Il volume pubblicato da Tunué racchiude otto storie sceneggiate da Marco Rizzo e disegnate da otto artisti diversi. Ognuna è un pezzo di vita intriso di dolore e speranza. In collaborazione con gli operatori sanitari dell'associazione umanitaria fondata da Gino Strada
Oltre 70mila morti, più di 20mila di questi bambini, centinaia di migliaia di feriti, malati a cui vengono negate le cure, denutriti, sfollati costretti a lasciare le loro casa per sopravvivere in tendopoli abbandonate alle peggiori intemperie, città completamente distrutte e palazzi crollati, l’ultimo dei quali – con all’interno centinaia di persone - appena due giorni fa, dopo essere stato minato dai raid precedenti dell’Idf. Il bilancio dei bombardamenti israeliani su Gaza cominciati all’indomani del 7 ottobre è terrificante e in costante aggiornamento, quotidianamente, anche dopo la firma di un accordo per il cessate il fuoco sponsorizzato dal presidente Usa Donald Trump che viene costantemente violato da nuovi attacchi.
I volti dietro i numeri
I numeri sono noti ormai da tempo, dicono molto ma non tutto. Non raccontano le storie umane dietro di essi, storie come quella della piccola Hind Rajab, uccisa dai soldati israeliani dopo ore d’assedio all’interno di un’auto piena dei suoi familiari morti, resa celebre dal film Leone d’Argento all’82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia diretto dalla regista tunisina Kawthar ibn Haniyya. Ma di storie da raccontare ce ne sono decine di migliaia e Un diavolo muto, fumetto corale pubblicato da Tunué in stretta collaborazione con Emergency (cartonato, 112 pagine, 17,50 euro) ne racconta alcune.
Il team creativo di Un diavolo muto
Marco Rizzo, fumettista, giornalista, studioso della Nona arte, le sceneggia tutte e otto, raccogliendo e traducendo nel linguaggio fumettistico le testimonianze degli operatori di Emergency impegnati sul campo. A lui si affianca un team di disegnatori di primissimo piano, che parte da Manuele Fior (autore dell’illustrazione di copertina) e prosegue con Claudio Stasi, Boban Pesov, Cammamoro, Simona Binni (questi due collaborano anche alla sceneggiatura delle loro storie con Rizzo), Lelio Bonaccorso, Sualzo, La Tram, Elena Mistrello, con Maurizio Clausi che collabora ai colori. Un mosaico in cui stili di disegno e colorazione eterogenei si alleano per dare un volto e un nome a quei numeri a cui rischiamo di assuefarci.
Le storie
I protagonisti, spesso, sono bambini. C’è Mariam, traumatizzata dal fissatore che le è stato messo sul braccio gravemente lesionato durante un’eplosione e il conseguente crollo di un palazzo; Amina, che non sente il dolore fisico provocatole da una fasciatura troppo stretta e che per questo rischia l’amputazione di una gamba; i nipotini di Ahmed, che non riescono più a prender sonno senza il ronzio dei droni israeliani; Hassan, caduto in un pentolone bollente mentre era in fila per un piatto di riso; Sara, salvata a fatica dalla gravissima denutrizione in cui è precipitata a causa delle condizioni in cui lei e la sua famiglia sono stati costretti a vivere. Ma ci sono anche gli adulti, come i medici, gli infermieri e i pazienti dell’Al Nasser Hospital di Khan Younis, più volte preso di mira - con vittime civili tra pazienti, operatori sanitari e giornalisti - dai raid di Israele che accusava Hamas di usarlo come nascondiglio; Youssif, che insegnava prima del 7 ottobre e che è tornato a farlo tra le tende del campo profughi in cui vive; Karim, infermiere di Emergency i cui progetti di vita sono stati distrutti così come Gaza, e che va in giro con la sua macchina fotografica per ricordare i volti dei gazawi e testimoniare ciò che accade nella Striscia.
Tra dolore e speranza
Sono storie di dolore, malattia, ferimenti e morte. Ma sono anche storie di speranza, vita e resilienza. I protagonisti di Un diavolo muto sono i gazawi che resistono, nonostante tutto, sopravvivono, costruiscono progetti, immaginano ancora un futuro, accanto a chi, con la sua professionalità e col suo coraggio, mette in gioco la sua vita quotidianamente per proteggere quella degli altri. Un diavolo muto non è un’opera di fiction, non è una graphic novel, non è una raccolta di storie e forse nemmeno graphic journalism in senso stretto. È piuttosto un albo fotografico di un popolo, zooma dalla visuale aerea di una terra devastata al racconto più intimo e individuale. Una sintesi che è anche un profondo lavoro di riumanizzazione di una delle più grandi tragedie dei nostri tempi.
La collaborazione con Emergency
Il volume è introdotto da una prefazione di Willie Peyote ed è stato realizzato in collaborazione con Emergency, all’interno della campagna contro la guerra R1PUD1A. È acquistabile in libreria, fumetteria e sui siti di Tunué e di Emergency. Ed è senza ombra di dubbio uno dei fumetti più importanti pubblicati quest’anno in Italia.