", risponde senza esitazione il padre. Ma la donna replica: "Si, posso anche io, metto il veleno nel suo mangiare. Ho fatto cose bruttissime che non puoi immaginare alla scimmia (il soprannome con cui chiamavano la bambina, ndr). Le ho pure rotto il braccio e tu lo sapevi". Quando la piccola è ricoverata all'ospedale Fatebenefratelli per le cure al braccio, il padre dà indicazioni chiare alla moglie per chiudere la questione e ucciderla.

Le indagini dopo la segnalazione dei medici

Le indagini sono iniziate a metà maggio, quando il padre ha accompagnato la figlia all'ospedale Fatebenefratelli per un dolore al braccio che, a suo dire, era stato causato da una caduta accidentale dal divano. I medici però si sono accorti, attraverso una radiografia, che la piccola aveva una frattura scomposta con una calcificazione in corso, risalente a 3-4 settimane prima. I genitori non sono stati in grado di fornire spiegazioni credibili e le contraddizioni nelle loro dichiarazioni hanno fatto sorgere dei dubbi sulla loro versione. Il 17 maggio, due giorni dopo il ricovero, la struttura ha avvertito gli investigatori dell'Unità Tutela Donne e Minori della polizia locale, che hanno attivato le intercettazioni, da cui sono emerse le responsabilità della coppia. Gli agenti hanno costantemente monitorato i genitori per impedire loro di fare del male alla piccola in corsia e poi hanno deciso, in concerto con il Tribunale dei Minori, di sottrarre immediatamente la bambina alla potestà dei genitori e di impedire loro di avvicinarsi alla stanza in cui era ricoverata.

Il fermo

Dopo un pedinamento di alcune ore il fermo è stato eseguito venerdì 31 maggio, quando la coppia era appena salita, assieme agli altri quattro figli, che hanno dagli uno e mezzo agli otto anni, su un autobus in partenza dalla stazione Centrale per l'aeroporto di Malpensa, dove avrebbero preso in serata un volo di sola andata per l'Egitto. Con loro c'erano anche un uomo, accusato di complicità, e una donna, accusata di maltrattamenti. L’uomo e la donna sono stati condotti in carcere a San Vittore, mentre gli altri quattro figli della coppia sono stati sottratti alla potestà genitoriale e accolti in una comunità protetta. I due coniugi sono in Italia dal 2010 e vivono in un alloggio abusivo nella zona Nord Ovest di Milano. L'uomo è muratore, mentre la moglie è casalinga.

I due hanno negato le accuse

A quanto si apprende, negli interrogatori di garanzia i due genitori, assistiti dal legale Emanuele Bellani, hanno negato le accuse sostenendo di non aver picchiato la piccola, ma che lei si è fatta male da sola cadendo in casa. Il gip non ha creduto alla versione della coppia e ha accolto, invece, la richiesta di convalida dei fermi e di custodia cautelare in carcere avanzata dal pm Danilo Ceccarelli.

Data ultima modifica 04 giugno 2019 ore 14:09

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