'Ndrangheta, cadavere murato a Cinisello Balsamo: un arresto

Lombardia
Immagine d'archivio
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I resti che sono riaffiorati nel luglio di quest’anno, nello scantinato di un palazzo, appartengono a Antonio Deiana, l’uomo scomparso nel 2012

È stato arrestato il secondo presunto assassino di Antonio Deiana, l’uomo scomparso nel 2012 e i cui resti sono riaffiorati nel luglio di quest’anno, nello scantinato di un palazzo di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. Le Squadre Mobili delle Questure di Milano e Como e del Commissariato Greco Turro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Nello Placido, un 44enne con precedenti per reati in materia fiscale, falso e droga, nato a Milano ma residente a Monza. L'accusa è di omicidio aggravato dalla premeditazione e soppressione di cadavere in concorso con Luca Sanfilippo, un 37enne preso lo scorso luglio dopo le rivelazioni di una fonte confidenziale raccolte da un investigatore del commissariato Greco-Turro di Milano. Sanfilippo, originario di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, è pregiudicato per droga ed è ritenuto vicino a famiglie della criminalità siciliana e di 'ndrangheta.

L'omicidio e il ritrovamento

Il ritrovamento del corpo di Deiana arriva, a sei anni dalla scomparsa dell’uomo, grazie a una soffiata arrivata al Commissariato di Greco Turro che ha condotto gli agenti a Luca Sanfilippo. A seguito dell’omicidio, che come ha confessato Sanfilippo sarebbe avvenuto per futili motivi mentre era in preda a un raptus alimentato dall'uso di cocaina, il corpo era stato sepolto nello scantinato della sua palazzina a Cinisello Balsamo, in una buca preesistente, coprendolo con terreno e calce. 

L'intercettazione in carcere

Pur avendo ammesso tutte le responsabilità, ripetendo di aver fatto tutto da solo, il racconto di Sanfilippo era apparso abbastanza lacunoso in alcuni punti e gli agenti non hanno creduto alla ricostruzione fornita. In particolare, è sembrato strano che riuscisse a sopraffare Deiana, uomo dalla statura imponente e abituato a difendersi. I dubbi sono stati confermati da un'intercettazione in carcere, in cui ha detto di non averlo ucciso ma di non poter "fare l'infame".

Deiana in affari con Placido

Il nome di Placido è stato fatto da una persona che all'epoca distrusse i vestiti della vittima. Il suo cellulare inoltre compare nelle stesse celle di Deiana nel giorno e nell'ora dell'omicidio. E ancora: la sorella di Deiana ha raccontato che il fratello gli disse di essere in affari con lui e che il giorno della scomparsa avrebbe dovuto vederlo per una consegna di quattro chili di cocaina. Infine la moglie di Placido, in un'intercettazione, ha raccontato di essere stata aggredita da lui con la minaccia "ti faccio fare la fine dell'altro". Il movente, sempre stando a quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile, sarebbe stato un furto da 20mila euro subito alcuni giorni prima dell'omicidio da Placido. Era convinto che i soldi, riposti nella propria auto, fossero stati presi da Deiana perché era l'unico a conoscenza del nascondiglio.
 

 

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