Guerra per lo spaccio tra Como e Varese: 7 arresti

Lombardia
Foto di archivio (ANSA)

Le accuse, contestate a vario titolo, sono di omicidio aggravato, occultamento di cadavere, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di stupefacenti 

I carabinieri di Como questa mattina hanno arrestato sette persone al termine delle indagini per l'omicidio di Noureddine El Azyz, 25 enne marocchino ucciso a colpi di pistola e il cui cadavere è stato ritrovato in un bosco a Locate Varesino, nel Comasco, il 17 marzo scorso. Un delitto, questo, che sarebbe maturato nell'ambito della 'guerra' fra bande per il controllo dello spaccio di stupefacenti, eroina, cocaina, hascisc, nella vasta area boschiva al confine fra le province di Como e Varese. Nelle ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal Gip di Varese le accuse, contestate a vario titolo, sono di omicidio aggravato, occultamento di cadavere, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di stupefacenti. Due dei provvedimenti, riguardano gli esecutori materiali dell'assassinio: due marocchini già fermati a fine marzo, ai quali vengono contestati nuove accuse.

Il tentativo di depistaggio

I destinatari degli ordini di arresto sono tutti originari del Marocco, alcuni parenti fra di loro, tranne un italiano di Tradate di 51 anni, tossicodipendente che rivestiva il ruolo di autista e manovale per i nordafricani: è stato lui, secondo le accuse, a trasportare il cadavere della vittima da Tradate a Locate Varesino, nel tentativo di sviare le indagini.

Il giro di affari

Durante l'esecuzione delle ordinanze militari hanno sequestrato piccole quantità di droga, bossoli da caccia , un machete e una mannaia usate dagli spacciatori per minacciare e intimidire. Dalle indagini è emerso che la gestione dello spaccio era contesa dai gruppi di malviventi, formati da uomini di origine marocchina, residenti in alcune aree dismesse di Milano. I carabinieri hanno stimato che il gruppo di spacciatori avrebbe incassato ogni giorno circa 20 mila euro.

Le ritorsioni

Secondo quanto ricostruito dai militari, il delitto era avvenuto il 16 marzo scorso nei boschi di Tradate, in provincia di Varese, durante un violento scontro a fuoco che ha coinvolto due bande di immigrati per il controllo dello spaccio. Un regolamento di conti che aveva visto fronteggiarsi, armati di fucile a canne mozze e pistole, cinque esponenti del clan dominante contro quattro componenti della banda rivale, di cui faceva parte l'uomo ucciso. La banda avrebbe sfidato gli avversari anche per vendicare il rapimento di un loro componente, poi lasciato legato a un albero per giorni nel bosco in segno di avvertimento.

Il crocevia della droga

Per gli investigatori, la violenza degli episodi sui quali si è indagato è indicativa del valore del mercato dello spaccio in quella zona, una vasta area boschiva isolata ma allo stesso tempo vicina alle vie di comunicazione per il capoluogo lombardo, che vede ogni giorno arrivare centinaia di tossicodipendenti dall'hinterland nord milanese oltre che dalle province di Como e Varese. Un mercato prezioso, che gli spacciatori sorvegliano 24 ore su 24 con sentinelle armate, dove esistono accampamenti per lo spaccio, e contro il quale negli ultimi mesi è in corso una massiccia offensiva delle forze dell'ordine, coordinate dalle prefetture di Como e Varese, e che vede impegnati anche organi di polizia locale e degli enti parco che gestiscono l'area.

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