Gen Zeta e vino: meno tecnica più racconto
Lifestyle
La Generazione Z non cerca più solo il vino, ma l'esperienza che lo accompagna: gusto, identità e condivisione. I dati dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly mostrano un consumo motivato da curiosità, stile e coinvolgimento. Cantine e istituzioni rispondono con nuovi format, linguaggi digitali e contaminazioni artistiche per parlare ai più giovani
Non basta più il bicchiere, serve la storia e l’incontro. Non più solo tradizione o convivialità familiare: i giovani trasformano il vino in esperienza e racconto. Il rapporto tra la Generazione Z e il vino parla di una trasformazione profonda del consumo e della cultura alimentare in Italia. Per i giovani tra i 18 e i 30 anni, il bicchiere è ormai un linguaggio nuovo, capace di raccontare valori e identità. Lo dicono i numeri. Sono quelli contenuti nell’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly presentati alla Camera dei Deputati in occasione della partenza dell’ultima edizione del salone internazionale del vino di Verona.
Curiosità, gusto e autoaffermazione: le nuove motivazioni
E così, a fronte di generazioni mature più “stanche” e forse anche più attente, per le quali a guidare è il prezzo e il consumo fuori casa è meno scelto, il rapporto dei giovani con il vino è motivato da curiosità e affermazione di sé, ma ancora di più dal fatto che la bevanda piace. Il gusto è infatti il primo criterio di scelta per gli under 28 della GenZ (50%), mentre per i Boomers la principale motivazione è legata allo stare a tavola e quindi all’accompagnamento del cibo (70%). Altro fattore importante nella scelta del vino da parte degli “Zeta” è poi legato alla sfera dell’”io”: il “ti rende sofisticato” e “è fashion” sommano infatti il 43% delle motivazioni di consumo, contro il 7% dei Boomers. È una popolazione, insomma, che beve per essere coinvolta, per vivere un momento insieme. Una necessità che il Vinitaly e le cantine hanno finalmente ascoltato, facendo incontrare il vino, con l’arte, il teatro, la musica e il design. E per chi capita a Verona non è difficile imbattersi in un gigantesco murales di 66 metri lungo l’Adige disegnato dall’artista CB Hoyo che dice "Theatre & Chill? + vino?". È l’impegno di una storica cantina veronese, Pasqua Vini, per promuovere la stagione del poco conosciuto Teatro Romano che ha l’ansa dell’Adige come quinta. Una stagione tutta dedicata alla GenZ, invitata a riscoprire la bellezza del teatro. E, dunque, con lo stesso obiettivo, via le degustazioni lunghe e tecniche in favore di format brevi, dinamici e coinvolgenti (aperitivi al tramonto, musica e arte). E attenzione su stili di vino più freschi, leggeri e facili da bere (spumanti, rosati), spesso in linea con la tendenza sober curious o a basso contenuto alcolico.
Una comunicazione che cambia volto
È cambiata anche la comunicazione per le cantine vinicole e per il settore in generale: uso dei social media, meme, influencer e collaborazioni artistiche per raccontare il vino in modo non più "accademico". È quello che ha fatto anche il Ministero dell'Agricoltura che ha aperto il Vinitaly con uno spettacolo multimediale in piazza Bra. Una settantina i ballerini della scuola veronese di danza Urban Dancefloor (spesso impegnata nei grandi show musicali in Arena) per un grande flash mob nel cuore della città e un calice di buon vino in condivisione.