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Milano, Fabrizio Corona resta in carcere e sconta di nuovo cinque mesi

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Questa la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, revocando l'affidamento terapeutico per l'ex agente fotografico, tornato in carcere il 25 marzo scorso

Fabrizio Corona deve restare in carcere e deve scontare di nuovo i cinque mesi trascorsi in affidamento terapeutico, che non sono stati ritenuti validi. Questa è la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha revocato l'affidamento terapeutico all'ex agente fotografico, tornato in carcere il 25 marzo scorso, e ha accolto la richiesta dell'avvocato generale, Nunzia Gatto, numero due della Procura generale milanese.

L'udienza di martedì 16 aprile

Nell'udienza di martedì scorso, la Procura generale aveva chiesto che a Corona venisse definitivamente revocato l'affidamento per curarsi dalla dipendenza dalla cocaina, che gli era stato concesso nel febbraio 2018 e che poi è stato sospeso lo scorso 25 marzo. Richiesta accolta dai giudici. 

La difesa

La difesa di Corona voleva ottenere un affidamento cosiddetto "semi-residenziale", ossia con la possibilità per lui di dormire a casa, ma con l'obbligo di frequentare, almeno tre giorni a settimana, una comunità terapeutica. L'affidamento era stato sospeso a fine marzo su decisione del giudice, Simone Luerti, per una lunga serie di violazioni delle prescrizioni.
In particolare, per la sua "insofferenza" alle regole e per la "incomprensione" da parte sua della misura dell'affidamento, manifestata da Corona sia in un video su Instagram, sia in un'intervista di fine febbraio. Il giudice aveva anche segnalato che il comportamento dell'ex fotografo nei confronti di Riccardo Fogli, ossia l'aver parlato di un presunto tradimento della moglie dell'ex componente dei Pooh durante la trasmissione "L'isola dei famosi", non sarebbe strato "congruo".

Il Tribunale di Sorveglianza

La "ripresa" del "percorso" in carcere è la "soluzione non solo necessitata ma anche adeguata" al "livello di consapevolezza" di Fabrizio Corona. Lo scrive il Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha deciso come l'ex agente fotografico debba rimanere in carcere perché un programma terapeutico all'esterno sarebbe per lui "inadeguato", date le continue violazioni delle regole. Tra l'altro, la Procura generale ha fatto ricorso anche per chiedere la revoca dell'altro periodo, da febbraio 2018 a novembre, passato da Corona sempre in affidamento (l'udienza in Cassazione sarà a maggio).
"Lui non è un attore, non è un uomo di cultura, a lui la televisione serve solo a fare delle risse", ha detto, in sostanza, l'avvocato generale Gatto nell'udienza di tre giorni fa. Il magistrato aveva depositato anche un'altra intervista nella quale Corona, dopo che l'Agenzia del demanio aveva disposto lo "sfratto" per lui dalla sua casa confiscata, diceva che se ne sarebbe fregato e avrebbe continuato a stare in quella abitazione. In più, in un'altra intervista, diceva ancora: "Non cambio mai, Corona morirà così". Per i giudici il carcere è la soluzione adeguata e compatibile anche con un programma terapeutico per il suo disturbo narcisistico della personalità. Il suo fine pena attualmente è previsto tra settembre e ottobre del 2022.

L'avvocato: "È abbattuto, non se l'aspettava"

È "abbattuto, amareggiato", perché "non se l'aspettava", e anche "pieno di preoccupazioni per suo figlio e per il suo lavoro". Sono le parole che l'avvocato Ivano Chiesa usa per raccontare lo stato d'animo di Fabrizio Corona dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza. "Sono dispiaciuto, ma anche certo e fiducioso - ha aggiunto il difensore, che è andato a trovarlo a San Vittore - che non starà in carcere per altri tre anni e mezzo, ma lo rivedremo presto in affidamento, perché gli stessi giudici non hanno chiuso la porta e hanno lasciato aperti degli spiragli". L'avvocato è convinto che in futuro, con un "nuovo programma terapeutico", Corona potrà uscire dal carcere anche perché, malgrado le violazioni delle prescrizioni evidenziate dai giudici ("massimo rispetto per la decisione"), Corona "non ha commesso reati, non è un delinquente e non è pericoloso". Il legale, dopo aver sottolineato di avere fiducia e stima del Tribunale di Sorveglianza e del giudice Simone Luerti, ha anche aggiunto che lo stesso ex agente fotografico "deve capire che l'affidamento ha delle regole che vanno rispettate".

Data ultima modifica 19 aprile 2019 ore 16:02

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