Raise the Roof, al Bobino Milano la prima collettiva tra serigrafia, stencil e lettering
Lifestyle Nella foto la locandina dell'evento e LA SALVEZZA DEGLI ANGELI RIBELLI di Fabio Weik (2022)
Mercoledì 21 ottobre 2026, dalle 19, Raise the Roof inaugura al Bobino Milano la Winter Edition 2026/27 e la prima collettiva di Bobino Gallery. Curata da Beppe Treccia, Prima Serie riunisce 25 artisti tra serigrafia, stencil e lettering, con opere originali e pezzi da collezioni private. In piazzale Stazione Genova 4, una serata tra arte, musica, moda e cucina: T-shirt personalizzate dal vivo, live painting di Korvo con ThrowUp Magazine, showcooking dello chef Fabio Zanetello e dj set di Apparel Music e Space One
Nel saggio pubblicato per la prima volta nel 1936, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Walter Benjamin rifletteva su come la riproduzione tecnica trasformasse il rapporto fra l’opera e la sua aura. E l’aura, per il filosofo berlinese, era «un’apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina». Novant’anni dopo, a Milano, serigrafia e stencil, accanto al lettering, riaprono quella domanda sul rapporto tra riproduzione e unicità. E la riportano alla misura di un incontro: quello con la mano che stampa, disegna, lascia un segno.
Accade mercoledì 21 ottobre 2026, dalle 19, al Bobino Milano di piazzale Stazione Genova 4, dove Raise the Roof presenta la sua Winter Edition 2026/27 e inaugura la prima mostra collettiva di Bobino Gallery. Il titolo è Prima Serie: una prima volta e, insieme, un richiamo a quelle tirature che gli stampatori numerano a matita sul margine del foglio
Dalla terrazza alla galleria
Dopo le serate estive sulla terrazza, il format ideato da Space One e Beppe Treccia cambia stagione e mette al centro una mostra collettiva. Il salotto urbano fatto di incontri, dischi e conversazioni all’aperto trova ora un nuovo punto di incontro nelle opere e nei linguaggi della creatività contemporanea. L’intenzione dichiarata è la stessa: fare di Bobino Gallery uno spazio di condivisione e di networking tra le realtà creative del territorio milanese, un posto dove discipline e professioni si contaminano invece di sfiorarsi.
La scommessa si gioca proprio in questo passaggio: una serata può diventare un’occasione per guardare con più attenzione ciò che spesso attraversiamo distrattamente. Una stampa, una scritta, una superficie dipinta chiedono il tempo dello sguardo. Bobino Gallery apre così le proprie porte alla ricerca artistica e alla creatività urbana.
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Venticinque artisti, una sola grammatica
A curare Prima Serie è Beppe Treccia, art director con una lunga esperienza nella moda, fondatore di EXITART e cofondatore di Killer Kiccen, abituato da anni a portare l’arte in luoghi che non le appartengono per statuto. La collettiva riunisce 25 artisti provenienti da ambiti diversi della scena creativa contemporanea: AKAB, Alvin & Cheone, Andrea Galvani, Angelo Barile, Beps, Ericsone, ERK14, Fra Caporale, Gep Caserta, Giorgio Bartocci, Impo, Korvo, Kraser, Max Petrone, Mr Blob, Mr Wany, Neo, Nocurves, Rosk, Seacreative, Simone Massoni, Toki Doki, Tomoko Nagao e Weik.
Il percorso alterna opere originali, pezzi unici provenienti da collezioni private e lavori disponibili per l’acquisto. Una selezione nata da collaborazioni professionali e strade percorse insieme nel tempo, che mette in dialogo firme e sensibilità differenti. A tenere insieme questa varietà è una grammatica di segni e materiali: matrici intagliate, inchiostri spinti attraverso una rete tesa su un telaio, lettere disegnate come se fossero architetture.
Tra gli artisti in mostra spicca AkaB, al secolo Gabriele Di Benedetto, scomparso a Milano il 14 agosto 2019, ad appena 43 anni. Fumettista, regista e videoartista, nel 1993 era stato tra i fondatori dello Shok Studio e aveva attraversato la scena underground fino alle collaborazioni con Marvel, Dark Horse e DC Comics, passando in Italia per Bonelli e Logos. Nel 2003 il suo primo lungometraggio, Mattatoio, era stato selezionato alla 60ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Nuovi territori. La presenza delle sue opere ricorda che una collettiva è anche questo: un modo per far parlare ancora chi non c’è più.
D’altronde, il cinema ci ha già insegnato quanto sia sottile, in questo campo, il confine tra autenticità e replica. In Exit Through the Gift Shop (2010), il documentario firmato da Banksy e candidato all’Oscar, la parabola di Thierry Guetta, il videoamatore diventato Mr. Brainwash, metteva lo spettatore davanti a una domanda scomoda: chi decide che cosa è arte, quando la tecnica è alla portata di tutti? Vista da questa prospettiva, Prima Serie invita a osservare il gesto. E il percorso condiviso di chi quel gesto lo ripete da anni.
Il programma, dalla T-shirt allo showcooking
La serata si apre alle 19 con il vernissage della collettiva, accompagnato dal dj set a cura di Apparel Music. Dalle 19.30 a mezzanotte si entra nel vivo con Kustom Art on T-shirt, personalizzazione one-to-one firmata da Gep Caserta e Rusto, mentre Treccia Studio si occupa del lettering in bleach style, la tecnica che usa la candeggina per scolorire il tessuto e far emergere la scritta dal fondo scuro. Una sottrazione, più che un’aggiunta: come nello stencil, del resto, dove la forma nasce da ciò che si toglie.
Alle 20 due appuntamenti in parallelo. Da una parte il live painting On The Roof di Korvo, al secolo Carmine Foschino, in collaborazione con ThrowUp Magazine; dall’altra lo showcooking dello chef Fabio Zanetello, perché a Milano nessuna inaugurazione che si rispetti può reggersi soltanto sullo sguardo. Alle 22.30, infine, la consolle passa a Space One and Only.
E qui il cerchio, almeno per chi ha qualche anno sulle spalle, si chiude con una certa eleganza. Con Wild Style, arrivato nelle sale nel 1983, Charlie Ahearn portava sullo stesso schermo graffiti, rap, breakdance e giradischi, insieme al writer Lee Quiñones e alla scena del Bronx. Considerato il primo film sull’hip hop, resta una delle sue testimonianze fondative. Oltre quarant’anni dopo, con un pioniere del rap italiano dietro la consolle e un live painting in programma, la lezione di quel film rimane intatta: la cultura urban vive dell’incontro tra le sue espressioni, nella stessa stanza.
Un’aura fatta a mano
Forse Benjamin avrebbe sorriso, osservando una maglietta stampata davanti al suo futuro proprietario, o una scritta che affiora dal cotone a forza di candeggina. La questione dell’aura rimane aperta; davanti agli occhi, intanto, c’è qualcosa che una replica non racconta da sola: il tempo del lavoro, le esitazioni, le scelte di chi crea. La vicinanza diventa allora un’esperienza concreta: la mano dell’artista a un passo dalla tua.
Se fosse un cocktail
Per accompagnare idealmente la mostra, immaginiamo un drink chiamato Prova d’artista, come gli esemplari che gli stampatori tengono fuori dalla tiratura numerata e siglano P.A. a matita sul margine del foglio. Un omaggio su misura alla collettiva. Gin, succo di limone appena spremuto, sciroppo di miele e albume, shakerati prima a secco e poi con il ghiaccio, fino a ottenere una schiuma bianca e compatta, liscia come un foglio pronto per la stampa. Sopra si appoggia uno stencil e si nebulizza l’Angostura, così che sulla superficie affiori, color ruggine, la sigla P.A. Lo stesso gesto ripetuto bicchiere dopo bicchiere, eppure mai identico, perché la schiuma, come la carta, assorbe l’inchiostro a modo suo. Ogni sorso cancella un po’ la scritta: anche questa, in fondo, è un’opera che si consuma guardandola.