Giornata mondiale della lentezza, elogio della "JOMO"

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In un mondo iperconnesso, in contrapposizione alla FOMO, la JOMO (Joy of Missing Out) invita a rallentare e a scegliere consapevolmente come impiegare il proprio tempo. Per prendersi cura di sé e dedicarsi a esperienze più autentiche e meno condizionate dai confronti con le vite altrui

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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso della FOMO (Fear of Missing Out), la "paura di essere tagliati fuori", una sorta di "ansia sociale" che deriva dal timore che altri stiano vivendo esperienze ed eventi gratificanti o divertenti a cui noi non stiamo partecipando. Questo tipo di ansia, alimentata dai social network, può spingere a controllare compulsivamente notifiche, post e storie altrui. Ma in controtendenza alla FOMO, più recentemente ha iniziato a prendere piede un approccio diametralmente opposto: la JOMO (Joy of Missing Out) ovvero la "gioia di perdersi qualcosa". Non si tratta di disinteresse o fuga dalla vita sociale, ma di scegliere invece consapevolmente come impiegare il proprio tempo, valorizzando il benessere e scegliendo ritmi più rilassati. E in occasione della Giornata Mondiale della Lentezza, la JOMO diventa un invito concreto a rallentare. Una tendenza che invita a fare scelte consapevoli, staccare dalla frenesia digitale e godere pienamente del tempo.

Più autenticità e meno giudizi

Il termine “JOMO” è apparso con la crescente diffusione dei social media, come contrappunto alla FOMO. Mentre la FOMO enfatizza l’ansia di perdersi qualcosa, la JOMO celebra la consapevolezza di ciò che scegliamo di non fare, basandosi sul riuscire a godersi il momento presente, permettendo di vivere esperienze più autentiche e meno condizionate dai giudizi e dai paragoni con le vite altrui. Invece di percepire il “perdersi qualcosa” come una mancanza, chi "pratica" la JOMO la vive come un’opportunità per riconnettersi con sé stessi e con il mondo.

JOMO nella vita quotidiana

La JOMO si manifesta anche nei cambiamenti culturali e nelle nuove abitudini di vita, specialmente tra i più giovani. Fenomeni come il “soft clubbing” o la colazione come momento di socializzazione al posto dell’aperitivo, mostrano come la Gen Z stia riscrivendo le regole del tempo libero, privilegiando esperienze autentiche rispetto alla semplice partecipazione a eventi. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, la JOMO ha attirato attenzione non solo negli studi accademici, ma anche nei media. Alcuni articoli del New York Times hanno esplorato come la scelta di “perdersi qualcosa” rappresenti una risposta alla frenesia digitale e alla cultura del sempre connessi, mostrando esperienze reali di persone che hanno adottato la JOMO nella vita quotidiana e nei viaggi. Mentre uno studio del 2021 (Fear of Missing Out and social media use: A psychological perspective) ha analizzato l’impatto del distacco consapevole dai social media sulla qualità della vita e sul benessere psicologico: i partecipanti che praticavano momenti di pausa digitale hanno riportato maggiore soddisfazione, riduzione dello stress e maggiore capacità di concentrarsi sulle proprie priorità, confermando che la JOMO può essere una strategia efficace per gestire le pressioni della vita moderna.

JOMO e viaggi: rallentare per vivere meglio

Anche nel mondo dei viaggi, la JOMO sta diventando un trend. Non si tratta più di visitare ogni attrazione popolare o aggiornarsi su Instagram, ma di godersi una pausa consapevole lontano dallo stress di tutti i giorni. Chi adotta la JOMO in vacanza cerca luoghi tranquilli, momenti di riposo e la possibilità di vivere esperienze senza fretta, liberandosi dalla pressione della “performance social” di dover controllare tutti i luoghi o le attrazioni più in voga su Instagram prima di tornare a casa. Un approccio di viaggio che valorizza il benessere e la qualità dell’esperienza più che la quantità di attività vissute.

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