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Aggressione a Niccolò Bettarini, Gup dispone perizia su entità lesioni

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Disposta dal Gup Guido Salvini una perizia medico legale per stabilire l’entità delle lesioni subite da Niccolò Bettarini, figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, l’1 luglio davanti a una discoteca milanese. Il giovane era stato colpito con calci, pugni e otto coltellate. Il Gup ha stabilito la perizia dopo che nel processo per tentato omicidio Daniele Barelli, legale di Albano Jakej, uno degli imputati, ha depositato una consulenza nella quale è stato evidenziato che il ragazzo non avrebbe rischiato la vita. Oggi, 29 novembre, in aula gli imputati hanno anche sostenuto che il primo a colpire con un pugno è stato Niccolò.

La consulenza depositata dalla difesa

Il Gup, nel processo abbreviato e a porte chiuse, ha deciso di disporre la perizia per verificare l’entità e il genere di lesioni, in modo da appurare se il giovane è stato effettivamente in pericolo di vita. Nell’udienza fissata per il 3 dicembre il Gup conferirà l’incarico a un medico (il deposito della relazione è previsto entro una quindicina di giorni, con udienza fissata per discuterla il 17 dicembre) e valuterà anche se sarà necessario sentire dei testimoni, come alcuni amici di Niccolò.

La versione degli imputati

In aula gli imputati hanno fornito la loro versione davanti al Gup. Davide Caddeo, 29 anni, che secondo il PM Elio Ramondini avrebbe sferrato le otto coltellate, ha già ammesso di averlo colpito con almeno un fendente, ma stamani, assistito da Robert Ranieli, ha precisato di averlo ferito due volte con un “colpo a croce, a sventaglio”. Alla domanda del Gup su chi abbia tirato gli altri sei fendenti Caddeo ha risposto: “Non le ho date io, eravamo in tanti”.

La rissa

Caddeo ha inoltre confermato che inizialmente era scoppiata una rissa tra il suo gruppo e un amico di Bettarini, ma ha sostenuto che, quando la situazione stava rientrando, sarebbe stato proprio Bettarini a riaccendere la rissa. Jakei, stando a fonti legali, ha anche sottolineato che il primo a sferrare un pugno sarebbe stato Bettarini. Una versione che è stata condivisa anche dalle altre linee difensive. Il giovane di 19 anni aveva detto in una telefonata con un amico intercettata: “Si avvicina sto 'albanollo' e mi dice 'tu c'hai gli orecchini come i miei' (...) mi ha dato il buffettino in faccia, io gli ho dato un cartone”. Tra le tesi difensive anche quella che alcuni dei principali protagonisti della rissa non siano stati identificati.

Niccolò Bettarini: “Pronto per essere ascoltato”

È pronto per essere ascoltato in aula, se ci sarà bisogno nel corso del processo. Lo ha spiegato lo stesso Niccolò Bettarini ai cronisti dopo aver partecipato all’udienza come parte civile. Il figlio di Simona Ventura è rappresentato dal legale Alessandra Calabrò. “Sono sicuro che il giudice saprà valutare bene tutto”, ha spiegato il ragazzo. “Non mi torna il racconto”, ha sottolineato riferendosi alle versioni fornite in aula dagli imputati. Il PM Elio Ramondini ha chiesto di effettuare un confronto in aula ascoltando Niccolò, una sua amica e gli imputati. Il giudice Guido Salvini, però, si è riservato di valutare se citare per l’udienza del 17 dicembre testimoni da sentire in aula. “La decisione, a sorpresa, di voler sottoporsi ad interrogatorio, come avvenuto nell’udienza odierna protrattasi per oltre 3 ore, è il segno del grande timore degli imputati, alla luce della richiesta di condanna formulata dal pm Elio Ramondini di 10 anni di reclusione”. Lo ha affermato l’avvocato Alessandra Calabrò, legale di Niccolò Bettarini, parte civile nel processo a quattro imputati per tentato omicidio. “Considerate le versioni discordanti tra loro degli interrogatori rispetto agli elementi probatori acquisiti durante le indagini - ha aggiunto il legale - il PM ha proposto un eventuale confronto degli imputati con la persona offesa, Niccolò Bettarini, nonché con l'amica Zoe Esposito, colpita con un calcio nel tentativo di difendere l’amico nel corso dell'aggressione, per cui è pendente un autonomo procedimento. A seguito del deposito, da parte di uno dei legali degli imputati, di una relazione sulla cartella clinica del mio assistito - ha chiarito ancora l'avvocato - il giudice Guido Salvini ha disposto di procedersi con una perizia sulla cartella stessa, rinviando l'udienza al 3 dicembre prossimo per la nomina del perito. In quella sede - ha concluso - verrà sciolta la riserva in ordine al confronto da effettuarsi eventualmente nell’udienza, già fissata per il 17 dicembre, per l’esame della perizia”.

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